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Nell’emirato di Peccioli, la monnezza è oro e il suo totem è la discarica

Chiacchiere con Renzo Macelloni il sindaco della città toscana con i robottini

31 Marzo 2019 alle 06:10

Nell’emirato di Peccioli, la monnezza è oro e il suo totem è la discarica

foto di LigaDue (via Wikipedia)

L’isola della monnezza esiste veramente, ma non è quella paurosa in mezzo al Pacifico. È in toscana, nel comune di Peccioli, cinquemila abitanti nella Val d’Era. Paesino che invece di puntare sulla ribollita ha investito in una discarica che sfama il paese e genera gettiti da emirati. “Tutto è cominciato nel 1989, quando dovevamo decidere se chiudere la discarica locale oppure bonificarla e ingrandirla”, dice al Foglio il sindaco Renzo Macelloni, 68 anni, lista “Peccioli Futura”, uomo “del Pd da sempre, vengo dal partito comunista”, detto anche “il Putin toscano”, perché rieletto varie volte, con consensi putiniani (ma qualcuno sostiene, con spirito toscano, che sia Putin “il Macelloni russo”). “Abbiamo bonificato, ingrandito la discarica, poi fatto il generatore di biogas che produce energia”, dice Macelloni, che negli anni Novanta è riuscito a girare il modello Nimby (non nel mio cortile) richiamando a sé, nel cortile di casa, immondizia da tanti comuni che non la volevano. Adesso il modello Peccioli genera “trenta-trentacinque milioni di fatturato annuo, con sei-sette milioni di utili”, dice il sindaco, “che ricadono direttamente sul comune e sul territorio”.

 

L’emirato di Peccioli ha affidato a Nomisma uno studio: ne vien fuori che nel 2016 la discarica ha prodotto un impatto economico diretto sul territorio di oltre 20 milioni di euro, 174,7 milioni sul periodo 2004-2016. “La discarica processa duecentomila tonnellate l’anno in perfetta sicurezza”, il comune così si permette lussi vari: ci sono robottini che consegnano la spesa a casa, robottini spazzini; incubatori di imprese meglio che nella Silicon Valley. E poi concerti di De Gregori, festival (l’ultimo, organizzato da Luca Sofri, si chiama “Pensavo Peccioli”, ha portato Walter Veltroni, Carlo Verdelli, Michele Serra e Giuliano Ferrara). “E poi l’orchestra del Maggio Fiorentino, e Zingaretti che viene a recitare una cosa apposta per noi”. Insomma, viva la monnezza. “Siamo partiti da una situazione di emergenza, quella in cui versavano tanti paesi come il nostro: l’alternativa era tra mantenere le cose come stavano, cioè una discarica mal gestita, piccolina, che inquinava, oppure prendere coraggio e così abbiamo deciso di trasformarla in un’opportunità: abbiamo fatto una spa, che si chiama Belvedere, di cui il 62 per cento appartiene al comune, e il resto a un migliaio di cittadini”. La Belvedere, di cui Macelloni è stato amministratore delegato nei rari momenti in cui non era sindaco, sul suo sito celebra il Pimby (“Please in my back yard!”) e ha creato “un impianto che potesse convivere in senso estetico emotivo e culturale con la cittadinanza”. Macelloni è lirico. “Un posto dove stare insieme, dove mangiare, dove vivere!”, dice, un po’ come il ponte sognato da Toninelli, ma qui si fa sul serio.

 

La discarica è talmente ganza che ci fanno pure le sfilate di moda: l’anno scorso il patinato magazine How to Spend It ci ha messo le modelle. “La discarica come un’opera d’arte contemporanea in continua trasformazione!”, si entusiasma il Macelloni. E in effetti dalla discarica non escono profluvi bensì addirittura sculture, quattro capoccioni di altrettante figure antropomorfe, che si chiamano “Presenze”, fatte di poliuretano, simbolo delle infinite possibilità del riciclo; son state depositate in loco in elicottero, tipo l’inizio della Dolce Vita, mentre Andrea Bocelli cantava in un concerto esclusivo per i pecciolesi. Nell’isola del rinascimento monnezzaro il 2 aprile ci sarà la presentazione della nuova edizione del FestivalDera (oltre a indotto, la discarica genera calembour), e si sapranno i nuovi prodigi e i nuovi ospiti. Intanto il robottino studiato dall’università.

 

Sant’Anna e dal comune recapita le medicine agli anziani, e il Putin di Peccioli è contento e si avventura verso un nuovo trionfo. “Son diventato sindaco nel 1988 con la vecchia legge, poi con la nuova fino al 2004, poi ho fatto l’amministratore della Belvedere. Nel 2014 non ci pensavo ma mi han convinto a ricandidarmi”. E adesso si ricandida? “Penso proprio di sì. Però non mi dica Putin, che non sono mica fan”.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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Commenti all'articolo

  • sàlibo

    sàlibo

    31 Marzo 2019 - 08:08

    Raccontatelo anche a Fabio Buggiani, sindaco di Bugliano (Pi)

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