cerca

Nannicini ci spiega perché con i 5 Stelle non ci si va neanche a cena

“Calenda? Il suo posto è nel Pd. Non si rinvia il congresso perché a qualcuno manca il candidato ”, ci dice il senatore dem

Email:

allegranti@ilfoglio.it

11 Dicembre 2018 alle 06:20

Nannicini ci spiega perché con i 5 Stelle non ci si va neanche a cena

Roma. “Io dico da marzo che il congresso andava fatto dopo le europee, per prenderci il tempo di lavorare tutti insieme sul rilancio del Pd, oppure andava fatto subito, già a settembre, per fare chiarezza”, dice al Foglio il senatore Tommaso Nannicini, che non apprezza per nulla la proposta di chi, come Carlo Calenda (intervista a Repubblica di ieri), chiede di rinviare il congresso. “Si è scelto una via di mezzo, ma ormai è inutile piangere sul latte versato. E trovo un po’ strano che sollevi il problema chi non ha il candidato che voleva”. Adesso, dice Nannicini, che al congresso sostiene Maurizio Martina, “il rinvio non ha senso. Non è il momento di direttori o caminetti, dobbiamo scommettere sulla voglia di partecipazione dei nostri iscritti ed elettori. Vedo invece serpeggiare la paura di far scegliere la nostra base. Ad alcuni le primarie piacciono solo se c’è un vincitore già sicuro a tavolino, così sanno con chi schierarsi”. Certo, spiega Nannicini, “il Pd non basta, dobbiamo andare oltre. Ma pensare di farlo facendo tabula rasa delle tante energie che fanno politica nel Pd è una follia. Noi abbiamo fatto una proposta chiara: il segretario del Pd legittimato dalle primarie formi subito un governo ombra aperto alla società civile e alle forze politiche che ci stanno, per costruire e rendere plastica l’alternativa a questo governo di irresponsabili”.

 

C’è chi teme un Pd alleato con i Cinque stelle. E’ realistico? “Noi abbiamo detto con chiarezza: mai con i 5 Stelle. Se cade il governo in questa legislatura non ce ne sarà un altro con l’appoggio del Pd. E non sono pensabili alleanze con i grillini: perché hanno una visione della democrazia che uccide partiti, sindacati e associazioni piuttosto che rinnovarli; perché propugnano un giustizialismo che calpesta i diritti degli innocenti; perché fanno una politica economica che usa il futuro come una discarica dove nascondere le scorie radioattive della loro demagogia; perché mettono a rischio la costruzione europea; perché inseguono Salvini sull’immigrazione invece di proporre un modello di integrazione. Altro che ‘disgelo’ con i 5 Stelle come propone il coordinatore della piattaforma programmatica di Zingaretti. Sono alternativi a noi. Il congresso dovrà sciogliere anche questo nodo”. Insomma, “smettiamola di parlare di nomi e parliamo di idee. Come si dà risposta alla domanda di protezione delle persone quando il ruolo dello Stato nell’economia non è più il 20 per cento come ai tempi del New Deal di Roosevelt ma il 45 per cento come oggi? Difficile farlo senza ripensare il ruolo dello Stato e del diritto amministrativo, in Italia più che altrove”.

 

E ancora, si chiede Nannicini: “Come si difende il modello sociale europeo in un’economia sempre più immateriale dove anche la base imponibile è immateriale perché le multinazionali fanno quello che vogliono? Come si fa toccare con mano alle persone il diritto a un’istruzione di qualità dalla culla alla tomba? Come si risponde alle transizioni ecologica, tecnologica e demografica allargando le opportunità anziché restringerle? O parliamo di questo o il nostro fare politica non ha senso”. Calenda dice le stesse cose che “proponiamo noi, dal governo ombra al no ai 5 Stelle, passando per la voglia di andare oltre una visione rigida e scolastica del riformismo. Se guardo alle idee, mi risulta difficile comprendere perché non sostenga il progetto politico che stiamo costruendo. Per me lui è un punto di riferimento. Adesso però la mia ossessione non è convincere qualche big del partito, ma iscritti ed elettori. Non abbiamo bisogno del club degli ex ministri, ma di un’ondata di aria fresca, come quella che sta attraversando i democratici negli Stati Uniti. Il problema è che queste ondate non le inventi, devi prepararle e accudirle, per esempio cambiando il partito come proponiamo noi, puntando sui territori, sul referendum degli iscritti, su associazioni autonome, su una piattaforma che metta a rete sociale e digitale. Se ci crediamo, ce la possiamo fare”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi