Il caso

"Il capo dello Stato eletto solo da vaccinati". Fico alle prese con il super green pass

I parlamentari si muovono in regime di autodichia, ma finora si sono sempre adeguati in materia di Covid alle disposizioni che valgono per il resto del paese

Simone Canettieri

Il presidente della Camera convoca la prima seduta congiunta il 24 gennaio alle 15, ma il Parlamento ha a che fare con le nuove disposizioni del governo

 

[Aggiornamento del 4 gennaio 2022 ore 10] Il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, lunedì 24 gennaio alle ore 15, per l'elezione del presidente della Repubblica. L'avviso di convocazione verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale di oggi.


  

Un capo dello stato eletto solo da vaccinati. La decisione rimbalza fra i piani alti della Camera e rischia di prestarsi a una serie di polemiche inedite e infinite. Il fatto è semplice (o quasi): domani è attesa la decisione del governo, chiamato a estendere il super green pass a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati. Sarà obbligatorio dunque essere vaccinati o essere guariti dal covid. Aver effettuato un tampone nelle ultime 48 ore non basterà più. Ma questa scelta di Mario Draghi, bloccata prima di Natale da Lega e M5s, ora impatta anche sul voto per il Quirinale. 


Le Camere, si sa, si muovono in un regime di autodichia, dunque di indipendenza. Tuttavia finora sia Roberto Fico sia Elisabetta Casellati hanno uniformato le decisioni “che valgono per tutti gli italiani” anche nei confronti di deputati e senatori. Dalle mascherine a scendere. Oggi gli eletti entrano in Parlamento con il green pass normale. Stesso discorso vale per l’Aula e le commissioni. Ma per accedere al ristorante, alle conferenze stampa occorre avere quello rafforzato. Fra due giorni in Italia cambieranno di nuovo le regole perché la variante Omicron incombe. Come si muoverà il Palazzo alle prese fra tre settimane con la sfida più importante dei prossimi sette anni? 


Ieri il “Cts di Montecitorio”, una sorta di mini comitato tecnico scientifico, ha incontrato i tre questori (Gregorio Fontana di FI, Francesco D’Uva del M5s ed Edmondo Cirielli di FdI) per iniziare a ragionare sulla gestione sanitaria del grande evento. Si è parlato di come scaglionare in Aula i 1.008 Grandi elettori che saranno chiamati ad eleggere il capo dello stato.

Di sicuro voteranno duecento persone per volta nell’emiciclo. In ordine di appello, da prassi, sfileranno davanti all’insalatiera prima i senatori a vita, poi i senatori, i deputati e i delegati regionali. Non ci saranno voti telematici e nemmeno divisi per Camere di appartenenza. Per evitare assembramenti è prevista una votazione al giorno. La presidenza della Camera ha anche bloccato l’uso delle sale di Montecitorio fino a febbraio in modo che, in quei giorni così caldi, i gruppi potranno riunirsi per affinare strategie stando sempre attenti ai contagi. Intanto dalla prossima settimana, quando riprenderanno i lavori ordinari della Camera, si sta ragionando sulla richiusura del Transatlantico per permettere ai deputati di rimanere distanziati, spostando gli scranni in corridoio. Ma tutto è monopolizzato dal Colle. 
 

Oggi Roberto Fico invierà due lettere. 
Oggi il presidente della Camera scriverà dunque al  capo dello stato Sergio Mattarella e ai presidenti dei consigli regionali chiamati a eleggere i delegati che parteciperanno al voto. La data della prima chiama: 24 gennaio. Al massimo, ma l’ipotesi sembra essere stata scartata nelle ultime ore, si inizierà il giorno dopo, il 25. Il dibattito dei prossimi giorni, al di là del nome del futuro inquilino del Quirinale, è pronto a spostarsi sui grandi elettori vaccinati. I questori della Camera contattati dal Foglio non si sbilanciano. Ma non escludono affatto la possibilità che anche la votazione delle votazioni si svolga con il super green pass. Anzi. Ance perché ci sono anche le nuove disposizioni sulle quarante di cui tener conto. “Fosse per me non ci sarebbe alcun problema: sono di Forza Italia e favore dell’obbligo vaccinale. Ma è una decisione che sarà presa nelle prossime due settimane”, dice Fontana. Tutto dipenderà dal partito del Covid, come sempre. In grado in questi quasi due anni di stravolgere usi e costumi di tutti. La decisione finale, una volta che il governo si sarà espresso in consiglio dei ministri, sarà presa da Roberto Fico. Il quale finora si è mosso sempre di concerto non solo con i questori, ma anche con i capigruppo. Nel caso dell’elezione del capo dello stato sarà necessario anche il parere degli uffici di Palazzo Madama.

Al momento non esistono registri dei parlamentari vaccinati, proprio perché per svolgere le loro funzioni possono esibire il tampone. Il leghista Claudio Borghi, per esempio, ha sempre detto di non voler dichiarare di essere vaccinato o meno: “Sono fatti miei”.  C’è solo un piccolo precedente al momento. Riguarda Sara Cunial, l'ex grillina no vax, che ha provato con un ricorso a essere sollevata dall’obbligo di esibire il certificato verde per entrare in Aula. Ma che alla fine si è trovata davanti al responso del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio: “I membri delle Camere – si legge nella decisione – non devono ledere la salute altrui, come ogni altro cittadino”.  E quindi: vaccino o tampone. Ma adesso le regole in Italia per i luoghi di lavoro sono pronte a cambiare e si va verso un’ulteriore stretta. Alla presidenza della Camera l’ultima decisione. 
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.