Il caso

Conte spinge per l'assunzione di Casalino alla Camera, ma i deputati M5S non lo vogliono

Rocco è stato il re della comunicazione del Movimento, ha deciso le carriere dei parlamentari. Tuttavia adesso sembra avere qualche problema

Simone Canettieri

Malumori e sogni di rivincita tra i deputati grillini. Il capogruppo Crippa frena e cerca di capire come inquadrare l'ex portavoce di Palazzo Chigi. Ma non è semplice

Eccolo. Sfreccia sul monopattino in piazza San Lorenzo in Lucina. Slalom tra i tavoli del bar Ciampini in assetto da aperitivo. Una scheggia. Subito riconosciuto da tutti, nonostante la mascherina. Siamo a due passi dalla Camera. Impossibile qui non trovare sempre almeno un deputato, un portaborse, un funzionario del governo, un faccendiere, un giornalista alle prese con prosecco e olive. Coro generale: “E’ Rocco!”. Rocco Casalino. Veloce, un’apparizione. Lo scorso febbraio, appena uscito con gli scatoloni da Palazzo Chigi e in piena promozione del libro, aveva detto con il sorriso di chi ci crede: “Ora sono disoccupato, ubriaco di libertà”. 


E però tra dieci giorni siamo a giugno. E tra uno stipendio in più e un po’ meno libertà? Beh, insomma che domande. Nei giorni scorsi Giuseppe Conte in persona si è mosso per il suo portavoce. Giro di telefonate ai due capigruppo e a Vito Crimi: “Rocco e gli altri vanno assunti”. Oltre a Casalino ci sono da ricollocare due giornalisti che curavano la comunicazione dell’Avvocato del popolo. Appena la notizia si è sparsa, i deputati hanno iniziato a rumoreggiare. Capannelli nel cortile della Camera. Cattiverie diffuse, senza filtro. Questa è quella più soft: “Ma non potrebbe prendere il reddito di cittadinanza? Ma che vuole? Non lo vogliamo: è troppo ingombrante”. 
Il direttivo M5s di Montecitorio non ha saputo dire subito di no a Conte, ma allo stesso tempo ha iniziato a frenare il gran ritorno di Rocco. Colui che dal 2013 al 2018, ai tempi belli dell’opposizione sui tetti, trattava deputati e senatori come figurine: “Tu funzioni, vai in tv. Tu non mi piaci, rimani a casa. A te invece ti cacciamo”. 


Per cinque anni Casalino è stato più di un capo della comunicazione per i parlamentari grillini: un Rasputin sempre tirato, ma anche un vulcano di idee, apostolo di Beppe Grillo iscritto al club “dell’intelligenza collettiva”. Spietato, ma anche pronto alla trattativa con tutte le televisioni per imporre le sue regole del gioco: il famoso “Codice Rocco”. 
Poi ha seguito Giuseppe Conte a Palazzo Chigi – “6.200 euro al mese, ma senza benefit” –  e come si sa è diventato ancora più potente: ancora tv, giornali, radio, Rai, direttori.

Adesso è tutto finito. E quei parlamentari che prima gli facevano le feste e gli scodinzolavano intorno stanno mettendo su smorfie strane. Sbuffano. Accarezzano una vendetta improbabile. Gran parte del direttivo del M5s alla Camera sta frenando, sapendo che questa resistenza, che sa tanto di revanscismo, magari durerà davvero poco. 
Ma intanto scuotono la testa. Prima di tutto c’è già un capo della comunicazione a Montecitorio: si chiama Andrea Cottone, è stato portavoce di Alfonso Bonafede, e ha messo ordine alla gestione di Fabio Urgese, avvocato e Rocco boy purissimo, rimasto comunque a lavorare negli uffici parlamentari.


Il capogruppo Davide Crippa, il vice Riccardo Ricciardi e altri componenti del direttivo stanno trovando una serie di cavilli burocratici sul contratto di Casalino: come inquadrarlo se non va a fare il capo della comunicazione? “Da contratto, trattandosi comunque di soldi pubblici, dovrebbe occuparsi del funzionamento dei gruppi parlamentari. Ma sappiamo benissimo che di fatto si occuperà di Conte. E comunque il suo stipendio in qualche modo andrà giustificato con una mansione importante”, è il ragionamento dei deputati pentastellati. Una soluzione alla fine scapperà fuori. Perché l’operazione rientra tra i desiderata di Conte, il futuro capo del Movimento, da mesi alle prese con le pastoie legali della guerra con Davide Casaleggio e Rousseau. Ma il partito non ha soldi e anche l’idea di chiedere un contributo di duemila euro ai parlamentari non ha riscosso entusiasmi. E quindi c’è il tesoretto della Camera: oltre due milioni di euro accantonati dal tesoriere Francesco Silvestri. Stessa fibrillazione anche in Senato, comunque. Casalino attende: non vuole più rimanere a piedi. Per fortuna il monopattino. 
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.