“Caro Silvio, sbagli”. Parla Toti

Valerio Valentini

“No a ribaltoni: la sola via per il governo di centrodestra è il voto. Ma Salvini prima faccia la Finanziaria”, ci dice il governatore della Liguria

Roma. Sarà che è il 25 aprile – un 25 aprile che lui ha festeggiato, racconta, “in piazza a Genova, come sempre, perché resistenza e liberazione sono patrimonio di tutti” – ma Giovanni Toti cita nientemeno che Filippo Turati per mostrare perché, a suo avviso, Silvio Berlusconi sbaglia. “La via lunga è anche la più breve perché è la sola”, dice il presidente della Liguria. E lo fa per spiegare che, “se è un bene augurarsi che questo governo non faccia altri danni all’economia, sarebbe invece sbagliato puntare a un ribaltone il 27 maggio, all’indomani del voto europeo”.

 

Non spera, dunque, in una nuova maggioranza di centrodestra, che archivi il grilloleghismo? “Certo. Ma farlo attraverso l’ennesima transumanza di deputati e senatori, aprendo una compravendita di parlamentari nella peggiore tradizione del trasformismo italico, non farebbe altro che alimentare quel sentimento di sfiducia verso le istituzioni su cui proprio il M5s prospera. Sarebbe l’immagine emblematica della casta che non vuole andare a casa”. E quindi, che fare? “E quindi direi che, essendo l’autunno la stagione da sempre dedicata alla scrittura della Finanziaria, bisognerà attendere gennaio: a quel punto, ogni occasione sarà buona, e mi auguro che Matteo Salvini

">voglia porre termine a questa strana alleanza, frutto di un compromesso al ribasso, per certi versi inevitabile”.

 

Ma la prossima legge di Bilancio sarà dolorosissima: possibile che Salvini voglia intestarsela per poi andare al voto? “Be’, lui e Luigi Di Maio una responsabilità se la dovranno pur prendere. Hanno voluto questo governo, ne hanno impostato l’agenda economica, hanno anche scritto il Def insieme: ora dubito che Mattarella gli consenta di farsi da parte e lasciare il paese allo sbando, sperando che arrivi qualcun altro a cavarli d’impaccio. E poi, con i voti di chi? Potrebbero anche mettersi le mani dietro la schiena, ma le loro impronte digitali, sui conti pubblici, saranno evidenti a tutti”. E non sarà che, rimandando l’eventuale resa dei conti alla primavera del 2020, Forza Italia potrà avere il tempo di riorganizzarsi? “Diciamo che, se per eterogenesi dei fini dovesse succedere anche questo, non sarebbe un peccato. Però bisogna partire subito, il giorno dopo le europee”. 

  

Partire, ma come? “Serve una costituente allargata”, dice Toti. “Serve, insomma, che il nostro partito e, se lo vorrà, quello di Giorgia Meloni si sciolgano entrambi in un nuovo contenitore con primarie e regole democratiche. E insieme a FI e FdI, dovranno esserci anche quelle liste civiche che sostengono sindaci di importanti città guidate dal centrodestra in tutta Italia”. La Meloni pare d’accordo su tutto, tranne su un punto: a guidare questa nuova “cosa” vuole essere lei col suo partito. “Non credo pensi questo. Ma dubito che FdI, con le parole d’ordine da destra sovranista che ha adottato, possa diventare la casa di tutte le forze più moderate del centrodestra: radicali e liberali, oltre che ex socialisti riformisti”. Un’accozzaglia, dirà qualcuno. “La ricostituzione di quel blocco sociale che non ha più rappresentanza politica, dico io. Il partito del pil, della crescita, della competenza: quella cosa lì, dobbiamo tornare a essere. Ma con forme e metodi nuovi, perché una stagione è ormai finita, e non basta più mostrare di avere il sole in tasca”.

 

Per alcuni sarà Salvini a interpretare quel ruolo, non appena si sarà liberato dei grillini. “Difficile che possa farlo da solo, anche per l’esperienza di governo che sta vivendo col M5s. E non a caso l’agenda economica di questo governo è a trazione grillina”. Salvini a cinque stelle? “La Lega ha maturato due anime. Una è quella ben incarnata dai governatori del nord: Zaia, Fontana, Fedriga; un partito attento alle piccole imprese e alle piccole patrie, con qualche chiusura di troppo ma comunque sensibile al mondo produttivo. Poi c’è l’altra Lega, quella che ha inventato Salvini facendo tesoro del disagio sociale diffuso nel paese, a cui ha dato risposte non sempre liberiste ma spesso più simili a quelle della destra sociale. Per questo le ricette di Lega e M5s spesso risultano simili”. Sta chiedendo a Salvini di cambiare natura? “No, Salvini è quella roba là. Tocca a noi costruire un riequilibrio. Tanti in FI lanciano appelli a Salvini perché diventi altro da ciò che è. Ma preoccupiamoci piuttosto di quello che facciamo noi, diventiamo quel contrappeso che possa riequilibrare la bilancia”.

 

Veramente, in FI, molti accusano proprio lei di fare il fiancheggiatore esterno di Salvini. “Io sono amico e alleato di Matteo. Ma i migliori fiancheggiatori di Salvini sono quelli che gli hanno permesso di dilagare nel campo del centrodestra intestardendosi nel dire che in FI andava tutto bene. Mi ricordano un po’ quegli studenti che aspettano sempre domani, per cominciare a fare i compiti. Forse attendono che Salvini arrivi al 50 per cento, per poi magari elemosinare un posto in lista”. Una scorciatoia, anche questa? “Esatto. Ma che sbuca su una strada chiusa. La via lunga, la via lunga è la sola breve”.

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