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La cosa centrista di Renzi e Calenda non c’è, ma i numeri dei sondaggisti sì

Oltre la reunion di lunedì. “Un loro partito centrista varrebbe subito il 10 per cento”. Parlano i sondaggisti

18 Maggio 2019 alle 06:00

La cosa centrista di Renzi e Calenda  non c’è, ma i numeri dei sondaggisti sì

Foto Imagoeconomica

Roma. “Valgono almeno il 10 per cento”, dice Fabrizio Masia, direttore di Emg Acqua. “Ma sì, partirebbero – conferma Antonio Noto, che guida Ipr Marketing – da quella base lì: un 8-10 per cento potenziale, e poi chissà”. Di certo, Matteo Renzi e Carlo Calenda partiranno da un incontro milanese, un evento come tanti altri, nella campagna elettorale per le europee, se non fosse che la serata di lunedì prossimo, all’Auditorium della Fondazione Cariplo, ha un po’ il sapore della prova generale. “Una reunion”, l’hanno chiamata loro. E forse svanirà lì, nel clamore effimero dell’happening, o forse sarà il preludio della concretizzazione di un’intesa che non è mai stata piena, neppure nel tempo felice del renzismo imperante, ma nemmeno si è mai tramutata nel suo contrario.

 

“Del resto i due pescano nello stesso stagno”, spiega Roberto Weber, presidente di Ixè. “Sono figure grosso modo sovrapponibili”. E probabilmente anche per questo si sono ritrovati spesso col guardarsi carinamente in cagnesco, anche in questi ultimi mesi, seguendo l’uno le mosse dell’altro con l’ansia di marcarsi, e di stopparsi, a vicenda. “In sostanza entrambi hanno sempre guardato all’elettorato moderato, liberale, progressista”, dice Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research la quale ricorda sempre che “in Italia si vince al centro, e non a caso è a quello che ci si rivolge sempre a ridosso delle elezioni. E così perfino Luigi Di Maio tenta di accreditarsi come moderato; e così anche Matteo Salvini sceglie, come parola d’ordine, ‘buonsenso’”. Ma lo spazio, allora, per una “cosa” di Renzi e Calenda? “Lo spazio c’è”, garantisce la Ghisleri. “Purché non appaia una mera operazione di potere”.

 

“Lo spazio si genera inevitabilmente – osserva Masia – perché la polarizzazione delle idee, questo scontro così muscolare e su slogan così esasperati, tra Lega e M5s, tra europeisti e sovranisti, finisce col creare delle praterie al centro”. Ed è su quelle che dovranno allora provare a correre, se pure mai decideranno di correre insieme, Renzi e Calenda. “Il voto moderato – dice Weber – in Italia non è mai scomparso, è lì da sempre. Mario Monti, nel 2013, mise insieme una coalizione che ottenne il 10,5 per cento, che era tantissimo in quella contingenza. Di quei 3 milioni e mezzo di elettori, quasi l’80 per cento nel 2018 ha votato per il M5s. Ma non si tratta certo di nuovi militanti grillini: è un consenso fluido, volubile”.

 

Ed ecco che allora, laddove la pazza idea di una serata milanese dovesse trasformarsi in qualcosa di solido, “un potenziale dell’8-10 per cento – spiega Noto – sarebbe la base da cui partire”. D’altronde il solo Calenda “non è mai sceso sotto al 4 per cento”, nelle rilevazioni che Emg faceva mesi fa; all’8 per cento lo stima, in questi giorni, Nando Pagnoncelli. Perciò, dice Masia, “il 10 per cento è una valutazione attendibile benché sommaria, al momento”. Un dato che, per Renzi e Calenda, “significherebbe essere – aggiunge Noto – l’ago della bilancia della politica italiana, con una straordinario valore strategico”. Aggregando anche pezzi di Forza Italia? “Certo, se dopo le europee dovesse avvenire il collasso del partito di Berlusconi – riflette Masia – molti degli azzurri che non vorranno lasciarsi fagocitare dalla Lega guarderanno altrove, e un contenitore come quello di Renzi e Calenda potrebbe essere un centro di gravità”. Noto, invece, esorta a non concentrarsi sul ceto politico. “Mi interesserei semmai all’elettorato: e qui sì, direi che forse Renzi potrebbe riuscire davvero ad agganciare i sostenitori passati e presenti del centrodestra. Un’operazione che, da segretario del Pd, era molto più complicata anche per motivi identitari”. Ma con un’altra veste indosso, insieme a Calenda e senza i veti della Ditta e senza simboli carichi di storia, potrebbe farcela? “Di certo non subito dopo le europee. Secondo me – dice Weber – una mossa del genere va fatta tra un anno almeno, quando le ricette folli di Lega e M5s avranno prodotto i loro effetti, e gli elettorati si rimetteranno in viaggio”.

Valerio Valentini

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    18 Maggio 2019 - 12:12

    Silenzio parla Agnese !

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  • guido.valota

    18 Maggio 2019 - 12:12

    Qui si parla del ceto politico e dell'elettorato moderati, quindi bisogna vedere prima di tutto cosa ne pensa la magistratura.

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    Rispondi

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