“Sono disperati”. I Cinque stelle non sanno più con chi sistemarsi in Ue

Luciano Capone

Il M5s ci prova anche con i conservatori euroscettici (Ecr), il gruppo di FdI. Ma una fonte dice: “Non otterrà alcun incontro”

Roma. Il Movimento 5 stelle doveva diventare l’“ago della bilancia” a Bruxelles e invece è completamente ininfluente sui nuovi equilibri europei. In campagna elettorale diceva che non sarebbe entrato in nessuno dei vecchi gruppi e invece ora è disposto ad allearsi con chiunque. Anche se poi neppure questa strategia pare funzionare, visto che tutti respingono le avance grilline. La situazione del M5s al Parlamento europeo è veramente difficile e il rischio più concreto è quello di rimanere nella terra di nessuno, tra i non iscritti. E in Europa la non appartenenza a un gruppo parlamentare è una condizione che pone due grossi problemi: uno di tipo economico, perché vuol dire meno soldi e meno personale; l’altro di tipo politico, perché significa essere tagliati fuori dalla gestione del Parlamento, dalla distribuzione delle cariche, dai lavori in commissione. Insomma: un’agibilità politica assai limitata.

    

E per evitare, con i suoi 14 eletti, di essere una grossa anatra zoppa nell’emiciclo il M5s le sta tentando tutte. L’ultima porta a cui i grillini hanno bussato è quella dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), il gruppo di destra dominato dai polacchi del PiS (Diritto e Giustizia) di Kaczynski. Il problema è che il secondo partito del gruppo conservatore è Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che si è opposto all’ingresso del M5s sollevando diversi problemi di compatibilità politica e ideologica. Ma l’ipotesi non ha trovato spazio neppure nel resto del gruppo, che conferma i contatti ma chiude a qualsiasi possibilità di ingresso: “Sono disperati, non otterranno alcun incontro”, dicono al Foglio fonti europee di Ecr, che invece sta per aprire le porte alla destra spagnola di Vox. E il no è arrivato forte e chiaro anche al M5s che smentisce il negoziato: “Non è in corso nessuna negoziazione con il gruppo Ecr, né sono in agenda incontri ufficiali con i loro esponenti”.

   

In contemporanea arriva l’ennesimo no da parte dei Verdi: l’alleanza con il M5s al momento è “impossibile” per la sua alleanza di governo con la Lega di Salvini e per “l’opacità della figura di Davide Casaleggio”, dice al Foglio il copresidente dei Verdi europei Philippe Lamberts. Quali sono le altre opzioni possibili? Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente uscente del Parlamento europeo, ha al momento escluso una riedizione dell’alleanza con la Lega: “No, il gruppo Europa delle libertà e delle nazioni (Enl) e Matteo Salvini non sono un’opzione. Siamo ontologicamente diversi”. Castaldo, che aveva organizzato l’incontro tra Di Maio e i gilet gialli, dopo le elezioni aveva dichiarato di non sentirsi responsabile per il fallimento del progetto di creazione di un nuovo gruppo con bizzarri movimenti che poi non hanno eletto deputati.

   

Il nuovo gruppo è abortito la sera delle elezioni, le trattative con l’Alde sono tramontate la scorsa legislatura e ora sono impossibili, i Verdi continuano a dire no, i sovranisti non vanno bene e ora anche i conservatori chiudono la porta. Quali sono le alternative? Con i popolari è impossibile, con i socialisti manco a pensarci, con la sinistra radicale del Gue c’è l’insormontabile impedimento dell’alleanza a Roma con Salvini. Cosa resta? L’unica soluzione sarebbe rilanciare l’Efdd, l’attuale gruppo di cui il M5s fa parte insieme a Nigel Farage. C’è già stato un incontro tra Castaldo e il leader del Brexit party, ma anche in questo caso non mancano i problemi. Servono almeno 25 deputati di almeno 7 paesi. La prima condizione è soddisfatta, mentre la seconda è più difficile. Attualmente in Efdd ci sono solo tre nazionalità: M5s, Brexit party e AfD, ma i tedeschi hanno già deciso di traslocare nel gruppo di Salvini. E quando avverrà la Brexit – la prossima scadenza è a ottobre – non ci sarà più neppure il Brexit party di Farage.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali