Sabino Cassese durante una conferenza (Ansa)

L'intervista

Cassese: "Non decide Salvini chi andrà al Viminale. Prima c'è una bella trafila..."

Simone Canettieri

Parla il giurista: "Dal leader della Lega solo una proposta di bandiera. Draghi? Possibile e auspicabile che vada al Colle. Il patto fra Letta e Calenda? E' un esangue tentativo fra parti in disaccordo che cercano un accordo"

Cosa pensa Sabino Cassese, sacerdote delle regole costituzionali, quando legge che Matteo Salvini prenota per sé stesso il Viminale dicendo che decideranno gli italiani e non il presidente della Repubblica?

“Tutti i cittadini italiani sono liberi di prenotare il posto di ministro dell’Interno per loro stessi. Chi deciderà sarà il presidente del Consiglio dei ministri, che, secondo la Costituzione, fa la proposta al presidente della Repubblica e successivamente, è il presidente della Repubblica che nomina; infine, è il Parlamento che dà la fiducia, così approvando la scelta fatta dal presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della Repubblica. Come vede, è una bella trafila”.

Appunto, professore. Dunque quella di Salvini è propaganda o intravede sgrammaticature istituzionali?

“L’idea di indicare la compagine governativa prima dello svolgimento delle elezioni entra in conflitto con il sistema parlamentare, secondo il quale i ministri sono indicati dal presidente del Consiglio, nominati dal presidente della Repubblica e ottengono la fiducia dal Parlamento”.

Dunque?

“Potrebbe rappresentare una sorta di autovincolo da parte delle forze politiche, che si impegnano così davanti all’elettorato non solo a indicare i parlamentari che li rappresenteranno, ma anche i membri del governo. Ma comporta un salto logico e politico importante, perché dovrebbe venire dopo l’indicazione del programma: gli uomini servono a realizzare un programma e sono i programmi che mancano ai partiti italiani, fedeli seguaci del detto machiavelliano ‘governare è far credere’”. 


Scusi professor Cassese, ma il ministero dell’Interno non dovrebbe essere messo al riparo dalle mire elettorali dei segretari di partito? Non dovrebbe sfuggire dalle logiche della propaganda alla ricerca del facile consenso? Insomma, il ritorno di Salvini non sarebbe un’anomalia visti i precedenti?

“Mi pare una proposta di bandiera. Il ministero dell’Interno è un dicastero eminentemente politico. Fino al secondo governo De Gasperi, con la breve parentesi Federzoni 1924-1926, ministro dell’Interno è stato il presidente del Consiglio che aveva anche sede al Viminale. Anche dopo, vi sono andati ministri politici come Scelba, Segni, Rumor, Andreotti, Gava, Fanfani. Non dimentichi che il ministero dell’Interno ha funzioni residuali; ad esempio, gestiva gli archivi di Stato e la sanità. Solo negli ultimi decenni è diventato un ministero dell’ordine pubblico”.

Appunto.

“Ma dal ministero dipendono ancora i prefetti, che hanno compiti che si estendono oltre l’ordine pubblico. Inoltre, se quella che lei chiama una prenotazione serve ad indicare un’opzione a regolare il fenomeno migratorio, le dirò che questo oggi è più nelle mani di chi gestisce gli affari europei o la politica estera”. 

Salvini, come rivelò il Foglio, la incontrò durante l’elezione del presidente della Repubblica. In questa fase il centrodestra, più sponda Giorgia Meloni, sembra voler puntare anche su figure alte e magari super partes. La provochiamo: Sabino Cassese sarebbe disponibile a un’esperienza di governo come tecnico? “Non accetto provocazioni. Faccio piuttosto un auspicio: quello contenuto nel rapporto di Jean-Louis Nadal al presidente della Repubblica francese, nel 2015, che auspicava l’ ‘esemplarità dei governanti’...”.

A proposito, Mario Draghi, nonostante sia ancora in carica per gli affari correnti, sembra ormai il passato. Ma è impossibile che prima o poi l’ex banchiere arrivi al Quirinale?

“Possibile e auspicabile”.

 

Ci faccia una confidenza: la politica la sta consultando in questa campagna elettorale?

“E perché dovrebbe farlo? Auspico che gli studiosi vengano lasciati alla speculazione”.


Andrà a votare e non ci svelerà per chi giusto?

“Certamente andrò a votare. E sceglierò sulla base del criterio che passo ad esporle”.

Ovvero?

“Tutti gli studi convergono oggi nel dire che nelle società moderne non contano il reddito della famiglia di provenienza, la classe, il ceto, la fortuna, ma  il grado di istruzione. Da questo dipendono le condizioni di vita, il benessere, il reddito e, in ultima istanza, la felicità delle persone”.

Quindi?

“Il voto dovrebbe andare a quella forza politica che assicura ai cittadini non la pensione, non  bonus, non sostegni e sussidi, ma un adeguato grado di istruzione, perché possano assicurarsi la felicità. Quindi, portare tutti a scuola, evitare gli abbandoni, assicurare istruzione gratuita a tutti fino al livello superiore, e semmai universitario, premiare gli insegnanti, che dovrebbero essere gli eroi del nostro futuro. Se vi fossero in Italia veri populisti, farebbero questa proposta, che è quella che veramente assicura il people’s empowerment”.

Questa campagna elettorale sembra essere respinta dagli italiani che possono permettersi una vacanza: teme un  astensionismo?

“Temo, ma non auspico l’assenteismo. La presenza alle urne è diminuita in Italia, ma diminuisce anche nelle altre democrazie. Se i cittadini debbono votare il 25 settembre sulla base dell’esperienza fatta nelle precedenti elezioni e ricordano che il voto popolare espresso all’inizio della passata legislatura è stato interpretato in tre modi interamente diversi dalle stesse persone che loro stessi hanno eletto, può immaginare che vi sia un certo grado di sfiducia nei confronti dell’elezione come metodo per realizzare la democrazia”.

Sconforto o forza della democrazia parlamentare?

“Gli uomini politici sembrano oggi tutti grandi seguaci dell’abate Galiani, secondo il quale ‘perché una nazione possa arrivare a un supremo grado di perfezione, bisogna che i governanti vi lascino molto disordine, mescolato con l’ordine, molte passioni mescolate con molte ragioni, molte leggi con molte infrazioni, molte regole con molte eccezioni’”.

Ma la notizia del giorno è l’accordo, fra i veti, di Letta e Calenda: la convince?

“E’ un esangue tentativo di trovare un accordo tra orientamenti in disaccordo. Insisto su quel che ho detto: non distribuire soldi, ma istruzione. I soldi si sprecano facilmente. L’istruzione è un investimento duraturo per chi studia e per la società nel suo insieme. Esempio: viviamo di nuove tecnologie, e queste si sono potute sviluppare perché sono state create piattaforme con investimenti pubblici che hanno promosso o consentito innovazione”. 
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.