Raikitsch

Bianca Berlinguer insegue il premio "epurato d'oro Rai". Per il governo: "Non ci riguarda. Niente martiri"

Qui “l'incompreso” diventa senatore a vita dell'antenna e i corridoi di Viale Mazzini la sua amaca, il suo tropico

Carmelo Caruso

La trattativa Fuortes-Berlinguer. Nessuna censura ma solo la richiesta di sperimentare modelli nuovi a cui la conduttrice di Cartabianca si oppone. A Palazzo Chigi non si entra nelle decisioni. Se ne deve occupare Fuortes

Le hanno detto: “Innova”; “sperimenta”; “superati”, “sfida la concorrenza”, “lanciati nell’analisi”. E lei: “Io non mi muovo. La mia formula non muta”. Sarebbe questa l’ignobile “censura” contro Bianca Berlinguer? Provate a fare lo stesso in una qualsiasi azienda del mondo, provate a dire da metalmeccanico, ex Fiat, che volete produrre un modello obsoleto come la “Ritmo”, mentre gli altri colleghi assemblano l’auto ibrida, e vediamo se vi definiscono “una voce libera” o vi consigliano di prendere dei sali.

 

In questi mesi la conduttrice di “Cartabianca” ha infatti declinato più trasmissioni di quanto Putin abbia fatto con i negoziati. La prima, la seconda serata, la striscia quotidiana… Ha rifiutato perfino quella assegnata a Marco Damilano, l’ex direttore dell’Espresso. Esigeva impegno, fantasia, idee, vale a dire originalità, al posto del microfono aperto al primo alticcio che passa in zona Prati, presso la sede Rai. Berlinguer vuole ovviamente continuare a tenere aperta questa farmacia dell’orrido televisivo, smerciare pensiero e giornalismo avariato e definirlo come “laterale”.

 

Ecco perché è una formidabile stupidaggine scrivere che ci sarebbe addirittura un mandato del governo per silenziare “Cartabianca” o dire ancora che è stato chiamato a Palazzo Chigi l’amministratore delegato Carlo Fuortes per cacciarla. Innanzitutto perché in Rai non viene cacciato nessuno. Al massimo lo si promuove direttore. Gli viene assegnato lo stipendio da 240 mila euro e un ufficio tutto per sé. Qui “l’incompreso” diventa senatore a vita dell’antenna e i corridoi di Viale Mazzini la sua amaca, il suo tropico.

 

Lo dovrebbe sapere anche Giuseppe Conte che insieme a Matteo Salvini ha promesso di incatenarsi (“Giù le mani da Cartabianca!”) dopo le chiamate insistenti della stessa Berlinguer: “Mi dovete difendere!”. Essere felicemente dimenticato è stato, ad esempio, il destino dell’ex direttore del Tg1, Giuseppe Carboni, nominato in quota M5s. Da un anno questa preziosa “voce libera” si è perduta nell’agiatezza. Serve a ricordare che in Rai ci sono pure “i martiri di un dio minore” e che il desiderio del giornalista Rai resta conquistare il “Premio Biagi”, il cacciato d’oro. E’ questa la convinzione di Palazzo Chigi. Nel caso di “Cartabianca” e del programma che ha il record di incidenti, battuto negli ascolti, che ospita editorialisti con la fiaschetta, se ne deve dunque occupare Fuortes che ha ricevuto da Mario Draghi un mandato pieno. Non è un problema della democrazia occidentale ma solo una delle tante questioni editoriali che deve risolvere un capo azienda.

 

Solo chi vede “il mondo come volontà ed epurazione”, solo chi divide ancora l’universo in “Berlusconi e no”, può credere che Draghi dia ordini ai manager di “silurare” dei giornalisti. Per Draghi il compito del governo si esaurisce nel momento della nomina degli amministratori delegati delle varie partecipate perché “non è nostro compito spiegare come si comprano o vendono le navi o tanto più come si assemblano i palinsesti”.

 

Tutt’al più, di fronte a un’azienda amministrata come un veliero fantasma, si limiterebbe a notare: “Abbiamo sbagliato a scegliere la guida”. Il mandato del governo, per legge, è stabilire “atti di indirizzo”. Sono quelli che ha anticipato il Foglio. Non c’è scritto da nessuna parte che “Cartabianca” deve chiudere tanto che, nei prossimi giorni, Bianca Berlinguer andrà a “trattare” con Fuortes il suo futuro. A dirla tutta, al governo, c’è chi prova fastidio per questo “Raikitsch”, per aver fatto passare Cartabianca come l’isola di Ventotene.

 

E’ solo l’esempio di “decrepito baraccone” di cui già scriveva Alberto Arbasino, una prova di “informazione pecoreccia”. Il programma della Berlinguer andrebbe infatti accerchiato da dieci altri programmi di approfondimento, va isolato allargando la “carta” al posto della “Cartabianca”.  Questo fenomeno va insomma ridotto  a quello che è: la panchina degli sciroccati di paese.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.