Palazzo Chigi

Draghi contro i Flintstones (Conte&Salvini). Il ddl Concorrenza si vota. Il caos "indennizzo"

"Il filo rosso è l'arcaismo, una sorta di pasolinismo straccione, un impasto di sovranismo balneare, catasto libero, ed elogio del pattume"

Carmelo Caruso

Primo effetto dello scapaccione del premier. Il testo sulla Concorrenza arriva al Senato il 30 maggio ed è subito messo al voto. Le posizioni del leader del M5s e della Lega vengono ritenute dal governo come "arcaiche"

Roma. Santo scapaccione! Quindi funziona ancora quando si rovescia a parole e se a darlo è un premier di 74 anni che “un altro lavoro se lo trova”. E’ sicuramente troppo dire che è servito, e lo sa pure Mario Draghi, ma questo è un primo risultato del Cdm “scapaccione”. Il ddl Concorrenza arriva al Senato il 30 maggio e sarà votato lo stesso giorno. Il ministro Federico D’Inca potrebbe perfino “non” chiedere: “Presidente, a nome del governo, fiducia”. Restano solo da accompagnare nella modernità gli “Antenati”. Sono Matteo Salvini e Giuseppe Conte, gli amici Fred Flinstone e Barney Rubble: “YabbaDabbaDoo!”.


Che idea può avere Draghi di uno come Salvini che dice all’Europa “si attacchi al tram”? E cosa può pensare di Giuseppe Conte, il segretario di “Avanti, cinghiali!”, il leader che non vuole il termovalorizzatore di Roma ma che accetta di buon grado piramidi di monnezza fermentata, l’uomo che sogna “Jurassic capitale”? Cominciamo da Salvini. Ha indossato la canotta di Umberto Bossi ma non permette ai consumatori italiani di andare in spiaggia a prezzi popolari come faceva Pippo Franco che pure era un attore di suo riferimento.

 

Il leader della Lega si è nuovamente tuffato nell’antieuropeismo e nuota tra questi spurghi. Al governo quando sentono le sue frasi rispondono che è evidente che stia “tornando il vintage”.  Diciamolo seriamente e con le parole che si usano nelle stanze di ministri e funzionari: “Le posizioni di Salvini sull’Europa sono fuori dal tempo. Inappropriate. Su argomenti così importanti non si può fare retorica”.

 

Come Fred Flinstone, Salvini è tornato alla vecchia clava e alle sue palle da bowling. Passiamo ora invece al vicino di casa, Conte, Barney Rubble. Attraverso la casalinatja (il monopattino del fard di Rocco Casalino) fa carotaggi di crisi: “E se  uscissimo dal governo?”. Si sta preparando a “minare il dl aiuti che arriverà in Aula dopo le amministrative. In quel testo sono contenute le preziose righe che consentono al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di iniziare e concludere un vero ciclo dei rifiuti, di costruire un temovalorizzatore che Conte scambia con un inceneritore. Lo si potrebbe perdonare per questa svista.

 

Quello che il governo non può scusare è questa politica da babbioni. Ogni volta che sentono Conte ragionare di “monnezza” si convincono che la sua idea di città è Leonia, quella invisibile di Italo Calvino, dove “la spazzatura migliora la sua sostanza e resiste al tempo e alle intemperie”. Non vanno dunque cercati nella legge proporzionale, nella paura delle elezioni, i motivi che stanno permettendo a Lega, M5s, Forza Italia di formare quello che Paolo Mieli ha definito, sul Corriere della Sera, il “grande centro”, il partito “Cicciotto Marechiaro”. Il vero filo rosso è l’arcaismo, una sorta di pasolinismo straccione, un impasto di sovranismo balneare, catasto libero, ed elogio del pattume.

 

Gilberto Pichetto Fratin, il viceministro del Mise, l’esperto di Concorrenza e pazienza, l’economista che ha studiato, e sul serio, le concessioni balneari, raccontava a un suo caro amico, che “ci sono casi in cui le concessioni sono vecchie di ben 70 anni”. Ecco perché, a dirla tutta, il testo del governo, anche quello post scapaccione, avrebbe probabilmente fatto infuriare quel gran liberale di nome Alberto Alesina che, proprio oggi, il premier ricorderà a Milano. Nell’ultima versione offerta a Lega e Fi si precisava che “in presenza di ragioni che impediscono la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023 (…) si può differire il termine non oltre il dicembre del 2024”.

 

L’accordo non è ancora stato trovato sull’articolo 2 ter, quell’articolo che disciplina gli indennizzi e che è stato riformulato. Chi si avventura e riporta questo linguaggio notarile andrebbe processato per reati contro il patrimonio. E’ infatti il senso che racconta chi sono i nostri Flinstones e non “il 2 ter”.. In un paese liberale chi ha avuto una concessione e ha investito, e dunque ammortizzato nel tempo, può chiedere il “valore residuo dell’immobile”. Facciamola corta e successivamente un esempio spicciolo. Lega e Fi chiedono che il bagnino-campiere stabilisca, se perde la concessione, quanto si debba liquidare di buonuscita. Scambiano la “concessione” con la “proprietà privata”. Il governo propone che la quantità dell’indennizzo lo stabilisca una “perizia giurata”. E questo è l’esempio che avevamo promesso: chi ha ottenuto una concessione balneare, speso 100 mila euro di servizi,  guadagnato 2 milioni di euro (pagando per di più un canone annuale irrisorio) a che titolo può ancora rivendicare 100 mila euro di indennizzo e perché deve essere lui a stabilire il valore del suo investimento? Qui di Concorrenza non c’è nulla. La contesa è tra sviluppo e sottosviluppo, è la pietra contro il chip.

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.