Nicola Zingaretti e Laura Boldrini (foto LaPresse)

I voti del centrodestra sì quelli di Boldrini no. Lo strano senso dei renziani per le primarie Pd

David Allegranti

L'associazione dell'ex presidente della Camera annuncia il sostegno a Zingaretti. Giacomelli e Bini protestano: “Chi è fuori dal Pd non può concorrere all'elezione del segretario”. Ma nel 2012 era Renzi che cercava i delusi da Berlusconi

Roma. Futura, l’associazione di Laura Boldrini, ha più di una simpatia per la candidatura di Nicola Zingaretti al congresso del Pd. Il coordinatore regionale toscano Diego Blasi l’ha detto esplicitamente parlando con l'agenzia Dire, “non siamo iscritti al Pd, ma voteremo Zingaretti alle primarie”, scatenando la reazione dei renziani, contrari alla contaminazione con l’esterno.

 

E’ curioso che siano proprio i sostenitori dell’ex presidente del Consiglio a dirlo - dalla senatrice Caterina Bini al deputato Antonello Giacomelli - visto che anni fa la stessa accusa fu rivolta a Matteo Renzi, intenzionato a conquistare il voto del popolo del centrodestra. “Le primarie del Partito Democratico sono aperte per tutti i nostri elettori. È una constatazione che va sottolineata ai componenti dell’associazione Futura, fondata da Laura Boldrini e che sono elettori di altri partiti, e forse anche a Nicola Zingaretti, che sta incoraggiando questi endorsement impropri”, dice la senatrice Bini. “Chi è fuori dal Pd, chi ha brindato alla sconfitta del referendum, non può concorrere all’elezione del nostro segretario”, aggiunge Giacomelli: “Dopo la disponibilità di Zingaretti a rinunciare al simbolo del Pd, dopo l’ambiguita’ nel giudizio sul M5S, arriva puntuale la “risposta” della galassia di movimenti dell’estrema sinistra con l’annuncio di voler intervenire per tentare di alterare a suo favore l’esito del nostro congresso”.

 

A riprova che non di tratta di sospetti o illazioni, dice Giacomelli, “è Diego Blasi, coordinatore regionale, ad annunciare esplicitamente, e forse ingenuamente, che la Fondazione Futura, di Laura Boldrini voterà e sosterrà la mozione Zingaretti alle primarie di Marzo. Altri, senza annunciarlo, stanno organizzandosi per fare altrettanto. Lo ripeto, sarebbe più leale da parte dello stesso Zingaretti dire con chiarezza che il suo obiettivo è trasformare il Pd in una cosa ideologica, che rimetta insieme tutte le sigle ed i personaggi della sinistra piuttosto che continuare con una ambiguità che non giova ad un confronto vero, trasparente ed aperto.  Non è la mia, la combatto ma considero legittima questa posizione politica purché almeno Zingaretti abbia il coraggio di esplicitarla. In ogni caso, quello che va detto con tutta la chiarezza del caso è che questo è il congresso che decide delle sorti del Pd ed è giusto che sia la comunità degli iscritti e degli elettori del Pd a dire la parola decisiva”.

 

Eppure anni fa, Renzi fu messo sotto accusa per essersi rivolto ai delusi di Berlusconi: “Non ho paura di prendere i voti di chi ha votato centro- destra. Noi del centrosinistra le elezioni le vogliamo vincere”, disse l’ex sindaco di Firenze nel 2012 in occasione della sfida con Pier Luigi Bersani. Quando i voti di centrodestra non puzzavano.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.