come procedono le trattative

"L'ipotesi Draghi è morta". Conte festeggia, ma rimane il grande sospettato di Letta

Simone Canettieri

Il Nazareno pensa alle contromosse da opporre al nome della Casellati: oggi nuovo vertice. Il leader Pd non si fida dell'alleato e non ritiene che la trattativa sul premier al Quirinale sia chiusa. I grillini sono balcanizzati: Di Maio litiga con l'Avvocato del popolo

“A che gioco sta giocando?”. Enrico Letta guarda le mosse di Giuseppe Conte e viene assalito dai dubbi. Che diventano sospetti: il capo del M5s ha un accordo con Matteo Salvini? L’altra sera i due leader rossogialli si sono confrontati con una certa asprezza. I nervi sono saltati dopo l’intesa gialloverde su Franco Frattini. Subito bloccata da Matteo Renzi in asse con il Pd. “La sindrome Metropol”, scherza, ma non troppo, Roberto Giachetti di Iv. Ma questo è uno scenario superato. Dem e grillini annaspano. A tarda sera riescono solo a fare una cosa insieme: bocciare la terna del centrodestra, senza contrapporvi nessuno. 


Letta e Conte cercano dunque il nome super partes. Che non hanno. Perché il segretario del Pd, che in questo momento punta su Mario Draghi, è in minoranza. Nel suo partito, ma anche  rispetto agli alleati. Dove trova solo la sponda di Luigi Di Maio che però spiega di avere truppe e numeri importanti per questa opzione. 


Ecco, i problemi si sommano  per il Nazareno. Perché i sospetti sull’avvocato del popolo rafforzano tutte le anime del Pd che stanno sbarrando la strada all’ex banchiere. A metà pomeriggio, in Transatlantico, c’è un capannello che rende bene l’idea  del fronte del no: Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini. “Credo che la candidatura del premier stia tramontando: lo dicono fatti oggettivi, non c’è un accordo sul governo. E non penso che l’Italia possa permettersi di portare Draghi in aula a occhi chiusi: se non passasse salterebbe il paese”, dice Orfini. Pronto a votare anche Casini a fronte di un’intesa politica complessiva. Che poi è il punto di caduta, per esempio, anche di Franceschini. A cui arrivano messaggi dal centrista di questo tenore: “Stringiamo, altrimenti non reggo”. Il vero problema di Letta in questo scenario è che non sa cosa aspettarsi dal M5s.

Lo scenario peggiore, che nessuno si sente di escludere, riguarda il soccorso giallo all’ipotesi di Elisabetta Casellati, che si sente in partita e lo dice in giro con una certa spregiudicatezza. Soccorso che, si mormora, potrebbe spuntare anche da Area dem (gira il nome di Luigi Zanda come possibile presidente del Senato, ma anche quello di Matteo Renzi). In seconda istanza c’è Casini, certo. Stefano Patuanelli, capo delegazione del M5s, viene bloccato da Debora Serracchiani, presidente dei deputati Pd: “Attenzione, Stefano, che salta la maggioranza, il governo e la nostra alleanza”. La risposta del grillino è altrettanto convincente: “Se voi andate dritti su Draghi così agevolate questo scenario: serve tempo e comunque potremmo non reggere i gruppi”. Gira questa cosa, ma bisogna vederla, che il M5s davanti all’ipotesi di quarto governo potrebbe non entrare, con la scusa di un possibile stop della rete. Fra Di Maio e Conte i rapporti sono ai minimi storici. Ieri l’altro, durante la cabina di regia del M5s, se le sono dette di tutti i colori. “Guarda Giuseppe che non lo faccio per me: io rimarrei comunque ministro degli Esteri. Stai sbagliando a mettere veti”.  Conte, che l’altra sera si è sentito al telefono con il premier (anche se nessuno dagli staff conferma) agita internamente scuse di questo tenore: “L’editoriale del Fatto è stato chiaro e se sbagliamo questa mossa Di Battista crea un partito e ci ruba voti”.  Ora sembra che anche Roberto Fico, il presidente della Camera, non sia così convinto sull’elezione del presidente del consiglio al Quirinale. Ma sono voci che cadono e rimbalzono con traiettorie da piegare a seconda della fazione. “Grillo non interverrà: ha altre cose a cui pensare”, assicura al Foglio un esponente pentastellato. Il vertice dei rossogialli, più disteso, si chiude con i messaggi di pace di Letta (“Chiudiamoci in una stanza a pane e acqua e troviamo la soluzione migliore per l’Italia”). Ma anche con quelli di Conte, soddisfatto che ormai l’ipotesi Draghi sia morta e sepolta. Dal Nazareno la vedono così: “Le trattative silenti spesso continuano”. Ma Andrea Orlando avverte che insistere così sul premier rischia di indisporre ancora di più i 5 stelle.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.