La triste solitudine di Salvini

Stavolta sul caso Open Arms non potrà dire che “Conte sapeva”
4 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 20:26
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Gli ultimi giorni del governo gialloverde devono essere stati un bel trambusto, soprattutto se vissuti da membro dell’esecutivo. Tanto che ancora oggi, a distanza di appena qualche mese, Matteo Salvini non riesce a mettere in fila quei momenti concitati, gli attriti, se non persino i litigi avuti con i suoi ex colleghi grillini. Specie quando si parla di immigrazione, di Open Arms in particolare, l’ex ministro dell’Interno pare soffrire di amnesia. E allora ecco che, a rinfrescargli la memoria, sono arrivate le 114 pagine con cui il Tribunale dei ministri di Palermo chiede al Senato l’autorizzazione a procedere contro il senatore leghista. Stavolta, Salvini non potrà chiamare in causa Conte, non potrà dire che “anche gli altri sapevano”, come ha dichiarato (senza successo) nell’altra richiesta di autorizzazione a procedere – già approvata dalla Giunta del Senato e attesa in Aula il 12 febbraio prossimo – sulla Gregoretti. Perché a un certo punto gli altri ministri si defilarono, e a decidere che 151 migranti dovevano restare a bordo della nave dell’ong per 19 caldissimi giorni di agosto, fu solamente Salvini. È un fatto che, dopo la sospensione dell’applicazione del decreto sicurezza bis decisa dal Tar del Lazio il 15 agosto 2019, i ministri Trenta e Toninelli rifiutarono di controfirmare una nuova interdizione nei confronti della Sea Watch all’ingresso in acque territoriali, voluta invece da Salvini. È un fatto che lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, inviò ben due lettere all’allora ministro dell’Interno: “Ti ho invitato, nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione”, gli scrisse Conte. Per non parlare della lettera inviata dalla Guardia costiera all’ex ministro: “Non ci sono impedimenti per uno sbarco senza indugio”, dicevano i militari. Ed è pure un fatto che medici e psicologi in quei giorni constatarono “il grado di esasperazione in cui versavano i migranti”. Che tutta questa sofferenza sia stata necessaria a tutelare un interesse primario dello stato, come saranno chiamati a giudicare i senatori, somiglia invece più a un azzardo che a un fatto.