LaPresse

Scuola, ecco la proposta per risarcire gli studenti in Dad. Parla il promotore

Marianna Rizzini

Contro il danno formativo delle lezioni a distanza, non bonus economici ma “ristori educativi”. È la proposta di Paolo Lattanzi, deputato dem che con il collega e pediatra Paolo Siani ha presentato un provvedimento per istituire un fondo da due milioni di euro

Sono passati quasi due anni dal giorno del marzo 2020 in cui la parola Dad è entrata nelle nostre vite, per uscirne soltanto a intermittenza all’inizio del successivo anno scolastico, quello in cui però la scuola è poi rimasta “a distanza” per quasi otto mesi, fatte salvo le classi dei più piccoli. Di danni causati dalla Dad su chi due anni fa stava entrando nell’adolescenza o su  chi si affacciava a un nuovo ciclo scolastico si parla, come si parla di chi si è trovato improvvisamente chiuso in casa in famiglie disagiate, ma ci sono anche i danni diffusi e impercettibili del disagio prolungato, della solitudine da isolamento, dei disturbi nell’apprendimento e nella socializzazione. Vite sospese: così sono state definite le vite degli studenti durante gli anni di Dad. Ora però un emendamento al “decreto Befana” (1/2022), approvato in commissione Affari Sociali alla Camera, introduce i ristori per gli studenti, sotto forma non di bonus economico ma di “ristori educativi”, spiega al Foglio il deputato pd Paolo Lattanzio, che con il collega e pediatra Paolo Siani ha presentato un provvedimento che, se approvato dall’Aula, istituirà un fondo da due milioni di euro da destinare ad attività gratuite, culturali e sportive sulla base delle ore di insegnamento perse nel corso dell’emergenza pandemica.

  

Com’è nata l’idea? “Attraverso lo studio incrociato dei dati tra giorni di scuola persi dagli studenti”, dice Lattanzio, “e le stime sulla povertà educativa” (il deputato viene da Save the Children, e il terzo settore sarà coinvolto preventivamente nell’ascolto in vista dell’implementazione della misura): “Con Siani abbiamo cercato di tenere alta l’attenzione sul tema, dopo l’approvazione della mozione infanzia nella primavera del 2021, mozione finalizzata alla realizzazione di un Piano nazionale per l’infanzia all’interno del Pnrr. Quello che ci preme ora è che i ragazzi siano protagonisti di un piano di ricostruzione, e non soltanto beneficiari di rimbalzo, visti i danni subiti a livello culturale e relazionale. Il nome ‘ristori’ vuole anche in qualche modo essere una provocazione: prima dovrà venire appunto la ricognizione del numero dei giorni di scuola persi, e l’incrocio di questi dati con quelli sulla povertà educativa, zona per zona”.

    

Si tratterà quindi di interventi mirati, dice Lattanzio, “definibili nei loro contenuti grazie anche ai suggerimenti del terzo settore che aiuterà a individuare i ‘crediti’ degli studenti in ogni area e gli interventi più utili per la formazione e l’aggregazione”.

  

Non si teme che il provvedimento, dopo l’approvazione, possa perdersi lungo la strada, vista anche la necessità di uno studio preliminare? “Il rischio che intravedo”, dice Lattanzi, “è più che altro quello che le misure vengano calate dall’alto, ma siamo ottimisti. La cosa importante è consultare chi è già impegnato sul territorio, chi fa già attività educativa di strada, e dialogare con chi il disagio l’ha vissuto, motivo per cui il piano personalizzato di ristoro educativo sarà definito in modo partecipato con gli stessi ragazzi e ragazze coinvolti”, con una specie di consultazione rivolta a studenti e insegnanti per capire quali siano i problemi e le esigenze dopo due anni di pandemia, e con l’obiettivo di far vivere “esperienze educative di qualità” che rafforzino la motivazione e facciano da argine alla dispersione scolastica.

  

Saranno coinvolti istituti, organizzazioni culturali, associazioni del terzo settore e associazioni sportive, nell’ambito dei “Patti educativi di comunità” e nel quadro delle modalità definite dal ministero dell’Istruzione attraverso un programma pilota. “Abbiamo pensato fosse inutile un intervento a pioggia”, dice Lattanzio: “Meglio un’azione rivolta a chi ha perso di più in termini di arricchimento culturale”. 
 

Di più su questi argomenti:
  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.