Effetto ciro

Così Grillo complica la vita al M5s nella difesa della prescrizione

Valerio Valentini

La Cartabia prospetta una mediazione, con tempi fissi per Appello e Cassazione, oltre i quali scatta la riduzione della pena. I grillino provano a resistere, ma Bonafede tentenna. Il Pd e Forza Italia scalpitano: "Ora che anche Beppe è diventato garantista, basta arrocchi"

Quando i dispacci diramati da Via Arenula hanno preso a circolare, prospettando una soluzione preventiva che evitasse l’inasprirsi delle ostilità, Alfonso Bonafede c’ha provato, a tenere  a prendere tempo. “Fatemi confrontare coi miei, sapete che per noi il tema è delicato”, ha fatto sapere l’ex Guardasigilli ai collaboratori di quella Marta Cartabia che lo ha succeduto al ministero della Giustizia. E che, tramite la sua commissione di esperti, una mediazione su come superare la prescrizione, puntando sulla certezza delle fasi processuali, l’ha trovata. Il tutto, ovviamente, prima che sul dibattito riservato tra i partiti irrompesse il frastuono del video di Beppe Grillo. Che è, certo, una questione privata. Ma visti i toni utilizzati dal comico genovese, la sua scombiccherata arringa in difesa del figlio Ciro accusato di stupro in nome della tutela degli indagati, ha messo ancor più in imbarazzo i parlamentari del M5s.

 

E’ un po’ l’effetto Ciro sulla prescrizione, insomma. Un inciampo comunicativo che stronca buona parte della combattività dei deputati grillini, che già si preparano all’assedio in commissione Giustizia alla Camera, dove entro venerdì verranno depositati gli emendamenti al disegno di legge sulla riforma del processo penale. “Alla luce della sopraggiunta sensibilità garantista di Grillo qualsiasi arroccamento del M5s sulle vecchie posizioni giustizialiste risulterebbe davvero poco sostenibile”, spiega il deputato dem Carmelo Miceli uscendo dalla riunione convocata da Anna Rossomando, responsabile nazionale Giustizia per il Nazareno, che ha indicato ai colleghi l’opportunità imperdibile di varare una riforma organica del processo penale, “tenendo fermo l’obiettivo assoluto della ragionevole durata”. E certo, tutti dal Pd sperano anche che né i calendiani di Azione, né Italia viva, procedano per provocazioni. “Perché questo porterebbe i grillini a irrigidirsi di nuovo”, prosegue Miceli.

 

E in effetti loro, i grillini, sono già in trincea. “Io da presidente della commissione Giustizia vorrei mantenere una certa neutralità”, mette le mani avanti Mario Perantoni, che poi però subito, da cinquestelle tutto d’un pezzo, non può che suonare la sua campana: “Mi limito a ricordare che il M5s, entrando in questo governo, ha ribadito la condizione che su certe battaglie non si sarebbe tornati indietro”. Ma è evidente che se perfino il Pd vede prossima l’opportunità di una svolta, figurarsi cosa avviene dalle parti di Forza Italia. “Noi non possiamo che accogliere con gioia Grillo nella grande famiglia dei garantisti”, se la ride l’azzurro Pierantonio Zanettin. “Ed è per questo - aggiunge -  che ci aspettiamo una mediazione di alto livello dalla ministra”.

 

Perché poi, al di là delle dissimulazioni di prammatica, sono tutti consapevoli che la soluzione verrà da lì, da Via Arenula. E anzi Bonafede, proprio per difendere la riforma che porta il suo nome, nelle scorse settimane aveva provato a dettare la linea della fermezza: “Dobbiamo convincere gli altri partiti a rimandare la presentazione degli emendamenti finché non arriveranno quelli del governo”, aveva catechizzato i suoi. Tentativo fallito, perché il renziano Catello Vitiello, fiutando l’inghippo, s’era messo di traverso. E dunque da venerdì inizia la baruffa, a Montecitorio, ma con la sottaciuta consapevolezza che la mediazione necessaria sarà poi la Cartabia, a indicarla. E il gruppo di lavoro che la ministra ha creato a metà marzo, presieduto dal presidente emerito della Consulta Giorgio Lattanzi, una via l’ha già indicata ai responsabili dei vari partiti. E’ quella che porterebbe al mantenimento della sospensione della prescrizione dopo il primo grado, salvaguardando così l’onore grillino, ma definendo poi dei tempi fissi per l’Appello e la Cassazione oltre i quali si procederebbe a una progressiva riduzione della condanna. E’ un po’ il sistema in vigore anche in altri paesi europei, come la Spagna e la Germania, ed è valido a scongiurare il rischio del processo infinito.

 

“Ma è anche la soluzione minima”, mugugnano in Forza Italia. Anche Enrico Costa, deputato di Azione e in guerra permanente col M5s, si tiene le mani libere: “Noi presenteremo emendamenti di tutti i generi pur di cancellare lo stop alla prescrizione”. E insomma pare farsi largo l’ipotesi di un intervento più drastico, pure questo vagliato dal comitato di giuristi a servizio della Cartabia, che introduca cioè l’improcedibilità dell’azione penale o l’ineseguibilità della sentenza oltre la scadenza dei termini fissati per il secondo grado. Ma così, forse, lo smacco al M5s sarebbe eccessivo. Anche dopo il video di Grillo. 

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.