L’egocentrismo twittarolo di Salvini

Quasi diecimila cinguettii nel 2019: uno su tre per attaccare qualcuno o qualcosa, soprattutto gli azionisti del Conte bis e l'Unione europea. E poi propaganda più che lotta all'immigrazione. “Salvini” la parola più utilizzata
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13 JAN 20
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Foto LaPresse

Da anni si fa un gran parlare di Matteo Salvini e il suo account Twitter. Benché con un numero di utenti nettamente inferiore rispetto agli altri social network, il social dei 240 caratteri rimane una piattaforma importante per impostare l’agenda politica del paese. È frequentata da giornalisti, politici e commentatori e – grazie al suo meccanismo – riesce più di altre a far circolare messaggi virali. Ma per analizzare un fenomeno nel suo complesso non possiamo fare a meno dei numeri, che spesso mancano nel dibattito. Grazie ai dati forniti da Gaia Rubera, professoressa e direttrice del Dipartimento di Marketing all’Università Bocconi, il Foglio ha quindi esaminato tutti i tweet pubblicati da Matteo Salvini dalla creazione del suo account. Alcuni risultati sono chiari: il leader della Lega utilizza i cinguettii per attaccare e criticare, portare l’attenzione sui suoi temi preferiti e coltivare la comunità di fan (la parola “grazie”, spesso rivolta ai follower, è una delle più frequenti in assoluto). Ma in fondo è sempre lui al centro: “Salvini” è la parola più utilizzata da lui stesso in tutto il suo account Twitter.

Il 2019: l’anno record

9 anni di cinguettii

Attraverso il suo profilo si può ripercorrere la carriera politica del leghista: all’esordio sugli (allora) 140 caratteri, Salvini era stato eletto eurodeputato da un paio d’anni. Sul finire del 2013 arriva il primo cambio di passo, quando viene scelto a guidare la Lega Nord come segretario federale. Se fino ad allora si era dedicato in media a 7 messaggi al giorno, dal 2014 è diventata norma la doppia cifra quotidiana di tweet. Ha capito che potevano diventare un utile strumento di comunicazione politica, sulle orme di un altro rampollo della politica di quegli anni, di casa a Rignano sull’Arno (Renzi è la quarta parola più usata di sempre da Salvini, tolte le preposizioni). Dal 2013 sarà un andamento costante, fino al boom del 2018 e 2019 quando ha cominciato a collezionare in media quasi 20 tweet al giorno, il doppio degli anni precedenti.
Ma la moneta europea non è l’unico fronte su cui Salvini ha cambiato idea – e di conseguenza toni su Twitter – negli ultimi anni. Un tempo, sul suo account Twitter compariva regolarmente il riferimento alla Padania, la sedicente regione per cui la Lega Nord proponeva l’indipendenza dall’odiata Italia. Ebbene se il picco è nel 2014, con 36 tweet dedicati alla secessione padana, è ormai dal 2017 che Salvini non ne scrive più. Di tutt’altro aspetto il trend dell’utilizzo della parola “Italia”, triplicato negli ultimi tre anni. L’ex ministro ha sempre più di frequente fatto riferimento nei suoi tweet al paese intero, abbandonando le richieste secessioniste e dedicandosi alla conquista politica della nazione.

Quello che Salvini non twitta

Ma forse ciò che è più interessante è quello che Salvini non dice attraverso Twitter. Tra quelli analizzati dal Foglio non c’è un solo tweet di forte condanna al fascismo, non ci sono parole distensive sulle indagini a suo carico (anzi, i magistrati sono tra i suoi bersagli preferiti), non c’è alcun chiarimento sulla vicenda del Russiagate e soprattutto non c’è alcun tentativo di evitare la critica e l’attacco come primo strumento di comunicazione. Manca tutto quello che su Twitter potrebbe rendere Matteo Salvini un leader di centro-destra normale. Se un giorno, invece che al Viminale, il “Capitano” dovesse trovarsi nella stanza dei bottoni di Palazzo Chigi, con a disposizione tutti i canali diplomatici e istituzionali del presidente del Consiglio, un account Twitter così potrebbe far impallidire anche il ciuffo biondo di Trump e i suoi cinguettii. Un brutto sogno, per ora.