Onorevole caterpillar

La guerra di tweet con Salvini, Di Maio e il Pd e la trasformazione di un ex invisibile. Chi è Luigi Marattin, nuovo martello del renzismo
7 OTT 19
Ultimo aggiornamento: 10:44
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Luigi Marattin (foto LaPresse)

E’ un relativamente tranquillo lunedì d’inizio governo rossogiallo e su Twitter, improvvisamente, il ministro pd dei Beni Culturali Dario Franceschini lancia parole d’allarme a proposito di un allarme lanciato da altri (precisamente, dagli ex compagni di partito, ora in Italia Viva). Le tasse potrebbero aumentare, dicono i renziani. “Avviso ai naviganti”, scrive Franceschini, “la smania quotidiana di visibilità logora i governi. Già visto tutto. Si inventano litigi sull’Iva, quando nessuno vuole aumentarla, solo per avere qualche riflettore acceso. Il Pd sceglie la serietà e si impegna sul cuneo fiscale per aumentare gli stipendi”. Passano poche ore, e arriva una risposta che sembra alludere, tra le righe, a una trattativa notturna (segreta? non segreta?): “Ciao Dario. A noi non interessa la visibilità: a noi basta non aumentare l’Iva. Stanotte proponevi di aumentare di cinque o addirittura sette miliardi di euro il gettito Iva. Se hai cambiato idea, buon segno!”. A parlare è il quarantenne Luigi Marattin, deputato ex Pd ora in Italia Viva, ex consigliere economico a palazzo Chigi durante i governi Renzi e Gentiloni, ex assessore a Ferrara, ricercatore di Economia Politica a Bologna e veterano, nonostante l’età, dei duelli televisivi con i leghisti Claudio Borghi e Nicola Molteni (e ora più che mai anche animatore, sui social o sugli schermi, da lontano o da vicino, di un acceso dibattito con l’ex vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini). E se Marattin siede sulle poltrone dei talk-show come il caterpillar economico renziano in un quadro di non unanimità tra alleati, c’è stato un giorno in cui, a governo Conte I appena insediato, nel giugno 2018, il suo intervento durante la discussione per la fiducia ai gialloverdi ha fatto applaudire all’unisono – incredibile a dirsi – i futuri fratelli-coltelli Pd ed ex Pd del governo rossogiallo. “Prima domanda, signor presidente”, diceva a Conte l’allora non sconosciuto ma neoeletto Marattin – uno che quando era consigliere di Renzi e Gentiloni veniva chiamato scherzosamente dai cronisti “l’invisibile”, ché poteva confondersi agevolmente, con indosso un piumino grigio come la pietra di Piazza di Pietra, tra la folla di politici e assistenti di politici che alle otto della sera sciama per l’aperitivo, spuntando all’improvviso in questo o quel crocchio, senza però avere l’intenzione di raccontare alcunché delle riunioni riservate nell’entourage “cerchio magico e cerchi limitrofi” cui presenziava in zona Palazzo Chigi e non solo. E però, tra gli osservatori di piani d’azione renziani, più che gentiloniani, c’era chi, alla domanda “che cosa sta succedendo, che cosa succederà?”, rispondeva puntualmente “chiedete a Marattin”.

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E insomma il neodeputato disegnava anche per conto dei non renziani, in quel frangente, all’indirizzo dell’Italia gialloverde, un possibile futuro orrorifico (modello Grecia), per poi lanciare il mantra da studi televisivi: “Lo abbiamo tirato fuori noi dalla recessione il paese… L’impressione è che questi temi economici siano trattati con troppa approssimazione, superficialità, talvolta anche con non-conoscenza”.

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Intanto, durante una puntata di “Piazzapulita”, su La7, giovedì sera, l’economista Giulio Sapelli, a proposito di taglio dell’Irpef, così commentava gli interventi del vicecapogruppo alla Camera di Italia Viva Marattin: “Sono d’accordissimo, bravo. Ha preso razioni massicce di Acutil”. Ma nessuna piccola guerra o piccola pace può cancellare la presenza, all’orizzonte, per Marattin e non solo, della Leopolda in cui si pensava dovesse scoppiare il caso Renzi, che però è già scoppiato. E Marattin, a poche ore dallo scoppio, ha detto a “Radioradio”: “Se l’avessimo fatto prima della nascita del governo Conte, avrebbero detto che era solo per ottenere più posti nel governo. Se l’avessimo fatto invece tra un anno, avrebbero detto che questo è l’atto d’inizio della fine del governo Conte. Se non si poteva, quindi, fare né prima né dopo, l’unico momento utile era poche ore dopo il giuramento del governo. Un atto che serviva a rafforzare il governo Conte”. In attesa della Lepolda, dunque, e nelle sacche delle accuse (ai renziani) di intendenza con l’ex nemico Di Maio, sul campo resta lo scontro verbale Marattin-Salvini. L’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, infatti, ha postato giorni fa un ritaglio di giornale del luglio scorso, con citazione di Marattin: “Sogno un partito che si ponga come obiettivo quello di rimandare i miserabili pagliacci come Luigi Di Maio a fare i ‘bibbitari’ a San Paolo”. E commentava: “Alleati con quelli che fino a luglio erano ‘miserabili pagliacci. Grande dignità umana e solido spessore politico”. Risposta quasi immediata di Marattin: “Il primo miserabile pagliaccio è già andato a casa, sei tu”.