Salvini continua a dare i numeri sui migranti

Luca Gambardella

Il ministro su Facebook cita dati sbagliati per dire che i porti chiusi funzionano. Quelli veri raccontano un'altra storia: con Minniti ogni mese morivano in mare 97 persone. Col Capitano, 111

Nella sua ultima diretta Facebook, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha di nuovo travisato dati ufficiali sull’immigrazione per spacciare come efficace la sua politica dei “porti chiusi”. Nel video il numero uno del Viminale ha annunciato che le 356 persone costrette da 14 giorni a bordo della nave ong Ocean Vikings non arriveranno in Italia. Una volta a Malta, come ha confermato anche il primo ministro della Valletta Joseph Muscat, saranno ricollocati in altri sei paesi: Francia, Germania, Portogallo, Romania, Lussemburgo e Irlanda si sono offerti su base volontaria per ospitare i migranti.

  

 

Per Salvini si tratta di un grande successo. “Avere la testa dura alla fine vince”, ha detto su Facebook. Ma nel dare la notizia ha deciso di condire il tutto con altri dati sugli sbarchi e sulle morti in mare. Tutti completamente sbagliati. Il ministro ha preso carta e penna e ha scritto i numeri degli arrivi sulle nostre coste per certificarne la drastica diminuzione. “Sono dati Unhcr”, ha detto. Ed effettivamente è vero (li trovate a questo link). Il punto è che le cifre che ha appuntato sul foglio di carta a favore di cellulare non si riferiscono all’Italia, né alle partenze dalla Libia, men che meno alla rotta del Mediterraneo centrale, che è quella che invece interessa il nostro paese. Si tratta piuttosto dei dati riferiti all’intero Mediterraneo e per questo, ironia della sorte, Salvini ha citato numeri più elevati rispetto alla realtà. Così il ministro ha parlato di 4.722 persone sbarcate in Italia nel 2019, quando in realtà si tratta di un dato riferito all’interno Mediterraneo. In realtà, nel nostro paese sono arrivate meno persone di quanto dice Salvini: 4.340 (dati Unhcr riferiti alla rotta centrale, qui trovate il link).

  

  

Lo stesso vale per i morti in mare. “La cura Salvini salva la vita a migliaia di persone”, ha detto il ministro, che ha parlato di 839 vittime nel 2019. Il dato anche in questo caso, è riferito all’intero Mediterraneo. I morti della tratta che va dalla Libia all’Italia sono invece 575 (sempre dati Unhcr). Si tratta in ogni caso di numeri parziali, che secondo diverse fonti sono sottostimate per un motivo molto semplice: con il ritiro delle missioni navali europee dal Mediterraneo è più difficile dire chi parte e chi muore una volta salpati dalle coste libiche. A testimoniarlo è stato di recente anche il comandate di una delle motovedette della Guardia costiera di Tripoli, Mustafa Abuzeid che, intervistato dallo Spiegel, ha ammesso che almeno la metà di chi parte dalla Libia muore annegato in mare.

 


Fonte: dati Iom rielaborati da Matteo Villa (Istituto per gli Studi di Politica internazionale, Ispi)


 

Insomma, Salvini ha voluto strafare per dimostrare che i porti chiusi funzionano citando numeri sbagliati. Ma anche il messaggio di fondo è opinabile: come ripetuto più volte da tutte le principali organizzazioni internazionali (l’Onu, in primis) dire che la strategia dei “porti chiusi” riduce i morti in mare è fuorviante. Se prendiamo i numeri in termini relativi, ovvero mettendo i morti in mare in rapporto al numero delle partenze dalla Libia, vediamo che le vittime sono invece aumentate rispetto al governo precedente, quello guidato da Paolo Gentiloni. Basta considerare i dati riferiti alle due principali linee politiche applicate in Italia dal Viminale negli ultimi anni: quella di Marco Minniti e quella di Matteo Salvini. Nel primo caso, a fronte di 56.923 partenze (dato annualizzato) i morti sono stati 1.168. Significa che i morti erano il 2,05 per cento di quelli che partivano dalla Libia. Con Salvini il dato cresce sensibilmente: a fronte di appena 21.988 partenze si sono contati 1.333 morti, cioè il 6 per cento di chi parte.

 

Questi numeri hanno un duplice significato: da una parte, dicono che attraversare il Mediterraneo nel 2019 per i migranti è diventato tre volte più rischioso rispetto a un anno fa. Ma soprattutto, significa che i morti non sono diminuiti dello stesso gradiente con cui sono diminuite le partenze dalla Libia e che la deterrenza non funziona. Per essere più precisi: con Minniti morivano in mare mediamente 97 persone al mese, mentre con Salvini ne muoiono 111. Eccoli i numeri del “successo” dei porti chiusi.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it