Palazzo Chigi

Draghi pensa al viaggio in America e non risponde alle provocazioni M5s. "Conte? Chi?"

Carmelo Caruso

Chiede a Draghi di presentarsi in Aula sull'Ucraina ma manca la richiesta ufficiale. Il governo: "Si comporta come fosse opposizione". Oggi possibile Cdm. Zuckerberg da Draghi con Colao

Al posto delle armi vuole spedire i depuratori di Beppe Grillo. Non è vero che stanno cercando di “spingerlo fuori dal governo”. Peggio. Al governo pensano che Giuseppe Conte non ci sia mai entrato: “Sull’Ucraina, il Superbonus edilizio, si comporta come un leader di opposizione. Non c’è nessuna sfida. E’ sufficiente non rispondergli”. E’ la dottrina Seneca.

 

Viene adesso assimilato ai prefissi dei call center, quelli che commerciano filtri anticalcare. E’ il +446GiuseppeConte9859. Sono quei prefissi che ti molestano quando stai per entrare in doccia o quando inforchi il primo rigatone. E lui: “Io esigo risBetto”. Ha ragione. Ha inventato il Superbonus edilizio che, mal-assemblato, ha generato, “la più grande truffa del secolo”. Ma c’è un altro “disbiacere”. Sulle armi non è in calendario un intervento di Draghi alle Camere. Doppia esgalescion! Cosa ripete sempre Conte? Ripete che “grazie al Superbonus edilizio abbiamo rilanciato l’economia”. Ovviamente omette che la misura ha ingolfato le caserme dei carabinieri, moltiplicato i fascicoli giudiziari.

 

Al Mef si sono verificati casi di esaurimento nervoso. Daniele Franco ha spiegato al premier: “Qui non si capisce più nulla. Ci sono finanziarie che sono scappate con la borsa. Capisci cosa intendo? Qualcosa di mai visto”. Avete idea di chi è Franco? E’ uno che se gli demoliscono casa sarebbe capace di dire: “Per favore, potreste fare un po’ più piano?”. Ecco, secondo Conte, il governo Draghi, si dovrebbe complimentare: “Bravo! Che misura eccezionale”. Ma quale mancanza di “risBetto” o “inzulti”, come si lamenta il leader il M5s nei “soddoscala”. Sembra Lele Adani, il calciatore del tormentone “ma a livelli di servilismo come siamo messi?”. Conosce la materia. Innanzitutto prima di pianificare le sue guerre lampo (“voglio che Draghi venga alla Camera a riferire sull’invio di armi all’Ucraina”) dovrebbe informarsi sull’agenda di governo. Al momento, si è limitato a dire “deve, deve” ma non c’è nessuna richiesta ufficiale depositata. Secondo le procedure del “barlamento” la richiesta dovrebbe passare dalla Conferenza dei Capigruppo o dall’Ufficio di presidenza. Nel suo partito l’unico che si è fatto avanti è Davide Crippa, il capogruppo alla Camera che il gruppo disconosce. Per quanto riguarda invece l’invio di armi all’Ucraina dimentica che il suo M5s ha ormai approvato il decreto che fino al prossimo 31 dicembre legittima qualsiasi spedizione e “cessione di mezzi militari”.

 

La distinzione tra “leggere” e “pesanti” è solo il suo sarchiapone, l’invenzione, la parola che non vuole dire nulla che era di Walter Chiari. Come dovrebbe sapere anche Conte, che è stato ex premier, il governo sta preparando quella che è senza dubbio la visita di stato più importante. Draghi è atteso in America il 9 maggio. I giornalisti che hanno chiesto a Palazzo Chigi se si prevede un passaggio del premier alle Camere si sono sentiti rispondere che “si sta organizzando una visita di stato”. Il premier  si è mai sottratto? No.  Si prepara inoltre un nuovo Cdm. Oggi è atteso, con Colao,  Zuckerberg, il fondatore di Facebook. C’è ancora da firmare il contratto di servizio della Rai. Ci sarebbe infatti il lavoro di governo da evadere. Ieri è stato ricevuto, a Palazzo Chigi, anche il primo ministro giapponese, Fumio Kishida. Insieme a Draghi ha parlato di  scambiare tecnologie per quanto riguarda rigassificatori e nanotecnologie.

 

Perché questo piccolo riassunto? Per dire che la richiesta di Conte, direbbe lui, è destinata a restare “inzoddisfatta” causa agenda. Si registra più sapienza nell’ostruzionismo del centrodestra. Lega e Forza Italia hanno trovato un osso e non lo lasciano. Sono in classifica da mesi con il loro disco “no catasto”. E’ probabile che neppure il 9 maggio, come promesso, il testo arrivi in Aula. Insomma, magari fossero capaci di andare a elezioni anticipate come minacciano ma sottovoce. Dice un sottosegretario: “I partiti proseguono con la loro guerra a bassa intensità. Se Conte dovesse rompere non lo seguirebbe nessuno”. La finestra del voto anticipato a novembre si esclude. Tra le altre cose, l’Istat sta concludendo il censimento. Ha delle conseguenze sui collegi che sono già stati ridisegnati. Con il nuovo censimento andrebbero aggiornati. Ci sono regioni che potrebbero avere più seggi di altre. E’ vero tuttavia come dice Conte che non c’è “risBetto”. Ai suoi tempi, quando lui era premier veniva a intervistarlo, il 19 luglio del 2018, uno speciale Consorzio Internazionale di Giornalisti investigativi. Su Youtube c’è la preziosa testimonianza. Queste le domande affilatissime, del trust Cristiane Amanpour: “Presidente, ma quante ore lavora?”. “Possiamo curiosare tra le sue carte?”; “Ma qui la vista come è? Si vede la piazza?”; “Lei ha detto che il suo cuore batteva a sinistra. Ma nel senso del Pd o dell’Ulivo?”; “Grillo lo ha mai conosciuto?”. Conte non è il nemico di Draghi ma solo il Cynar dei giornalisti. Contro il logorio “del governo di larghe intese”.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.