Il nuovo patto del Nazareno, la ripartenza, la legge elettorale. Parla Maria Elena Boschi

"Tutti noi continuiamo a vedere che il M5s ha superato nei fatti il bicameralismo: si va avanti a dl e fiducia. Perché non riconoscere che proporre nel 2016 di rivedere il rapporto Stato-Regioni non era un attentato alla Costituzione ma un atto di buon senso? Ecco, forse non è cosi fuori dal mondo pensare di poter discutere di superamento del titolo V", dice la capogruppo alla Camera di Iv
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25 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:21 AM
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“Rinforzare la squadra di governo anche senza allargare la maggioranza”, per poter spendere i duecento miliardi di fondi europei “da gestire per i prossimi trent’anni”: da qui vuole ripartire l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi (l’ha detto a “In mezz’ora”, su Rai 3, mentre si discuteva di “nuovo patto del Nazareno” tra Forza Italia e governo Conte). Ma se i renziani chiedono che si proceda a una riforma costituzionale organica – con revisione del bicameralismo paritario – dai Cinque Stelle e dal Pd arriva l’accusa: voi volete ridiscutere i patti presi all’alba del governo Conte II, specie sulla legge elettorale.
Che cosa chiede, ora, Iv (che ieri ha riunito la cabina di regia nazionale), e come propone di procedere? “Penso sia sotto gli occhi di tutti che un rafforzamento della squadra di governo potrebbe aiutare non Iv o la maggioranza, ma il paese”, dice il capogruppo alla Camera ed ex ministro e sottosegretario Maria Elena Boschi: “E si tratterebbe soltanto dell’ultimo tassello, in caso. Prima dobbiamo rilanciare sull’agenda: sul come conciliare gli investimenti nella transizione green con il sostegno alle nostre produzioni, sul come poter sostenere il sistema sanitario in forte affanno, continuando a non richiedere i 37 miliardi del Mes che sarebbero invece nuovo ossigeno, e sul come dare una speranza a commercianti, ristoratori, professionisti – un mondo di non garantiti che rischiano di essere i nuovi poveri, se non tagliamo tasse e burocrazia. Noi non abbiamo preclusioni a vedere le carte con Forza Italia in modo trasparente, discutendo di riforme economiche e istituzionali, ma ci pare che questa ipotesi sia più sui giornali che in Parlamento”.
“Immaginiamo poi”, dice Boschi, “se l’allargamento a FI, invece che un autorevole dirigente del Pd, lo avesse proposto uno di noi: si sarebbe gridato al grande inciucio e a chissà quali accordi segreti, anche dentro al Pd”. Renzi però di rimpasto ha parlato, come si è visto. “Avremo oltre 200 miliardi di euro da gestire nei prossimi anni, se gli alleati di Matteo Salvini e Giorgia Meloni in Europa smettono di giocare contro il nostro paese. Ma servono progetti chiari su come spenderli, senza misure a pioggia, individuando settori in cui investire e meccanismi quasi automatici, come il piano ‘Industria 4.0. Servono scelte coraggiose’”. E ieri, dice Boschi, durante la cabina di regia, oltre a parlare dell’organizzazione di Iv sui territori (“andiamo meglio di come molti vorrebbero far credere”), il partito ha avanzato “proposte concrete dalla parte dei cittadini, da portare in Parlamento e al governo”.
Le priorità sono “una grande riduzione delle tasse, iniziando con il rinvio delle scadenze di fine anno, ma passando dall’abolizione definitiva dell’Irap e dall’abbassamento e semplificazione dell’Irpef; un forte investimento delle risorse del Recovery per l’edilizia popolare, green e senza barriere architettoniche; un piano rigoroso per la distribuzione del vaccino Covid quando sarà disponibile; un rilancio del turismo e soprattutto un’attenzione al mondo della cultura – del tutto dimenticata dal vecchio programma di governo in 29 punti, quando invece è la spina dorsale del nostro paese. Senza dimenticare scuola, Università e ricerca”. A proposito di programma in 29 punti, Iv è accusata di voler bloccare la riforma della legge elettorale: “Noi pensiamo che oggi la priorità sia sconfiggere l’emergenza sanitaria e non soccombere alla crisi economica. Poi vengono le riforme costituzionali. Se però i nostri alleati di governo insistono per approvare una nuova legge elettorale, allora non si può prescindere dal discutere il modello istituzionale a cui si accompagna. Tutti noi continuiamo a vedere che il M5s ha superato nei fatti il bicameralismo: si va avanti a dl e fiducia. Perché non riconoscere che proporre nel 2016 di rivedere il rapporto Stato-Regioni non era un attentato alla Costituzione ma un atto di buon senso? Ecco, forse non è cosi fuori dal mondo pensare di poter discutere di superamento di bicameralismo e titolo V”.
Intanto arriva il Natale, con polemica sul come conciliare salute ed economia: “La sfida più difficile, ora, per chi governa. A nostro avviso, la priorità resta la riapertura di scuole e Università in presenza. Nessuno tiene conto della perdita enorme rappresentata dai ragazzi a casa. E non siamo degli irresponsabili rispetto alla salute, però non vogliamo che le persone che si salvano dal Covid restino in mezzo a una strada, senza un lavoro”. Chiudere o no? “Solo se strettamente necessario e sulla base di dati scientifici rigorosi, lo abbiamo sempre ribadito”.