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Tra i sindaci in trincea contro il decreto Salvini

David Allegranti

C’è disobbedienza e disobbedienza. Il metodo Orlando non piace a tutti, ma ancor meno piace il decreto sicurezza

Roma. C’è disobbedienza e disobbedienza al decreto sicurezza. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, afferma semplicemente che non lo applicherà. Altri, anche di centrodestra, preferiscono invece un’opposizione dura senza però violare la legge. A Francesco Maragno, sindaco di centrodestra di Montesilvano, il dl Salvini non piace. “I latini – dice Maragno al Foglio – dicevano dura lex sed lex: è una legge dello stato e come tale va rispettata. Noi, finora, abbiamo applicato la legge Bossi-Fini per eliminare i rischi della presenza di immigrati lasciati a se stessi – come avviene con i Cas, Centri di accoglienza straordinaria – concentrandoci sulla valorizzazione degli Sprar”.

  

“Infatti, siamo riusciti a far chiudere due Cas (che ospitavano circa 500 persone che stavano per raddoppiare), gestiti da privati, e a passare al sistema Sprar, gestito direttamente dal comune tramite l’Azienda speciale per le politiche sociali”. In questo modo, spiega Maragno “siamo riusciti a ridurre enormemente la presenza di questi sventurati, spesso facile manovalanza per la criminalità, a poco più di 100. Dopo la chiusura dei Cas e lo sgombero di quello che era considerato uno dei ghetti più pericolosi d’Italia, dove c’erano 300 immigrati che si erano impadroniti di 48 appartamenti, nei pressi della zona alberghiera della nostra città (ricordo che Montesilvano è la località turistica più importante d’Abruzzo visto che accoglie 550 mila presenze turistiche ogni anno), ci siamo potuti dedicare alla gestione degli Sprar. Volutamente abbiamo distribuito l’accoglienza dello Sprar su tutto il territorio cittadino, con la presenza di famiglie e di donne. Alcuni aspetti del decreto sicurezza sono condivisibili, altri sono da rivedere, secondo me, e con l’Anci, in cui faccio parte come componente della Commissione immigrazione e politiche per l’integrazione, avevamo suggerito diverse modifiche al decreto che però, purtroppo, non sono stati presi in considerazione”.

 

Maragno condivide la protesta dei sindaci? “Condivido la preoccupazione su un aspetto di primaria importanza e su cui tanti colleghi sindaci, come me, si sono impegnati in prima persona per governare l’emergenza immigrati, venendo in soccorso del governo su una problematica che non rientra minimamente tra le competenze dei comuni. L’abbiamo fatto per spirito di solidarietà nei confronti del governo in difficoltà e ci saremmo aspettati, da parte di quest’ultimo, di essere presi in considerazione nel confezionamento della normativa cosa che, purtroppo, non è avvenuta con la conversione in legge”.

 

Ilaria Caprioglio, sindaco di Savona di centrodestra, nelle settimane scorse aveva criticato il dl sicurezza, soprattutto per il depotenziamento dello Sprar. Oggi però non condivide la sortita di Orlando e spera che intervenga l’Anci per avviare un tavolo di concertazione: “In merito alle recenti prese di posizione di alcuni sindaci che invitano alla disapplicazione del decreto sicurezza, definito ‘criminogeno e disumano’ – dice al Foglio – mi rivolgo al presidente dell’Anci, l’organismo che da sempre rappresenta tutti gli amministratori al di là dei singoli orientamenti politici, affinché venga avviato un confronto che coinvolga i massimi organismi dell’associazione, a partire dal direttivo e dal consiglio nazionale. Sono infatti molti i sindaci convinti che il decreto sicurezza contenga princìpi condivisibili e giusti. Ritengo necessario un tavolo di concertazione al fine di comprendere le ricadute concrete di tale decreto sui territori, scongiurando al contempo il rischio di strumentalizzazioni dell’Anci per sostenere le posizioni politiche di una parte del paese”. Nel centrosinistra, gli ex sostenitori della defunta mozione Minniti preferiscono una strada alternativa a quella di Orlando.

 

Anche a Dario Nardella, sindaco di Firenze (Pd), il decreto sicurezza non piace, perché “genera caos e aumenta l’insicurezza nelle nostre città. Ci troveremo da qui alle prossime settimane migliaia di immigrati richiedenti asilo in mezzo alle strade, che finiranno tra le mani della criminalità organizzata o comune”. Tuttavia, “a Firenze non violeremo alcuna legge, io non darò istruzioni in questo senso, ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro, delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto, in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale, non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti”. Firenze insomma ha il suo modello, “è un modello che coniuga legalità e accoglienza. Il mio è buonsenso, non è buonismo”. Nardella annuncia un possibile ricorso alla legge, anche se la via da seguire è un po’ complicata: “Stiamo valutando insieme ai nostri avvocati e ad alcuni costituzionalisti una strada perché si possa arrivare alla Corte costituzionale, ben sapendo che i comuni non hanno facoltà di fare ricorso diretto”.

 

Concorda il sindaco di Bergamo Giorgio Gori (Pd): “Lo ripetiamo da mesi: la legge 113/2018 – nata dal decreto Salvini su immigrazione e sicurezza – anziché mettere ordine nella gestione interna del fenomeno migratorio, produce irregolarità e insicurezza. Al di là dell’articolo 13, sospetto di incostituzionalità, su cui il sindaco di Palermo Orlando ha annunciato la ‘disobbedienza’ della sua amministrazione, la questione di gran lunga più grave è la cancellazione (con poche marginali eccezioni) del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che si traduce in un forte aumento dei dinieghi e del numero di stranieri che – ben lungi dall’essere rimpatriati – resteranno sul territorio da irregolari, condannati a vivere di espedienti”. Tutto questo “porterà a una crescita dei reati e dell’insicurezza nelle città, esattamente l’opposto di quanto Salvini dichiara di voler perseguire”. Per contro, dice Gori, “solo l’integrazione basata sul lavoro e sul rispetto delle regole può garantire un’esistenza dignitosa agli immigrati e maggiore sicurezza ai nostri concittadini. Condivido pertanto la richiesta di convocazione urgente di un incontro tra ministero dell’Interno e sindaci per affrontare i problemi che questa legge è destinata a creare sui territori. E auspico un rapido pronunciamento della Corte costituzionale sui diversi profili di possibile incostituzionalità della legge, a partire dall’articolo 13, da più parte denunciati”.

 

Aggiunge Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria: “Abbiamo chiesto un tavolo di confronto con il Viminale per capire se esistono le condizioni di dialogo che possono portare a rivedere alcune parti di questo decreto sicurezza che ha evidenti ricadute negative sui territori. Purtroppo le reazioni che abbiamo avuto sono figlie di un mancato dialogo a monte”.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.