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Il primo voto ai tempi del Covid, i sondaggisti: "Peserà l'affluenza degli anziani alle urne"
Le regioni in bilico e quelle acquisite. Il rischio che gli over 65 preferiscano evitare le urne. Tutti gli scenari non calcolati."Le code e il non voto potrebbero rimescolare tutto", ci dice Antonio Noto
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17 SEP 20

(foto LaPresse)
Hanno ovviamente le bocche cucite, ma non nascondo di aspettarsi sorprese “in almeno un paio di regioni”. In un paese perennemente sospeso nel voto, i sondaggisti possiedono l'allure degli aurispici. Vale a dire che se la politica è anche un fatto di stomaco e cuore, loro diventano l'appiglio emotivo talvolta per gioire oppure disperarsi, nelle simultanee ospitate televisive appena dopo che le urne si sono chiuse. E se questo è vero di default, ancor più attesa vi si ripone nel momento in cui si va a votare con tutta una serie di prescrizioni sanitarie che potrebbero in qualche modo influenzare affluenza e finanche esito finale.
Come spiega al Foglio Antonio Noto, direttore Ipr Marketing e Noto Sondaggi, il volto statistico degli speciali elettorali di Porta a Porta, “ci aspettiamo grandi cambiamenti nel comportamento dell'elettorato. Non tanto nella formazione del consenso quanto nel decidere se andare a votare o meno. Le prescrizioni sono molte e le procedure rigide, ci potrebbero essere file che scoraggiano quelli che hanno intenzione di andare a votare o che nei giorni scorsi hanno comunicato di volerlo fare”.
Quale potrebbe essere il risvolto pratico sull'orientamento di voto? “Se gli anziani dovessero essere un po' più timidi ad andare a votare per paura del Covid, i partiti in cui il consenso si concentra molto in una fascia d'età più avanzata potrebbero andare un po' più in sofferenza. Non avrà tanta influenza l'affluenza ma la composizione del profilo degli elettori che realmente si recheranno alle urne”. E così la circolare inviata dal ministero dell'Interno ai prefetti perché si faccia votare per primi gli anziani e le donne incinte per i malelingua ha avuto pure un suo senso algebrico, di contabilità elettorale.
C'è poi da dire che anche solo l'aspetto predittivo sviluppato dagli istituti di sondaggio nel bruciare i concorrenti sul filo degli exit poll potrebbe risentire delle misure di distanziamento e di una più generale reticenza a partecipare a un'indagine. “Non sappiamo se le persone avranno voglia di sottoporsi alle nostre simulazioni. Questo, con l'accordo che andrà trovato di volta in volta con i presidenti di seggio, potrebbe ritardare le elaborazioni di domenica sera”, spiega Fabrizio Masia, intervenuto a un appuntamento pre elettorale con i media organizzato da Comin & Partners a cui il Foglio ha avuto accesso. “Siamo il primo paese chiamato al voto a livello nazionale durante una pandemia e la coesistenza tra referendum e voto regionale potrebbe incentivare ad andare alle urne. Ma è solo una previsione teorica”, aggiunge Livio Gigliuto, vicepresidente dell'Istituto Piepoli e rappresentante, insieme a Noto e Masia, del consorzio Opinio Italia.
Eppure alla gente interessa sapere, nonostante il divieto di pubblicare o divulgare sondaggi nei 15 giorni prima delle elezioni, quali sono le regioni contendibili, dov'è che la competizione resterà apertà fino alla fine. E così dall'altra parte ci si rifugia nella perifrasi, nel non detto e non dicibile. “Dico solo”, fa un cenno sorridendo Antonio Noto, “che indicativamente il 10 per cento degli elettori sceglierà cosa votare da qui a domenica. Il 7 per cento addirittura lo farà all'interno del seggio”. Si capisce che in alcuni contesti sono voti che potrebbero fare la differenza. Ma l'enfasi sul voto incerto, nelle regioni rosse, non è forse anche una strategia di mobilitazione messa in atto dai partiti stessi? “Il sondaggio per rafforzare il consenso viene utilizzato spesso, ma nelle passate elezioni non ha mai funzionato”. Quali sono le regioni too close to call? Nessuna speranza di cavarne un'indicazione precisa. “Mi limito a dire che sono due”. Quali siano è un esercizio che potete lasciar completare alla vostra fantasia.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.