L'intervista

Il magistrato che indaga sui vaccini è si vax "È l'isteria l'altro morbo"

La magistratura e i vaccini. Il fascicolo sui decessi. "Non c'è ancora nessuna relazione di causa effetto"

Carmelo Caruso

Si chiama Gaetano Bono ed è il pm della procura di Siracusa che indaga sul decesso del militare Stefano Paternò. "Mi sono vaccinato con AstraZeneca. Non scherziamo. Il vaccino è la soluzione non il pericolo"

Ha paura del virus o sarà la sua inchiesta a metterci più paura e scoraggiare la vaccinazione? “Senza dubbio ho più paura del virus. Non è forse un’indagine pure quella e la nostra “indagine” più difficile? Non abbiamo ancora compreso la natura del contagio. La comunità scientifica sta studiando gli effetti delle varianti. Una cosa voglia che sia chiara: la sfida è la pandemia e i vaccini sono la soluzione. Non scherziamo su questo”. E invece la notizia è che lei si è vaccinato. Il pm che “indaga sugli effetti dei vaccini che si vaccina”. Si vuole presentare? “Mi chiamo Gaetano Bono e sono sostituto procuratore di Siracusa”. Quanti anni ha? “37. Sono padre di due figli. Nicola di sei anni ed Ettore di tre. Naturalmente saranno vaccinati come deve essere e come presto spero accada”.

 

C’è una procura in Sicilia che per fortuna, e anche grazie a questo magistrato e alla donna che la dirige, Sabrina Gambino, non si è consegnata alle televisioni e agli scettici d’Italia. È la procura di Siracusa ed è quella che ha aperto il fascicolo sulla morte del militare Stefano Paternò, un lutto che merita tutto il rigore di un’inchiesta ma non la manipolazione degli anti vaccinisti. Se esiste una relazione (e al momento non esiste), se c’è un nesso fra la somministrazione di alcuni lotti del vaccino AstraZeneca e il decesso, sarà compito di questa procura scoprirlo. Chi dice che esiste sta mentendo. Mario Draghi lo ho voluto ripetere. Non c’è. “E mi sembra dunque il caso di precisare sin da subito che l’unica connessione è cronologica, temporale. Non c’è, a oggi, nessun rapporto di causa effetto fra il decesso e la somministrazione”.

 

Bono racconta che una mala-informazione ha dato i numeri e li ha dati sul serio. Cosa è accaduto? “Ho letto articoli dove si parlava di ben 21 indagati”. Non era così? “Non avevo neppure l’informazione del reato. Come potevano esserci 21 indagati? La nostra preoccupazione è stata quella di procedere al sequestro dei lotti ma senza interrompere la vaccinazione. Anche la necessità di parlare da parte della procura è motivata dall’urgenza di chiarire e mitigare. Non c’è nessuna voglia, e glielo assicuro, di apparire”. Perché ha voluto far sapere che anche lei si è vaccinato? E’ un modo per anticipare l’isteria collettiva? “In verità mi è stato chiesto. Credo nel progresso scientifico. Non si dovrebbero neppure mettere in discussione i benefici del vaccino. Non avrei mai immaginato potesse diventare una notizia. Credo che non lo sia”. E però, se lo è diventata non è forse sintomo di quella diffidenza verso i vaccini che in questi anni è stata gonfiata? “E se non fosse come la raccontiamo?”. E allora com’è? “Io credo che in Italia ci sia una minoranza, che è davvero una minoranza, che fa molto rumore e una maggioranza che non vede l’ora di vaccinarsi. Dico di più. Vaccinarsi per me è un dovere civico e sono sicuro che lo è per la gran parte”. E’ stato aggredito dai no vax? “Ho guardato la bacheca Twitter del direttore del Foglio e mi sono accorto pure io che esistono purtroppo gli scettici aggressivi che mandano la ragione in soffitta. Non mi scoraggio”. E’ la sua inchiesta più importante? “E’ la più mediatica e lo scopo è che non diventi mediatica”.

 

Ci sono magistrati scrittori. Lei voleva fare il medico? Suo padre chi è? “Commercialista, professore, è stato un politico. Sottosegretario ai Beni culturali. Diciamo che un po’ di medicina nella mia famiglia è presente. Mio fratello è psicologo”. Siracusa è la sua prima sede? “No. E’ la seconda. La prima è stata Crotone”. Ci avviamo verso una nuova fase di restrizioni e tutto avremmo immaginato tranne di dovere combattere con l’angoscia di vaccinarci. “Non criminalizziamo. La paura si può comprendere ma poi è la nostra parte razionale ad avere la meglio. L’obiettivo è raggiungere quanti più immunizzati possibili. Ce la faremo”. Hanno tutti un metodo, un’agenda. La sua quale sarà? Cosa ci dobbiamo attendere? “Un’indagine che non esclude nessuna ipotesi”. Si indaga sul trasporto, sulla conservazione, sulla somministrazione finale. Non vuole fare una bella conferenza sensazionale? “Credo sulla presunzione di non colpevolezza e su un prudente ricorso a misure cautelari”. Promette di scomparire? “Sarebbe un successo. Anche questa conversazione sarà utile solo se, nel suo piccolo, servirà ad arginare il panico. L’unico effetto collaterale di questa indagine è la mia esposizione. Voglio essere un magistrato pubblico impiegato e non essere presentato come il magistrato dell’inchiesta sui vaccini”.

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio