Il retroscena

Fratoianni e Bonelli salutano il Pd per abbracciare Conte. Patto anti inceneritore

Simone Canettieri

Oggi alla Camera due emendamenti concordati contro il termovalorizzatore di Roma. Rossoverdi e M5s verso l'intesa per le regionali del Lazio

 L’alleanza elettorale fra il Pd e i rossoverdi di Fratoianni & Bonelli finisce nel termovalorizzatore.  Puff. E’ durata un mese e mezzo. Adesso Verdi e Sinistra italiana guardano a Giuseppe Conte. E oggi   il primo passo   verso il M5s. Alla Camera gli ormai quasi ex  alleati dei dem hanno presentato un emendamento (firmatari Zaratti, Zanella, Bonelli) dove si dice al comma 3 che il commissario scelto dal governo per il Giubileo, cioè il sindaco di Roma, potrà approvare nuovi impianti per i rifiuti “a esclusione di quelli per l’incenerimento”.   Musica per le orecchie di Giuseppe Conte che a sua volta presenterà un altro emendamento con l’accordo di votarsi a vicenda i due atti con i compagni rossoverdi. E’ un punto di svolta per le regionali del Lazio di febbraio. Oggi Nicola Zingaretti si dimette. 

“Nessuna alleanza è per sempre”, dice Fratoianni. Facendo capire che il patto con il Pd è ormai andato, per lasciare il posto a un’intesa con il M5s. Ritorna così la suggestione del Conte rosso. Il quale, dopo aver pescato alle ultime elezioni nel piccolo mondo antico di Stefano Fassina e Loredana De Petris, continua le manovre a sinistra. E il Lazio potrebbe essere il laboratorio di questa nuova variante grillina. “Ci danno al 4 per cento”, dicono da Sinistra italiana. Quanto basta, sulla carta, per condizionare il successo del candidato del Pd e del Terzo polo. Di sicuro il matrimonio tra grillini e dem, nato con Zingaretti, ai tempi del Conte 2 finisce nel peggiore dei modi: “Possiamo vincere anche senza di loro”, certifica l’ormai quasi ex governatore che nel pomeriggio dopo una visita alle Fosse ardeatine si dimetterà. “Tra i voti della Raggi e quelli di Calenda non ci sono dubbi sulla scelta: meglio il Terzo polo”, ragiona Matteo Orfini, che la pratica romana e laziale la conosce bene per esperienze pregresse (fu il commissario del Pd ai tempi di Ignazio Marino e dell’inchiesta Mondo di mezzo). Se l’accordo con i 5 Stelle ormai è sfumato, a preoccupare il Pd è il rapporto con la sinistra-sinistra.

Il segretario regionale vorrebbe coinvolgere Bonelli & Fratoianni con le primarie. Ma i diretti interessati alzano le spalle: “Le primarie sono uno strumento, non il fine”. Conte osserva soddisfatto: comunque vadano le elezioni del Lazio sarà un successo, il piano di destabilizzazione del centrosinistra andrà avanti, al di là dei risultati dei grillini (si cerca il carneade di turno per correre).

La vicenda è surreale, vista l’attenzione che un pezzo di Pd ancora riserva all’Avvocato del popolo come dimostra la presentazione del libro di Goffredo Bettini a cui parteciperà l’ex premier in compagnia, fra gli altri, di Andrea Orlando. L’ideologo e l’ex ministro sperano che alla fine i pentastellati nel Lazio facciano la cosa giusta. Quale? Appoggiare Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità che oggi lancerà la candidatura. Al cospetto di tutto il Pd romano e nazionale e anche di Carlo Calenda, che è stato il primo a intestarsi questo nome per l’alveare della Cristoforo Colombo. Ma a spaccare tutto c’è la faccenda del termovalorizzatore della capitale. Il no accomuna i rossoverdi e i grillini. Una sinistra arcobaleno che preoccupa Letta e i vertici laziali del Pd.  Certo, a ben vedere i presupposti per una nuova unione non mancano: non ci sono solo i rifiuti, ma anche l’Ucraina e dunque il pacifismo purché sia. Conte, Fratoianni e Bonelli dicono le stesse cose sull’invio di armi a Kyiv. Mai e poi mai. Per non parlare dell’agenda Draghi. Sintonia totale. Un corpo unico. E oggi sul termovalorizzatore di Roma questa alleanza inizierà a prendere forma concreta. In attesa che venga certificata nelle urne. Il Lazio dovrebbe andare al voto con la Lombardia il 12 febbraio. Forse seguìto anche dal Molise e dal Friuli Venezia Giulia, che è a statuto speciale. Al Viminale si ragiona sull’accorpamento. Intanto c’è quello fra il M5s e i rossoverdi. Con tanti saluti al Pd.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.