Il caso

L'ex ministro va in città: così gli orfani del contismo cercano fortuna da sindaci

Solo a Bologna va in scena un'altra sfida. Ma anche qui non mancano le sorprese, come analizza il politologo Pasquino

Simone Canettieri

Gualtieri corre a Roma. Di Pisano si parlò per Torino. A Napoli è un girone di ex: Manfredi, ma anche Spadafora, Costa e Amendola  

Sono i figli del contismo, rimasti orfani del governo. Ministri rossogialli che cercano il (proprio) rilancio nelle città che attendono il rilancio. Hanno perso il dicastero e  adesso orbitano intorno al comune.  Ma sbuffano perché governare con il Pd e il M5s era semplice, ma correre alle elezioni e dimostrare che si può essere alleati anche nelle città è impresa ardua se non impossibile. Ah, il ministero.  “Quasi quasi mi candido sindaco”, pensano, dicono, smentiscono e fanno girare  i tanti ex del Conte 2.

 

Erano “i migliori ministri del mondo”, come  li battezzò l’ex premier con un sussulto di umiltà. E chi adesso non fa parte del governo dei migliori passa giornate strane. Se Lucia Azzolina (Istruzione) incita allo scatarro libero sulla vicenda dei vitalizi che le provoca bile ed eccessiva salivazione, Alfonso Bonafede (Giustizia) è ritornato a fare il deputato semplice, con l’umiltà di un Baggio che chiude la carriera a Brescia.  Tutti gli altri ballano intorno alle prossime amministrative. Vincenzo Spadafora (Sport) ha confessato al  Fatto di essere stato sondato per correre a Napoli, dove Gaetano Manfredi (Università) ha già detto “no grazie” e dove, se l’ex rettore  non ci ripenserà, il Pd potrebbe puntare  su Vincenzo Amendola (Affari europei), che è rimasto al governo con Draghi e che ormai non ci pensa proprio alla fascia tricolore. A Roma c’è Roberto Gualtieri (Economia) che si è tolto la cravatta dopo aver aspettato Nicola Zingaretti, a Torino per un po’ è girata perfino l’idea Paola Pisano. La ministra  della dimenticabile app Immuni. 

 

Il professor Gianfranco Pasquino davanti a questo scenario non trattiene la battuta: “Offrire un lavoro a un disoccupato è sempre una buona cosa: si trova uno stipendio, si aiuta l’economia. Scherzi a parte, il problema è quando si ha già un incarico e se ne cerca un altro”.

 

I reduci del governo Conte rimasti a piedi sono davvero il biglietto da visita dell’alleanza Pd-M5s nelle città o siamo all’opzione figurine Panini?   “Aspetto sempre di leggere i programmi prima di dare giudizi – dice ancora il professore emerito di Scienza politica a Bologna – a livello nazionale trovo che sia sbagliato pensare ad alleanze organiche soprattutto se si andrà alle prossime elezioni con un sistema proporzionale. Nelle città è diverso e registro difficoltà ovunque”.  

 

Roma e Torino sono i casi più rumorosi. “Ma anche prevedibili: parliamo di due città dove i grillini  vinsero cinque anni fa principalmente sul Pd, ai danni del Pd”. Ma questa continua corsa agli ex ministri da piazzare nei municipi non ci riporta sempre alla solita discussione sulla mancanza di  classe dirigente? “Purtroppo quando crollarono i partiti, a parte il Pci, tutti gli altri erano già arrivati alle terze linee. Non c’erano più i leader. E neanche nelle città si è riuscito a creare un personale politico di eccellenza, eccetto casi sporadici”.

Un ex ministro dell’Economia che si candida a Roma come bisogna leggerlo? Siamo anche qui davanti al rilancio personale più che a quello della città? “Gualtieri è stato un bravo ministro, è romano e aspetto le primarie per conoscere il suo programma”.  Impossibile pensare in un futuro a primarie Pd-M5s? Siamo nella fantascienza?

“L’alleanza non spicca il volo nelle città, è chiaro, e poi c’è il caso di Bologna ancora più singolare”. Il M5s non è pervenuto e il Pd si prende a morsi: nella sua città i giochi sono ancora aperti. “C’è un partito che ha designato un candidato, Lepore, e che adesso è costretto a difenderlo dall’avanzata della Conti. Una roba mai vista”. Lei per chi voterà? “L’ultima volta non mi fecero votare alle primarie perché ero critico con il Pd, questa volta non so se andrò: di sicuro faccio fatica a scegliere un candidato imposto dall’alto”.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.