Foto Ansa 

L'intervista

Baudo: "Grillo vuole ritrovare il tempo in cui faceva ridere, in tv va a caccia di se stesso"

"Prima della politica è stato un grande comico, nel paese delle risate. Ora torna in tv? Ma guardate che  nella vita non si torna indietro facilmente”

Salvatore Merlo

L'agente di Beppe Grillo conferma la trattativa per un programma in tv. Pippo Baudo lo scoprì trent'anni fa: "Gli auguro di ritrovare il pubblico.  Spero ci riesca. Ma nella vita purtroppo non esiste un tasto rewind"

“Vorrebbe ritrovare il tempo in cui faceva ridere, andando a caccia di se stesso. Lo capisco”.  La politica l’ha stufato. Immalinconito, dicono. Assieme alle dolorose  vicende famigliari.  Anche gli amici e i collaboratori lo descrivono addirittura disperato. Ci sono scelte che sanno di malessere più che di essere? “Non saprei, ma me lo immagino Beppe Grillo. Mi sembra di vederlo. Prima della politica è stato un grande comico, nel paese delle risate. Ma guardate che  nella vita non si torna indietro facilmente”. Il tempo passa, dice Pippo Baudo. Ci si trasforma. Le esperienze fatte, le cose dette, i vaffanculo scagliati, segnano. La politica ha cambiato non solo l’umore ma anche la natura di Grillo? “E’ una ganga che forse non è più possibile separare, anche se spero nel contrario”.

 

E allora chissà se anche lui,  Baudo, che lo scoprì più di trent’anni fa, non vorrebbe tornare al passato come Grillo. Tornare ai tempi di “Settevoci”.   Il varietà della domenica. Era il 1966. “Certo che vorrei”, risponde Baudo. “Ma oggi su sette voci forse me ne mancherebbero sei”, ride, di una voce  un po’ arrochita, ma sempre la stessa, inconfondibile. “Non esiste un tasto rewind”, dice. “Magari ci fosse”, aggiunge. “E allora che posso dire? A Grillo auguro di ritrovare il pubblico.  Spero ci riesca. Davvero. E se sarà Sky a chiamarlo, come suggerito ieri dal Foglio, farà benissimo. Trent’anni fa io scoprii e lanciai un ragazzo intelligente, spiritoso, un comico naturale. Un po’ alla Govi, che era genovese come lui. E mi piaceva molto. Ma io questa trasformazione in politico, addirittura creatore di un movimento, non me la sarei aspettata. Grillo era uno di quelli, come Renato Rascel, che quando la gente lo incontrava per strada si metteva a ridere anche se non fiatava. Bastava guardarlo”. Esiste ancora quel pubblico? “Chissà”. I suoi ultimi spettacoli sono andati male, la prima serata che l’anno scorso gli regalò il suo amico Carlo Freccero su Rai2 andò persino peggio del teatro: 4,34 per cento. Se Grillo uscisse dal bunker che succederebbe? Prima faceva ridere, oggi gli tirano le pietre? “Purtroppo gli è anche capitato di essere contestato in teatro, perché per via della politica  ha dato origine a un cortocircuito”. Di cui è stato vittima e artefice.

 

 “Allora adesso è comprensibile che voglia tornare indietro”, dice Baudo. Ma potrebbe finirgli come Buffalo Bill nel film di Altman, prima cavalcava nelle praterie e poi è finito sotto il tendone del circo, immalinconito e senza più proiettili. Una trombetta al posto del revolver. “In questa storia c’è il tentativo di tornare alla normalità. La chiusura del cerchio. Anche per il paese, credo. Il comico che fa il comico, e la politica che si spera non faccia più ridere. La si può anche vedere così. E sperare che funzioni.  Come non sperarlo?”. Tuttavia finora, più che il pubblico pagante, sono stati i giornalisti  a riempire le platee dei suoi spettacoli. Dietro ogni battuta una nota politica. Persino quando probabilmente lui di messaggi politici non intendeva lanciarne. “Il pubblico non sa più se deve ridere di un tribuno giullare o dissentire di fronte al leader di un movimento politico.  Io gliel’ho anche detto, più volte.  Fai il comico soltanto. Lascia perdere. Ma si può lasciare perdere? Si può cancellare ciò che è stato? Me lo chiedo davvero”. E insomma come sarebbe bella una discesa per la vertiginosa parete del tempo, prima del vaffa e delle piazze, prima di Rousseau e della rivoluzione promessa e poi mancata. Una discesa sino alla felicità e all’innocenza, che per Grillo forse corrispondono alla freschezza di una risata che non arriva più.

Di più su questi argomenti:
  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.