Il M5s è l'unico bancomat che garantisce introiti a Casaleggio

Valerio Valentini

Le donazioni a Rousseau sono inconsistenti, ma l’associazione è foraggiata dai parlamentari. Avanzi di cassa? “In beneficenza”

Roma. Richiesti di un chiarimento, hanno sbrigativamente liquidato la questione: “Sono tutte cazzate”. Così, dallo staff di Luigi Di Maio, replicavano ieri a chi cercava una delucidazione. Con maggiore serenità, e con invidiabile candore, dallo stesso entourage confermavano: “Tutti i nostri comitati prevedono che, nel caso in cui avanzino dei soldi, questi vadano a Rousseau”. E infatti, a ben vedere, più che di una eccezione si tratta di una prassi consolidata: un canale diretto che rende il primo partito italiano il principale finanziatore di una associazione privata presieduta e gestita con controllo assoluto e perpetuo da un privato cittadino, Davide Casaleggio.

 

Giovedì, l’Adnkronos ha rivelato l’esistenza di un “Comitato per le rendicontazioni” creato lo scorso 7 agosto da Di Maio, che ne è presidente, e dai due capigruppo: Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. Obiettivo della nuova, finora sconosciuta, istituzione? Gestire le restituzioni che deputati e senatori grillini compiono, versando ogni mese tra i due e i tremila euro che, a norma di regolamento M5s, sarebbero destinate direttamente al fondo per il microcredito. Ciò che però ha creato polemica, specie tra i parlamentari grillini, è quanto scritto all’articolo 16 dello statuto fondativo. Che recita: “Se allo scioglimento del comitato dovessero restare fondi a disposizione, questi verranno devoluti all’Associazione Rousseau”, cioè a Casaleggio.

 

E però, la stessa clausola, è prevista anche nello statuto del comitato elettorale del M5s, costituito a Roma il 18 novembre del 2017 con l’obiettivo di finanziare la campagna elettorale. A presiederlo era Pietro Dettori, guarda caso socio di Rousseau e ora responsabile della comunicazione di Di Maio a Palazzo Chigi; e insieme a lui c’erano Vincenzo Spadafora, attuale sottosegretario alle Pari opportunità, e Dario De Falco, capo della segreteria particolare del vicepremier grillino. “Il comitato – sta scritto nello statuto – si ispira ai valori forti del M5s”, e tra questi, ovviamente, a quello “della trasparenza”. Eppure nessun documento ufficiale attesta cosa ne è stato degli avanza di cassa del comitato elettorale. L’ultimo rendiconto disponibile, approvato il 30 aprile scorso, riguarda l’anno 2017: al 31 dicembre, cioè un mese e mezzo appena dopo la sua fondazione, l’attivo ammontava a oltre 165 mila euro. “Soldi che poi sono stati utilizzati per allestire la campagna in vista del 4 marzo”, precisano nel M5s. Ma il 4 marzo è passato da un pezzo. E l’articolo 17 dello statuto recita: “A seguito dell’espletamento della competizione elettorale, verrà predisposto il rendiconto consuntivo [...] relativo alle spese per la campagna elettorale”. Ebbene, questo rendiconto, al momento, è consultabile? E qui parte una carambola di telefonate: Spdafora dice di chiedere a Dettori, il quale, contattato, non risponde. Dallo staff di Di Maio ci invitano a chiedere allo staff di comunicazione della Camera, sebbene il gruppo parlamentare non abbia nulla a che fare col comitato elettorale. Qui, tuttavia, troviamo una risposta: l’avanzo di cassa, dopo il 4 marzo, è stato di circa 40 mila euro. Soldi che però, ci garantiscono, sono stati “devoluti in beneficenza”. A chi, esattamente: “Croce rosse e scuole”. Scuole? “Sì, attrezzature ginniche e cose di questo tipo”. E’ possibile visionare i bonifici? “Al momento no. Ma appena li avremo, ve li forniremo”. E ovviamente non abbiamo motivo di dubitarne. Quanto al comitato, “è stato liquidato – ci si dice – nel 2019”. C’è un verbale che lo attesti? “Non possiamo esibirlo”. Trasparenza, si capisce, ma con juicio.

 

Così come si capisce, d’altronde, la smania che Casaleggio ha di incassare. Oltre agli introiti che gli frutta il M5s, la sua associazione si finanzia anche con contribuzioni volontarie di attivisti o soggetti terzi. Peccato però che nei trenta giorni intercorsi tra il 15 dicembre 2018 e il 15 gennaio del 2019 le donazioni libere sono ammontate a soli 3.111 euro. Per sua fortuna, però, Casaleggio può contare sul M5s. In quello stesso arco di tempo, infatti, ha incassato dagli eletti grillini circa 34 mila euro. Ogni mese deputati, senatori e consiglieri regionali sono obbligati a versare a Rousseau 300 euro, senza potere sapere come vengono spesi quei soldi, rispetto ai quali non esiste un rendiconto relativo a questa legislatura rintracciabile online. Così funziona la democrazia diretta, del resto. Così, almeno, funzionava nel secolo ventunesimo.

Di più su questi argomenti: