"Con Italia Viva nasce una sinistra diversa", ci dice Gabriele Toccafondi

David Allegranti

Il deputato di Civica Popolare, ex avversario di Renzi a Firenze, spiega perché aderisce al nuovo gruppo parlamentare "pur non essendo mai stato renziano"

Roma. Da avversario a neo-compagno di partito. Gabriele Toccafondi, fiorentino come Matteo Renzi (i due si conoscono da una vita), già coordinatore locale del Pdl, cattolico vicino a Comunione e Liberazione, entra in Italia Viva, il nuovo gruppo parlamentare di Renzi. “Ma io non sono renziano, non lo sono mai stato”, dice al Foglio. “La mia è una storia da avversario di Renzi. Tant’è che l’unica foto in cui siamo insieme in pubblico risale al 2009, quando venne, da sindaco di Firenze, a portare un saluto al congresso fiorentino del Pdl. Insomma, non posso essere e non sono renziano, non lo sono mai stato e non lo divento oggi. Perché il punto non è che nasce una ‘cosa di Renzi’, nasce la possibilità di avere un partito oltre il Pd e oltre una certa idea di sinistra”. Serve soprattutto, dice Toccafondi, “una coalizione capace di diventare maggioranza; quella in cui ho scelto di stare non c’è il sovranismo assurdo che abbiamo in Italia e il populismo urlatore che si vede in giro. Oggi la scelta è fra politica e antipolitica, più che tra centrodestra e centrosinistra come dieci anni fa. Nel 2019 stiamo costruendo la coalizione della politica e non dell’antipolitica”.

 

In questa coalizione non c’è spazio per i Cinque stelle, specifica Toccafondi. “Questo è un punto fondamentale. I Cinque stelle stanno migliorando ma restano sempre dei terrapiattisti, ancora non sono diventati copernicani”. Le altre opzioni non erano interessanti, dice il deputato fiorentino. “Un Pd al 20 per cento, sia con il maggioritario sia con il proporzionale, non è competitivo. Dall’altra parte c’è un centrodestra mutato geneticamente. Lo dico con cognizione di causa, visto che ci ho militato e lo conosco bene. Il 25 aprile del 2009 Berlusconi fece un intervento memorabile sulla pacificazione nazionale, 10 anni dopo il centrodestra è diventato quello dei ‘pieni poteri’ di Salvini. La guida e le parole d’ordine del centrodestra sono quelle di Salvini. Non puoi prescindere da lui. I Cinque stelle sono un partito in evoluzione, certo, sono partiti dal ‘vaffa’ e sono arrivati al Conte bis, ma le loro idee restano differenti dalle mie. Infine, non mi sento di stare in un partito come il Pd, nel quale si dice che bisogna costruire una casa comune con i Cinque stelle con ‘le pietre che ci siamo lanciati addosso’, come dice Franceschini. Insomma, c’è chi vede questo come un governo incubatore per fare altro. Io invece ho votato la fiducia a Conte perché tra un mese se non viene presentata una legge di bilancio che sterilizza l’Iva ci sono aumenti per 600-700 euro all’anno a carico delle persone. Ho votato la fiducia per riallacciare i rapporti con l’Europa, per non uscire dall’euro, e per essere credibili non solo in Europa ma in tutto il mondo. Per abbassare il tasso di odio sui social; non c’è sempre bisogno di trovare un nemico per forza. Insomma, ho votato per mettere in sicurezza il paese”.

 

Italia Viva, dice Toccafondi, ha la funzione di “allargare la coalizione a chi non si riconosce nel Pd e non si riconoscerà in un Pd sempre più spostato a sinistra. Servirà a riportare al voto tanta gente che altrimenti si asterrebbe perché non vuole scegliere fra il Pd e il centrodestra salviniano. Non siamo un pericolo per il governo, anzi, vogliamo allargarne il raggio. Spero che anche il Pd inizi a vederci per quello che siamo. E il fatto che ci sia io, che non vengo dalla storia di Renzi, lo dimostra. Ripeto, io non sono mai stato renziano e questa non è la formazione di Renzi. Se lo fosse stata, sarebbero arrivati tutti quelli che hanno passato la vita con lui”. Andrà alla Leopolda? “Sì, quest’anno sì. Nelle nove precedenti, anche quando lui era presidente del Consiglio e io sottosegretario all’Istruzione, non ci sono mai andato perché era una iniziativa interna al Pd. Stavolta ci vado perché c’è una visione più ampia e c’è spazio per altre idee”.

 

Insomma, todo cambia. Nel 2009, Toccafondi stava per essere candidato dal centrodestra a Firenze proprio contro Renzi. Lo stesso ex segretario del Pd per anni ha raccontato che Toccafondi non fu scelto dal Cav. per via della sua barba, che notoriamente non piace a Berlusconi. “In realtà”, racconta Toccafondi oggi, “Berlusconi mi chiese a più riprese di fare il candidato sindaco unitario del centrodestra. Io gli dissi di no, perché avevamo già scelto il candidato, Giovanni Galli, e non volevo litigare con il mio partito a Firenze e in Toscana. Gli dissi: ‘Beh, presidente, se me lo chiede lei non posso dire di no, ma io non glielo chiederò mai. Perché non posso spaccare il Pdl fiorentino’. Andò così, glielo assicuro. C’eravamo io e lui nel suo ufficio, nessuno può smentirmi”.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.