La destra e i vuoti sull'antisemitismo

Lega e FdI denuncino l’odio antiebraico anche se non viene da sinistra, ok?

Giorgia Meloni, intervistata da Lilli Gruber sui fenomeni di antisemitismo di destra, ha cercato di spostare il problema sugli atteggiamenti antiebraici e antisraeliani di vari esponenti della sinistra. Buttare la palla nel campo avversario quando è una tattica consueta, ma non è mai convincente e in questo caso men che meno. In Italia l’antisemitismo dell’estrema destra esiste, come dimostrano i recenti arresti del gruppo senese “The Shoah Party”. Anche Matteo Salvini, quando nella trasmissione “Dimartedì” a La7 dice che Liliana Segre “porta sulla pelle i segni dell’orrore del nazismo o del comunismo” oltre che commettere un errore storico, visto che il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche, indulge in questo sgradevole e incauto gioco di rimpallo.

  

A combattere le tracce dell’antisemitismo stalinista ci devono pensare, caso mai, i lontani eredi di quella tradizione e di quell’ideologia. Giorgia Meloni, come Salvini, non è nel modo più assoluto antisemita, lo ribadisce di frequente e lo dimostra con costanza, ma come tutti i leader politici nazionali ha la responsabilità di combattere l’antisemitismo a ogni latitudine, anche quando questo non riguarda né episodi legati all’islam né episodi legati alla sinistra (a proposito: il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha scelto come nuovo assessore una antisemita, sarebbe bene che la sinistra se ne occupasse). E per questo i leader politici oggi più forti della destra avrebbero anche il compito di emarginare la xenofobia (i citofoni non si schedano, cara Meloni) quando emerge nel suo campo politico di competenza.

 

I fenomeni di antisemitismo sono in crescita in tutta Europa, in Italia si è passati dai 16 casi censiti nel 2012 ai 181 del 2018. In Francia va anche peggio, con 541 casi nel 2018 contro i 311 dell’anno precedente. In Germania il governo ha conteggiato addirittura 1.646 reti antisemite nel 2018. La maggior parte di queste azioni ignobili ha una matrice di estrema destra (il che non esclude una connivenza o addirittura un finanziamento da parte di paesi arabi come l’Iran e l’Arabia Saudita). La percezione del pericolo di una diffusione dell’antisemitismo è relativamente meno consistente in Italia che negli altri paesi europei.

 

Una ricerca dell’Unione delle agenzie europee per i diritti fondamentali ha riscontrato che questo fenomeno è considerato un problema molto grande solo dal 21 per cento degli italiani, contro una media europea del 45 per cento, che vede una punta del 65 per cento in Francia. Naturalmente questo dipende anche dal fatto che gli episodi antisemiti in Italia sono meno numerosi che in Francia e in Germania, tuttavia bisogna considerare che mentre in Francia l’antisemitismo è un sentimento storicamente radicato da più di un secolo, in Italia è stato un fenomeno di importazione dalla Germania nazista e si è sviluppato come iniziativa dello stato solo per pochi anni. Per questo l’emergere anche in Italia, dove peraltro la presenza ebraica è assai ridotta visto che non raggiunge le 30 mila unità, dell’antisemitismo dovrebbe preoccupare di più i responsabili politici, a cominciare naturalmente da quelli della destra.

 

Le radici dell’antisemitismo non sono univoche: c’è un antisemitismo “anticapitalista”, già diffuso nell’Ottocento, quello che indusse Karl Marx a scrivere che “l’antisemitismo è il socialismo degli imbecilli”. C’è un antigiudaismo cristiano, superato solo con il Concilio Vaticano II, che ha dato vita nelle sue frange estreme, come l’Action française, a un vero e proprio antisemitismo, c’è infine ma non certo per ultimo l’antisemitismo razziale, che ha origine in Germania anche prima di Adolf Hitler, basti pensare agli scritti di Richard Wagner, e che ha coinvolto anche i più raffinati esponenti dell’intellettualità accademica, a cominciare da Martin Heidegger.

 

Proprio per la molteplicità delle radici dell’antisemitismo storico, ognuno dovrebbe fare pulizia in casa sua, invece di giocare a un rimpallo di responsabilità. La destra che respinge l’antisemitismo deve occuparsi di combatterlo quando trova espressione nelle sue vicinanze, senza minimizzare o addirittura considerare atti odiosi come la schedatura degli ebrei una specie di innocua ragazzata. L’Osservatorio europeo per i diritti umani ritiene che in qualche paese gli atteggiamenti discriminatori verso gli ebrei sono diventati fenomeni così diffusi da apparire naturali. In Italia non è così, per fortuna, ed è responsabilità dei dirigenti politici evitare che lo diventi. Meloni e Salvini, proprio per la popolarità di cui godono devono esercitare esplicitamente e senza sottovalutazioni questa responsabilità democratica e civile. Senza eludere i problemi e senza polemiche: ci possiamo contare? Grazie.