Nel Partito democratico monta la “mozione Matteo torna a casa”

Tra i dem, da più parti ormai, si invoca il Congresso. Intanto Zingaretti prende tempo, convinto che l’obiettivo di chi invoca l'assise sia quello di fare rientrare i transfughi di Italia viva
10 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Il leader di Italia viva Matteo Renzi e il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (Ansa)

Abbandonata l’idea di andare alle elezioni anticipate a giugno, causa governo Draghi, il Partito democratico comunque non sembra prevedere una lunghissima vita per questa legislatura. “Se l’esecutivo che sta nascendo sarà retto da una maggioranza Ursula, allora si andrà fino in fondo, ma se ci sarà anche la Lega significa che si voterà a primavera del 2022, subito dopo le elezioni del capo dello stato, anche perché lo stesso Salvini non ha interesse a trascinarla troppo per le lunghe”. È questa l’opinione unanime del gruppo dirigente del Pd. Ma Salvini ha già fatto diverse giravolte e anche questa volta potrebbe sorprendere il Pd…
E a proposito del leader della Lega: raccontano che abbia già fatto sapere che se nel governo Draghi vi saranno ministri politici per il Carroccio, andrà lui e non Giancarlo Giorgetti. Già, Salvini non ha proprio nessuna intenzione di cedere quel posto all’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio: non ho mica fatto questa svolta per poi dare più potere a Giorgetti e finire all’angolo, è il ragionamento fatto dal leader della Lega.
Nel Pd da più parti ormai si invoca il Congresso. “Si farà”, assicurano i colonnelli del segretario Nicola Zingaretti. Ma a modo loro. Infatti i suoi uomini fanno sapere che innanzitutto è necessaria un’ampia consultazione nei circoli, quindi specificano che tra emergenza Covid e amministrative i tempi non possono essere brevi. Il che significa, è la loro chiosa finale molto significativa, che in caso di elezioni anticipate nella primavera del 2022 sarà sempre Zingaretti a fare le liste… Un avviso agli avversari interni perché depongano le armi se non vogliono rischiare di non rivedere il loro scranno parlamentare al prossimo giro.
Sempre sul Congresso del Pd: il segretario, nonostante le voci e i fermenti di questi giorni, non sembrerebbe eccessivamente preoccupato perché nota che nel partito non c’è un orientamento unanime a riguardo. Base riformista è divisa tra chi vuole le assise e chi no, Dario Franceschini è contrario, Andrea Orlando non si esprime. Si muovono solo Stefano Bonaccini, che ormai non fa più mistero di puntare alla segreteria del Pd e alcuni sindaci del centro-nord. Zingaretti è convinto di poterli tenere a bada finché è così. Intanto i suoi uomini hanno soprannominato l’area che vuole il congresso “la mozione Matteo torna a casa”, perché sono sicuri che l’obiettivo sia quello di marcare di nuovo le distanze con Leu e di fare rientrare invece i transfughi di Italia viva.
Il secondo giro di consultazioni con Mario Draghi è andato meglio per il Pd. Se la prima volta l’ex governatore della Bce aveva gelato la delegazione dem facendo intendere che non avrebbe fatto troppe concessioni, ieri pomeriggio, invece è andata diversamente. Tanto che Zingaretti tutto soddisfatto ha confessato ai suoi, tornando al Nazareno: “Draghi ci ha superato a sinistra” .
La carriera politica di Giuseppe Conte parrebbe piuttosto in salita. Nel Movimento 5 stelle sono in molti a contrastare le sue pretese di leadership. E il seggio di Pier Carlo Padoan che il Pd gli aveva gentilmente offerto sembra essersi volatizzato: dal territorio infatti è arrivato un bel no del Pd senese a una “candidatura calata dall’alto”. Senza contare il fatto che, sondaggi alla mano, quel collegio non è più blindato come qualche anno fa…
Per le elezioni comunali di Napoli sono sempre più in ascesa le quotazioni di Roberto Fico. Con la sua candidatura, fortemente caldeggiata dai dem, il Pd coglierebbe infatti i proverbiali due piccioni con una fava. Da una parte rinsalderebbe l’alleanza con i 5 stelle, dall’altra potrebbe mandare un suo esponente, cioè Dario Franceschini su quello scranno. Ma è soprattutto il primo obiettivo quello a cui punta Zingaretti: “È importante perché fare saltare l’alleanza tra noi e i grillini era uno degli obiettivi che ha spinto Renzi ad aprire la crisi di governo”.