L'intervista

I quaderni di Marcello Pera: "Tifare Trump è da provinciali. Salvini al Viminale? Decide Mattarella"

Carmelo Caruso

"All'Economia, Fabio Panetta può dare il suo contributo. C'è sintonia tra Draghi e Meloni. Letta non è un leader e Calenda uno che ritiene il padreterno il suo allievo, inadeguato". Parla l'ex presidente del Senato, candidato con Giorgia Meloni

Marcello Pera,  il “tizzone liberale” è candidato al Senato con il partito della fiamma. In FdI con chi parlerà di Derrida? “Quello, Derrida, è veleno, e poi in campagna elettorale non parlo di filosofia. Quanto al tizzone e alla fiamma non vedo contraddizione. Sono un liberal-conservatore e Giorgia Meloni, in Europa, è alla guida del partito conservatore. Come diceva il mio Agostino: guai alla superbia”.  Chi sarebbero oggi i superbi in politica? “Quelli che pensano che la nostra società sia plasmabile secondo piani”. E che male c’è? “La società è guidata dai princìpi e dai valori della tradizione, che va aggiornata ma conservata”. Caro Pera, la sua Lucca è vicino a Piombino. Vogliamo finirla e dire una volta per tutte che farete il rigassificatore? “I rigassificatori vanno fatti assolutamente. Dove, lo decide il governo con gli enti locali”. E’ vero che Giorgia Meloni si sta affidando a Mario Draghi? “Mi sembra evidente che su certi punti Meloni e Draghi sono in sintonia”. Ad esempio? “Stessa cautela sul debito pubblico, stessa attenzione ai rischi della speculazione”. Sta dicendo che la figura di Draghi verrà recuperata del centrodestra? “Mi sembra che proprio a voi del Foglio ha detto che ‘un altro lavoro se lo trova da solo’. Detto questo, Draghi è una grande risorsa”. Prima di girare pagina. Una domanda veloce. Sul serio volete cacciare Sergio Mattarella? “Non scherziamo, lasciamolo fuori dalla campagna elettorale”. Berlusconi ha dichiarato che si deve dimettere. Ma che modi sono? “No, non lo ha detto ed è stupido pensare che la riforma presidenzialista sia scritta contro Mattarella”.


Ritorniamo. Pera, se passa il semi presidenzialismo cosa accade? “Se dovesse passare è naturale che entrerebbe a regime quando lo dice la legge stessa”. Matteo Salvini. Ha già prenotato il ministero dell’Interno. Le sembra la figura adatta per ricoprire, nuovamente, quel delicato incarico? “Voglio ricordare due cose. La prima: anche solo per scaramanzia non si parla di ministeri se non dopo la vittoria. La seconda: alla fine, la lista dei ministri è il frutto dell’interlocuzione tra presidente della Repubblica e presidente del Consiglio incaricato”. Dunque Salvini non andrà al Viminale? “Non lo so, ma mi ripeto: vale la Costituzione vigente”. Pera, a 79 anni, e perdoni l’ineleganza, che ci torna a fare in Parlamento? “Sono stato convinto, con eleganza, che questa legislatura sarà quella costituente. E’ il sogno che inseguivamo noi cosiddetti ‘professori di Forza Italia”. Lucio Coletti, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Saverio Vertone, Vittorio Mathieu, Giuliano Urbani, e Antonio Marzano. Torno per continuare quella sfida”. Giuliano Ferrara ha scritto, e si riferiva a lei e Tremonti, che “i parvenu del fascismo liberale sono francamente insopportabili”. Cosa risponde al suo caro amico Ferrara? “La prima volta che lo incontrai, a Locarno, eravamo io, lui, e Popper. Poi divenne mio carissimo amico. Lo era, lo rimane e lo rimarrà. Sul fascismo liberale non sono neanche Bottai”.

 

E allora cosa siete lei, Tremonti e Nordio? Siete gli “indipendenti di destra”? “Non mi piace neppure questa etichetta. Non siamo degli illuminati che vengono a dare la linea. Anche questa sarebbe superbia. Più modestamente, ci mettiamo al servizio”. E infatti dicono che svolgete il  “servizio” di moderazione. Si prendano le frasi di Nordio. Ha già bocciato il “blocco navale”, che tra le altre cose, Fazzolari, il “gianniletta di Meloni”, il suo Hegel, dice  si tratti “di una scorciatoia semantica”. Quindi blocco o non blocco? “Blocco navale è una frase a effetto. Ma davvero si immagina che la nostra Marina militare schieri le sue navi e spari? Che sciocchezza. Quando si parla di blocco navale si intende qualcosa che in Europa è già stato sperimentato dalla Germania con il blocco della tratta a est. Vennero destinate risorse alla Turchia di Erdogan. In forme simili si può ripetere, ma il flusso si deve arrestare”. Come farete in economia? Grazie alla sponda di Draghi riuscirete a convincere l’economista Fabio Panetta o ritornerete a Tremonti? “Conosco Tremonti e Draghi, non conosco Panetta ma il ruolo che ricopre alla Bce parla per lui. Potrebbe dare il suo contributo”. In ogni caso si dice già che un governo Meloni “durerà sei mesi”. Che fa, incrocia le dita per scaramanzia? “Chi lo dice trascura che il centrodestra è coeso e che la vittoria aumenta la coesione. Non ho mai visto vittorie che dividono”. E’ l’opinione di Carlo Calenda, il leader del Terzo polo che potrebbe intercettare i voti di una destra scontenta. “Lei mi sta parlando di uno che oramai ritiene il Padreterno un suo allievo e per di più inadeguato”. Per Letta è rosso contro nero. La sinistra è stendhaliana? “Mi ricordo che nel 1948 la sinistra innalzò lo stesso muro. Non gli andò bene. Uno che non mette il nome sulla scheda non è un leader”. E se invece fosse questa una scelta da leader? Togliere il nome? “No, un leader si candida premier e lo dice, altrimenti è solo un ornamento. Letta mi sembra ancora fermo al famoso biglietto che mandò a Mario Monti. ‘Caro Mario, sono qui, utilizzami come credi’”.

 

Ma veramente Pera crede che in politica estera “dobbiamo farci sentire” e combattere lo “strapotere franco tedesco” come si legge in alcuni slogan di FdI? “L’Europa è qualcosa di innegabile. La posizione della Meloni è fermamente atlantista e occidentale. Per quanto riguarda la Franciai nostri rapporti di competizione sono migliorati e sono già più equilibrati. Si deve senza dubbio a Draghi. C’è già più parità”. Vuole consigliare a Giorgia Meloni di smetterla di “tifare” Trump? “Rispondo che è da provinciali fare il tifo sugli altri paesi. Per parte mia amo così tanto l’America che la rispetto comunque, anche quando segue Obama”. Giorgia Meloni gira l’Italia con un quaderno giallo. E’ il suo libro giallo e nella storia ce ne sono stati di tanti colori. Ha raccontato, lei stessa, che ne porta sempre due, uno per le cose da fare e un altro per le cose da dire. E’ pronto a fare la prefazione per la sua leader? “Ma crede davvero di farmi cadere nel peccato della superbia?”.

 

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio