Con Draghi si riapre la partita del Recovery
Infrastrutture, politica industriale, giustizia e ricerca: quattro pilastri da cui ripartire con progetti e riforme per usare al meglio i fondi del Next Generation EU
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3 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 01:58 PM

Ora davvero non abbiamo più scuse. Il senso dell’incarico a Mario Draghi è essenzialmente di mettere mano all’impianto di progetti e di riforme da concordare con la Commissione europea nel contesto del Next Generation EU (NGEU). Non troveremo funzionari europei aggressivi o diffidenti, come molti temono, ma persone di alta levatura professionale, e spesso scientifica, pronti ad aiutare il nostro Paese: giuristi, economisti e managers, italiani prevalentemente, che contano di collaborare con i loro colleghi dell’amministrazione italiana per costruire anzitutto un progetto fatto di investimenti per la crescita e la competitività (e per la transizione ecologica e digitale) che producano un effetto misurabile al 2026 e specialmente di riforme.
Occorrerà in primo luogo rivedere i progetti corredandoli da sicure analisi di risultato, ma specialmente collocandoli dentro a scelte di politiche industriali e dei trasporti precise (che oggi non si derivano). Così, occorre evitare gli stanziamenti a pioggia governati da intese politiche o distributive: la scelta deve essere di alto profilo e corrispondere alle esigenze del Paese. Il collegamento con le riforme, il secondo capitolo del NGEU, alle quali ogni erogazione è condizionata, è fondamentale.
In secondo luogo, quanto alle riforme se ne segnalano quattro.
Ecco, il NGEU, che deve indirizzarsi proprio ai giovani, impone percorsi di cambiamento rispetto ai quali mettere le risorse previste nel bilancio a lungo termine europeo approvato lo scorso novembre 2020.