La deriva autoritaria del M5s

Durante l'esame del dl sicurezza in Commissione i grillini usano il regolamento contro il Pd e Leu. Nel 2014 era accaduta la stessa cosa. E i Cinque stelle, all'opposizione, avevano occupato l'aula

Roma. I ruoli delle forze politiche cambiano a seconda che si trovino in maggioranza o all’opposizione e questo vale anche per il M5s. Due sere fa, nel corso dell’esame del decreto sicurezza, il presidente pentastellato della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (foto sotto), ha spiegato che a norma dell’articolo 86, comma 8 del regolamento della Camera sugli emendamenti ritirati prima dell’inizio della seduta nessuno può intervenire, neppure coloro che hanno dichiarato di volerli cofirmare. Questo perché solitamente quando l’opposizione vuole fare ostruzionismo, come stanno facendo il Pd e Leu in Commissione, i suoi esponenti dichiarano di firmare anche gli emendamenti presentati dalla maggioranza con lo scopo di poter intervenire anche su di essi e di svolgere più votazioni allungando i tempi.

 

 

 

Nella scorsa legislatura il Regolamento era identico ma i Cinque stelle, allora all’opposizione, non la pensavano allo stesso modo. Il 28 gennaio 2014, nel corso dell’esame del così detto “Italicum”, che riformava la legge elettorale, furono due futuri ministri come Danilo Toninelli e Riccardo Fraccaro a contestare vivacemente l’allora presidente della commissione Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) che provava a spiegare che sugli emendamenti ritirati prima dell’inizio della seduta nessuno poteva aggiungere la propria firma e chi l’avesse già fatto non poteva comunque prendere la parola su di essi. Toninelli (foto sotto) definiva la posizione del presidente Sisto come “una interpretazione ingiustificatamente restrittiva dell'articolo 86, comma 8, del regolamento” e annunciò che avrebbe chiamato in causa la presidenza della Camera e avrebbe chiesto la convocazione della giunta del regolamento. Riccardo Fraccaro protestava perché il ritiro degli emendamenti, consentito ai deputati del Pd “nel corso della notte”, aveva impedito ai Cinque stelle di sottoscriverli e aveva anche “vanificato il lavoro svolto ai fini della presentazione dei subemendamenti alle predette proposte emendative”. Chiedeva dunque che la Commissione non proseguisse con i lavori prima che la giunta per il regolamento si fosse espressa. Toninelli dal canto suo rincarava, con un’interpretazione originale del regolamento, sostenendo che “non dovrebbe essere consentito il ritiro degli emendamenti in Commissione”. L’esame del provvedimento si concluse con l’occupazione della commissione Affari costituzionali, proprio come avvenuto due sere fa da parte del Pd. Stavolta, però, con il presidente grillino Brescia che invitava “a tenere un comportamento più consono alla sede e ad un ordinato svolgimento dei lavori”.

 

 

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