Salvini straparla di pace, Giorgetti fa il realista: "Le armi servono"

Mentre il segretario della Lega vuole fare dimenticare il suo passato da "putiniano", Giorgetti dice che "l'industra militare serve". Si veda l'esempio della Germania
5 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 14:54
Immagine di Salvini straparla di pace, Giorgetti fa il realista: "Le armi servono"
Uno straparla di pace e sabota governo, l’altro parla di armi e difende il governo. E si differenziano ancora, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, perfino nella “postura” di fronte alla storia che, spiegava Mario Draghi, rivela sempre il carattere delle nazioni e la capacità di leadership. Ecco spiegato perché uno è di responsabilità e l’altro è di sabotaggio. Salvini chiede “le mani libere” e bombarda il premier Draghi sul catasto mentre l’altro, Giorgetti, mette le mani nella pasta delle contraddizioni italiane, denuncia il velleitarismo pacifista.
E c’è ancora una differenza di metodo pure nella scelta degli interventi. Salvini, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ha aperto il suo negozio di fiori e promette viaggi della pace, l’altro, il suo ministro, che è un pragmatico, partecipa, oggi, a un convegno di liberali e spiega per 18 minuti che questo è il “tempo dell’incertezza” e che bisogna guardare a quanto ha fatto la Germania di Scholz. E' il paese che ha segnato il passo in questa crisi e che ha deciso di sestinare il 2 per cento del Pil alla spesa militare.
Intervenendo alla Biennale del Futuro, a Roma, organizzato dal deputato leghista, Giuseppe Pasini, un vecchio leone del Pli, Giorgetti ha infatti provato a smontare i pacifisti vecchio arnese, ma anche i nuovi, in pratica il suo segretario.
Fermandosi sulla crisi ucraina ha dichiarato che “purtroppo, si dimostra che l’industria brutta e cattiva degli armamenti forse serve, anche se era vietato parlarne fino a poco tempo fa”.
E ha ricordato che le spese militari devono essere pari “al 2 per cento del Pil così come ci ha chiesto più volte la Nato. Anche perché, se qualcuno attacca l’Italia, senza la Nato non so quanto possiamo resistere”. E dicono che, davvero, per carità di patria, si limiti, in queste ore, a dare lezioni di realismo, lui che suggeriva a Salvini: “Gira la testa e guarda verso l’America” e l’altro: “No, io vado a parlare con Putin”.
E non dice nulla, anche perché quello che gli doveva dire, assicurano che, a Salvini, lo avesse detto a quel tempo, già nel 2016. C’è insomma qualcosa che va oltre la “doppia Lega”, la complicità, l’idea che uno fosse il secchio e l’altra la corda e che così facendo si tollerassero. La guerra illumina, fa esplodere le diversità. Ecco che Salvini fa l’ideologico e accorcia i pensieri: “Si torni al nucleare” mentre l’altro, ripete che questo paese è schiavo di dogmi. Un’altra “separazione”, una ancora, Eccola. Salvini avanza “la pace fiscale” (ormai la parola pace è il suo tic) Giorgetti, ragiona sul ruolo dell'imprenditore che è motore dello sviluppo, la necessità italiana perchè "lo stato non può essere imprenditore”. Salvini è insomma pacifista-incendiario, Giorgetti interventista-sentinella. Non credete all’imbroglio della pace. Lo dice perfino il suo ministro. Salvini si vuole mettere sotto l’ombrello del pensiero pacifista ma solo per fare dimenticare il suo vecchio amore putiniano.