Mario Draghi (foto d'archivio Ansa)

La stoccata di Draghi a Raggi: "Non si può aspettare il Giubileo per la gestione ordinaria di Roma"

Dal grande evento passa il rilancio della Capitale. A disposizione i fondi del Recovery. 

Simone Canettieri

Vertice a Palazzo Chigi sull'anno santo del 2025. Il ministro Giovannini: "Bisogna iniziare a tappare le buche e a usare mezzi elettrici"

Non è possibile che a Roma per fare cose ordinarie si aspetti il Giubileo”. Palazzo Chigi, interno giorno. Mario Draghi ha deciso di convocare una riunione mattutina per iniziare a parlare del Giubileo 2025. La frase del premier cade sul tavolo e stupisce tutti i presenti. E soprattutto una persona: Virginia Raggi. La sindaca sta qui a squadernare i progetti. “Quattro anni arrivano subito, questa è un’occasione di rilancio per la capitale e va pianificata”, ripete spesso la grillina. Anche se tra due mesi potrebbe essere ritornata al suo lavoro di avvocato (sì, tra due mesi: il Viminale potrebbe anticipare a settembre le amministrative per giocare d’anticipo sulla variante Delta).

E insomma la frase del premier (romano) lascia il segno sulla riunione. E si può leggere in due modi: un’amara constatazione “tecnica” sull’irredimibilità dell’Urbe, ma anche una frustata di quelle con lo schiocco all’ “onesta” amministrazione pentastellata. O forse una lettura non esclude l’altra. Comunque bisogna attenersi ai fatti: tra poco ci sarà il Giubileo e Roma non potrà sbagliare. Si tratta di un evento planetario, con milioni di pellegrini previsti. Il sottinteso è: il tutto con la pandemia alle spalle. Draghi vuole iniziare a quagliare. Chi lo ha preceduto, Giuseppe Conte, aveva istruito la pratica con una serie di incontri bilaterali, anche con il Vaticano.  L’anno santo va visto sotto tutti i punti di vista. Ha una complessità incredibile. 

 

 

Basti vedere i presenti alla riunione: Daniele Franco, Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio, Dario Franceschini, Enrico Giovannini, Massimo Garavaglia. Praticamente mezzo governo, tutte le leve che saranno coinvolte: dall’economia al turismo, passando per la sicurezza, l’accoglienza, i trasporti. Poi ci sono la sindaca Raggi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Più una rappresentanza parlamentare “romana” (è stata anche invitata la senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti per l’opposizione).

Quando si dice che l’Anno santo può e deve essere un’occasione per Roma non è una banalità. Quello del 2000 con i suoi interventi (stazioni,  gallerie, sottopassaggi, terza corsia del Gra) rese la città più moderna. Questa volta ci sono i fondi del Recovery plan (500 milioni per il turismo, 300 per il progetto Cinecittà e poi interventi sull’edilizia sanitaria). Ma Roma a che punto sta? “Intanto vanno tappate le buche”, dice Enrico Giovannini durante la riunione. Anche il ministro delle Infrastrutture si limita a registrare un dato di realtà, però siamo sempre lì, alle parole pronunciate da Draghi. Qui c’è la sindaca presente e questi non sembrano proprio grandi attestati di stima, ecco. Sempre Giovannini durante il suo intervento auspica - e questa volta lo fa guardando Raggi - che la città “inizi a dotarsi interamente di mezzi di trasporto elettrici, lasciando per sempre quelli a carburante, che inquinano”.

La sindaca c’è da dire che ormai è una grande incassatrice, in questi anni gliene hanno dette di ogni, e quindi sapete come fa: mette su una smorfia e va avanti senza problemi. Quando tocca a lei parlare rilegge di fatto la relazione sul dossier che ha consegnato agli uffici di Palazzo Chigi. Draghi glielo fa notare, con garbo e con quel sorriso che ormai tutti conoscono. Ma Raggi ora si gioca il tutto per tutto. Lunedì sera ha fatto visita anche alla nazionale campione d’Europa, pubblicando lo scatto dell’abbraccio con capitan Chiellini. Il suo bis è complicato, ma non impossibile. Le serve un miracolo? Magari pensare al Giubileo l’aiuterà.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.