Sì: la Gronda si fa. Parola di Roberto Traversi (M5s)

Valerio Valentini

Il sottosegretario ai Trasporti grillino ci spiega perché i Cinque stelle non hanno i numeri per poter fermare l’opera

Roma. “Noi non è che rinunciamo a fare la nostra battaglia, sulla Gronda”. E però? Ed ecco che sulla fronte di Roberto Traversi si disegna un solco di rassegnazione. “E però, i numeri in Parlamento sono quelli che sono, noi non abbiamo una maggioranza”, dice il neo sottosegretario ai Trasporti grillino proprio mentre, sull’autorizzazione all’arresto nei confronti del forzista Diego Sozzani, si materializza l’aureo isolamento del M5s. “Per cui – riprende – se alla fine la decisione su questa opera dovranno assumerla le Camere, noi più di tanto non possiamo fare. Il caso della Tav è emblematico: non possiamo rischiare di fare cadere un governo su una singola opera quando in realtà abbiamo un progetto per l’Italia da portare avanti, sempre battendoci per le nostre idee”.

 

Lo dice come togliendosi un peso dalla coscienza, Traversi, architetto genovese animatore del movimento No-Gronda, a cui questa che definisce “una presa d’atto di un dato di realtà” deve far male come un’abiura. “Luigi Di Maio, come capo politico, dirà la sua. E ancora di più sarà decisiva la decisione che prenderà Giuseppe Conte, nella sua qualità di premier e di arbitro sui contenziosi della maggioranza”. Insomma, la Gronda si farà? “C’è un sentiero che è stato tracciato. Ora ci confronteremo col nuovo ministro, che appena insediata aveva subito sparato a zero a favore dell’opera, dandola già per fatta”. E invece? “Parleremo, ci confronteremo. Oggi ci siamo visti per la prima volta. Domani andremo insieme a Genova”. Dove i vostri militanti rischiano di non prenderlo bene, questo annuncio. “C’è un progetto di mini-Gronda, che prevede il solo raddoppio della A-7 e il ribaltamento a mare dello stabilimento di Fincantieri, che anche ai nostri attivisti liguri piace”. Piace meno, storicamente, sia al Pd sia a chi quell’opera dovrebbe realizzarla, cioè Autostrade. “Questa è un’altra questione delicata. Perché è chiaro che una eventuale revoca delle concessione farebbe venire meno l’impegno di Aspi a realizzare la Gronda, e lascerebbe un’incognita su chi dovrebbe poi gestirla e manutenerla”.

  

E insomma, seduto su un divanetto del Transatlantico, al suo primo giorno operativo da sottosegretario ai Trasporti, Traversi sembra quasi auspicare una pacificazione col gruppo Benetton. “No, non scherziamo”, si schermisce subito. “La revoca andrà valutata nelle sedi opportune. Ma qui il punto è un altro, e cioè che secondo noi del M5s si dovrebbe procedere ad una nuova analisi sulla Gronda”. Un’altra, dopo quella commissionata allo staff del prof. Ponti e poi corredata di tutte le revisioni del caso, e pubblicata dal Mit la scorsa settimana, quando Danilo Toninelli stava già chiudendo gli scatoloni del trasloco? “Sì, ma un’analisi progettuale, non un’analisi costi benefici”. Ma a cosa serve, se già quella ultimata ha di fatto certificato la convenienza dell’opera? “Per capire, appunto, se si può migliorare il progetto, risparmiando ancora, e magari introdurre alcune modifiche che possano renderlo più rispondente alle esigenze attuali della città. Genova ha perduto 300 mila abitanti in trent’anni, le previsioni di traffico alla base della Gronda sono state smentite, il progetto è un po’ squalificato”. Ma, per ammissione degli stessi tecnici del Mit, conveniente. “Ripeto, verificheremo il da farsi. E prenderemo atto della volontà del premier e del Parlamento”.

  

Torniamo alla revoca della concessione. “Credo sia giusto demandare all’avvocatura dello stato il compito di stabilire la via da seguire”, dice Traversi, quasi ripetendo le stesse parole pronunciate – horribile dictu – da Matteo Renzi a “Porta a Porta”. Al che il sottosegretario si ricompone. “No, aspetta. Dal punto di vista umano, per me la revoca sarebbe doverosa, dopo la tragedia del Morandi, 43 morti e una città devastata. Ma poi, ovviamente, ci sono le procedure legali da rispettare”. Ma questo era chiaro anche un anno fa, quando però Conte diceva che bisognava andare di fretta, che non si potevano attendere i tempi della giustizia penale. “Ma il nostro, come M5s, è sempre stato un indirizzo politico, che non rinneghiamo. E su questo, anche nei confronti del Pd e del ministro De Micheli, saremo inflessibili: la procedura di revisione in atto non può non prevedere, tra gli esiti possibili, quello della revoca delle concessioni. Conte, in Parlamento, è stato chiaro, nel suo discorso programmatico, e per me fanno fede le sue parole”.

  

E le dimissioni di Giovanni Castellucci, l’ad di Atlantia? “Un atto dovuto, a seguito delle inchieste per i falsi report sui viadotti. E che senz’altro sarebbero state opportune già dopo il crollo del ponte, come assunzione di responsabilità al di là delle risultanze penali”.

  

E però il destino del governo resta in parte legato a quello di Atlantia. Oltreché per le concessioni, anche per Alitalia. “Non mi entusiasma il loro coinvolgimento nella nuova compagnia aerea. Ma neppure si possono fare le battaglie contro i mulini a vento. Il libero mercato va rispettato, e non si può impedire a una società di investire del capitale in un nuovo progetto. Anche perché Atlantia di soldi ne ha tanti, e quelli contano: non sono mica i soldi del Monopoli”.

  

Resta il fatto che, sui trasporti e le infrastrutture, gli attriti tra Pd e M5s sembrano forti. “La politica è anche dialogo e mediazione. Confrontandoci, troveremo una soluzione su tutto, e smonteremo definitivamente quella falsa narrazione che ci vuole come il partito del No”. Lo dice anche Renzi. “Lo so”. La spaventa il ruolo dell’ex premier, il suo rinnovato protagonismo. “Lui assicura che questa operazione rafforzerà il governo. Il Pd afferma che invece lo indebolisce. Vedremo, e capiremo. Io comunque resto un inguaribile romantico: sogno una politica più trasparente, senza questi giochini”.

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