La Lega pacifista

Le stoccate di Salvini a Draghi (e Meloni): "In Ucraina siamo fuori dalla mediazione"

“Dobbiamo fare di tutto per fermare la guerra. La pace non è mai fuori moda”.

Simone Canettieri

Il leader della Lega parla ai suoi gruppi e conferma la linea pacifista "a mani nude" e sferza anche l'alleata Giorgia Meloni "Meloni e Letta parlano di guerra, noi di pace, questa è la differenza"

"Meloni e Letta parlano di guerra, noi di pace: questa è la differenza". Matteo Salvini riunisce i parlamentari della Lega alla Sala Umberto di prima mattina. E torna a battere sull'invasione di Ucraina. Segna di nuovo il confine con la leader di Fratelli d'Italia, ribadisce la svolta "a mani nude" contro i carri armati in marcia. Il capo del Carroccio approfitta dell'assemblea per dettare la linea alle truppe, un po' spiazzate dalla linea gandhiana. No alle bombe, sì alla mediazione. "La Chiesa sta con noi, ci sta ringraziando. Siamo attivi con la raccolta fondi per un popolo sott'attacco".

 

Salvini davanti ai deputati e senatori leghisti non cita Putin (e questa ormai non è una notizia), ma dà una stoccata al premier Mario Draghi: "Per la prima volta l'Italia è assente dalla mediazione, un fatto mai accaduto prima". Parla a braccio, il neo Capitano arcobaleno. E tiene a sottolineare: "Mi spiace per gli altri, ma noi rimarremo al governo fino alla fine".

 

Anche sulla riforma della catasto, che tanto sta facendo ballare la maggioranza, si è fatto ecumenico: "Mi girano le scatole, abbiamo anche una sottosegretaria che si chiama Guerra, ma noi pensiamo a quella vera". Prima di concedere i parlamentari, il leader della Lega li ha catechizzati così: "Adoperatevi per la pace, pregate, fate i banchetti, siate messaggeri di buone intenzioni. Alle 11 sarò davanti all'ambasciata Ucraina: venite con me, portate un fiore". Oggi pomeriggio Salvini sarà a Palermo. Ma domani non si terrà l’udienza del processo Open Arms: è stata rinviata. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.