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Una fiducia contro l’odio

La senatrice spiega perché si può scommettere su un governo non più disumano

11 Settembre 2019 alle 10:59

Una fiducia contro l’odio

Liliana Segre (foto LaPresse)

Pubblichiamo ampi stralci del discorso della senatrice a vita, Liliana Segre, durante il dibattito in Senato sulla fiducia al governo Conte.


 

Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, il mio atteggiamento, di fronte alla realtà e al clima che ha segnato la nascita del nuovo Governo, è di preoccupazione ma, al tempo stesso, di speranza.

 

Un mondo in cui chi salva vite, anziché premiato, viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato

Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo, sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile, ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella Rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell’avversario, col ricorso anche all’utilizzo di simboli religiosi, che a me fanno l’effetto di un farsesco ma pericoloso  revival  del “Gott mit uns”. A me fanno questo effetto. Forse solo a me, in quest’Aula. La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce. Non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio provocato dalla crisi che attraversa, ormai da un decennio, il continente. L’odio si diffonde e questo è tanto più pericoloso.

 

A me hanno insegnato che “chi salva una vita salva il mondo intero”, per questo un mondo in cui chi salva vite, anziché premiato, viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato. Credo che l’accoglienza renda più saggia e umana la nostra società.

 

Un altro motivo di sconcerto mi è stato dato dal vedere che la festa del 25 aprile, festa nazionale che dovrebbe unire il popolo italiano intorno alla Liberazione, è stata, solo da alcuni irresponsabili, ridotta ad una sorta di faida tra tifoserie. Secondo me, non si comporta così una classe dirigente.

 

Ma voglio venire ora alla speranza. Vorrei che il nuovo governo nascesse non solo da legittime valutazioni di convenienza politica, ma soprattutto dalla consapevolezza dello scampato pericolo, da quel senso di sollievo che viene dopo che, giunti sull’orlo del precipizio, ci si è ritratti appena in tempo. Mi attendo, insomma, che il nuovo governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei principi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza.

 

Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te’. E’ con questo spirito che mi accingo a votare la fiducia

Anche io, personalmente, faccio una semplice richiesta, avanzata nelle sedi parlamentari, come mio contributo ad un futuro migliore. Ad inizio legislatura ho presentato un disegno di legge, poi trasformato in mozione, a cui tengo moltissimo. Si tratta della istituzione di una Commissione di indirizzo e di controllo sui fenomeni dell’hate speech, della violenza, dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo. E’ un argomento che purtroppo conosco: ho vissuto sulla mia pelle come dalle parole dell’odio sia facile passare ai fatti. Realizzare questa Commissione darebbe il segnale di una risposta politica ai problemi che abbiamo di fronte.

 

Mi auguro che maggioranza e opposizione istituiscano subito la Commissione.

 

Penso infine all’insegnamento della storia, disciplina molto speciale perché ci insegna a non ricadere negli errori del passato. Perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro. La disciplina sta sparendo non solo dagli esami di maturità, ma dalla stessa coscienza delle persone e senza memoria storica, l’umanità è condannata a disumanizzarsi.

 

Ho apprezzato l’impegno del passato Governo per la reintroduzione dell’educazione civica, ma non basta una materia in più da insegnare nelle scuole: occorre che l’educazione civica giunga a tutti noi cittadini, con l’esempio che possiamo dare, che dà la classe politica, le donne e gli uomini che servono il Paese nelle nostre istituzioni. La Costituzione ci impegna a comportarci con “disciplina e onore”, ma anche sobrietà e rispetto per gli avversari. Una classe politica che non agisca secondo uno stile nuovo e democratico non sarà all’altezza delle sue responsabilità.

 

La mia speranza è, da ultimo, che il nuovo Governo assuma e faccia proprio anche il senso di quel dovere civile, di quella vocazione all’interesse generale che ci viene dai versi di John Donne: “Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te”. E’ con questo spirito che mi accingo ad esprimere, fiduciosa, un voto favorevole al nuovo Governo.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    11 Settembre 2019 - 20:08

    I buoni o meglio i buonisti che si auto proclamano super democratici hanno di nuovo elevato contro Salvini il fu cordone sanitario costituzionale applicato al MSI che pure non era incappato nella legge Scelba ergo era in linea col dettato della neo costituzione repubblicana .Bravi 7+ ,leggono la costituzione come il menù del ristorante e scelgono a piacere le pietanze. Che jè possano annà de traverso le pietanze anzi e meglio siano tossiche.

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  • luiga

    11 Settembre 2019 - 12:12

    rispetto il passato della senatrice, ma è sicura che l'odio abbia a che fare con l'antiimmigrazionismo nero e mussulmmano? Io non credo, credo invece che la sinistra abbia perso la bussola del buon senso e del senso civico. Le atrocità del passato non hanno nulla a che vedere con le realtà attuali. Credo inoltre che questo Papa abbia incontrato l'associazione dei mussulmani, non ricordo bene il nome, proprio per intraprendere un lungo cammino di uguaglianza tra le due religioni. Il suo progetto però non è apprezzato dai cittadini che non si sentono tutelati e quidi ne scaturisce la rabbia, non l'odio.,

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    • Carlo A. Rossi

      11 Settembre 2019 - 12:12

      Il passato della Segre non ha infatti nulla a che vedere con la questione dei porti chiusi. Mi duole scriverlo, ma l'implicito paragone che la Segre traccia fra la politica dei porti chiusi e le atrocità nazifasciste non le fa nessun onore. Dimostra altresì che per alcune persone, l'Olocausto è una sorta di contenitore buono per stigmatizzare atteggiamenti che si possono legare in qualche modo alla Xenofobia. Umana pietà per la Segre: ma questo non la rende un'autorità su questioni che non hanno alcun legame con la sua tragica esperienza. O la persecuzione che subì non la rendono un totem intoccabile con diritto di parola su ogni tema senza diritto di replica. Tanto più che fare di questi parallelismi, sminuisce e svilisce il significato unico (questo sì) dell'Olocausto.

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