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Editoriali •
La Lega fa flop anche a casa sua
Le comunali bocciano il partito di Salvini anche nella sua Lombardia

Si dirà che sono solo una manciata di ballottaggi, piccoli segnali che arrivano dai territori. E però, per un partito che nei territori si vanta d’essere nato, le sconfitte di ieri non possono essere ignorati. Perché, sia pure in una tornata dove la destra nel suo complesso va in tilt, vincendo in appena un capoluogo di provincia su nove (Arezzo), la Lega accusa una sofferenza tutta sua, tutta relativa alla sua tentata, e per ora abortita, trasformazione in partito nazionale. Perché al centrosud le cose non vanno affatto bene (e, scrutinio a parte, se ne sono accorti i tanti padani duri e puri che, scesi a Catania per l’adunata in vista del processo al loro Capitano, si sono ritrovati delusi nel constatare che erano quasi solo loro, quelli del nord, a riempire la piazza).
E così l’avvocato Minicuci, fortissimamente voluto da Salvini per scippare Reggio Calabria al Pd, viene annichilito dall’uscente Falcomatà. In Abruzzo, nelle due grandi città (Chieti e Avezzano) dove la Lega aveva imposto con modi sprezzanti il proprio candidato alla coalizione di centrodestra, il Carroccio prende due scoppole. Si consola solo nel Lazio, dove conquista quattro medi comuni. E mentre al sud, passata la stagione del governismo, non sfonda, la Lega affonda a casa. Perde Legnano e Corsico, in provincia di Milano. Viene respinta a Lecco. E capitola perfino a Saronno, nella Varese che è stata culla del leghismo che fu.
Con dinamiche significative, per quanto possono valere le comunali, anche su scala nazionale: perché in tre casi su quattro la Lega era avanti al primo turno, salvo poi perdere al ballottaggio. Una sofferenza, quella sul doppio turno, che ha a che vedere con la tradizionale tendenza dell’elettorato di centrodestra a recarsi per due volte alle urne, ma che si spiega anche alla luce del “cordone sanitario”: perché un po’ dovunque il centrosinistra si è compattato con varie civiche (e a Saronno anche con un pezzo di FI) per ostacolare il candidato leghista. Senza contare, poi, le ricadute negative che la mala gestione dell’emergenza covid da parte di Attilio Fontana e di tutta la Lega lombarda hanno avute nella regione. Altro che Zaia.