Il racconto

Grillo: "Non mi fido più di Conte. Lo Stretto a nuoto lo attraversai io, non lui"

La conferenza stampa dell'Avvocato del popolo e la replica del Garante che per ora si morde la lingua. Ma il rapporto tra i due è compromesso

Simone Canettieri

L'ex premier tira fuori la pochette avvelenata per attaccare il comico e lo sfida sul nuovo Statuto: decidano gli iscritti

Succede tutto a poche centinaia di metri di distanza.   A Palazzo Chigi, il premier Mario Draghi sta ricevendo il segretario di stato americano Antony Blinken; intanto al tempio di Adriano, sotto l’insegna della Camera di commercio, Giuseppe Conte ripete che  ha dato buca a  Grillo dall’ambasciatore cinese perché   “ha avuto un impegno personale”. E che  ha molto voluto la nascita dell’attuale governo e che, soprattutto, “Beppe deve decidere se essere un padre padrone o un padre generoso”. Di sicuro lui, Conte, assicura che  non sarà un “prestanome”. Da qui la sfida: “Saranno gli iscritti M5s a votare sul mio statuto”. 


C’è la pochette ex presidenziale, ma manca Rocco Casalino al tempio di Adriano, teatro di false illusioni della politica italiana (D’Alema che regala la maglietta di Totti a Renzi, ma anche Di Maio che dice di dimettersi da leader e si sfila la cravatta). Ci sono anche pochi giornalisti, a dire il vero, perché il sugo sta tutto a Palazzo Chigi dove si sta parlando di cose un po’ più serie dal punto di vista geopolitico, diciamo. 

Non ci sono i parlamentari del M5s. Né i deputati che scalciano e sbuffano davanti a questo teatrino, né i senatori grillini che, al di là dell’aggettivo, sono tutti contiani.  L’evento – una conferenza stampa in cui Conte parla e poi mostra il petto alle domande di tutti come nei tempi che furono – è comunque gestita dallo staff M5s di Palazzo Madama. Già, bisogna attaccarsi pure a queste cose per capire che piega potrebbe prendere la faccenda, se mai si dovesse arrivare a una scissione. Scenario ancora lontano, soprattutto con questo caldo. 
Comunque l’ex presidente del Consiglio che da quattro mesi insegue se stesso in versione leader dice una serie di cose personali e politiche abbastanza rilevanti. Allora, giura di non essersi offeso per le bordate che giovedì scorso Grillo gli ha tirato (“vado oltre le battute sgradevoli e il nervosismo corrivo”). Quindi la pensa diversamente. 


E ripete che la questione è politica con Beppe, che blandisce di tanto in tanto, salvo poi cannoneggiarlo con il savoir faire di chi ha frequenta le aule più dei blog. 
E dunque Conte ripete con forza quanto fatto trapelare sui giornali in questi ultimi giorni: non accetta una diarchia, non vuole fare il prestanome, né il figurante, né il capo dimezzato. Le divergenze sono alla base: per lui il Movimento va rovesciato come un calzino ma per il Garante, sostiene l’ex premier, no
. “Non ha senso imbiancare una casa che ha bisogno di una radicale ristrutturazione. Per Beppe tutto va bene così com’è, salvo qualche moderato aggiustamento. Ma io dissi che non mi sarei mai prestato ad operazione di facciata, di puro restyling. Servono forti cambiamenti”.


Conte dissimula la rabbia che si porta dentro. Le domande gli permettono di ribadire fiducia a Draghi e di insistere sull’Ilva.

Insomma di divagare un po’. Alterna la carota al bastone con il fondatore del Movimento. Per dire che un accordo è possibile tira fuori una frase che gli esce male (“la più grande barriera architettonica tra le persone è l’intelligenza, e tra me e Grillo non c’è questa barriera”) e poi comunque dice che Beppe rimarrà il perno del suo progetto. Ma quale? Se dovesse andar male con il Movimento, Conte sostiene di non avere un piano B. Ma allo stesso tempo ribadisce che sarà in campo per le amministrative dove ha stretto accordi con il Pd (Napoli e Calabria) per parlare con la gente. Anche da privato cittadino. Ma il vero affronto è quando prova a giocarsi il tutto per tutto e annuncia che tra poche ore il nuovo statuto sarà a disposizione di Vito Crimi (che formalmente è ancora il capo politico del M5s) e di tutta la comunità grillina. Affinché ci sia un voto della base. Un altro gradimento perché l’Avvocato del popolo non si accontenta di maggioranze risicate e non sta qui per una vittoria di Pirro. Grillo pretende che le sue prerogative di Garante rimangano inalterate: c’è in mezzo la linea politica. Ma ha già ceduto sulla comunicazione e sulle nomine interne.  

Prima di uscire pubblicamente su questa storia, il comico dice ai parlamentari che “non si fida più di quello”. E che non si deve “permettere di pubblicare uno statuto se ancora non c’è un accordo”. Insomma, ci sono abbastanza dettagli per continuare con questa faccenda anche a luglio. Voglia di mare. “Lo Stretto a nuoto l’ho attraversato io, mica quello”, dice ancora Grillo da Bibbona. 

 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.