Il Pd alla ricerca del candidato unitario

David Allegranti

Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e responsabile enti locale del partito, parla del congresso: “O troviamo un nome che unisce oppure andiamo al voto alle Europee con Maurizio Martina”

Roma. Serve un candidato unitario al congresso del Pd, dice il capogruppo alla Camera Graziano Delrio. Come lui la pensa Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e responsabile enti locali del Pd, secondo cui se i Democratici non sono in grado di trovare un candidato unico allora è meglio proseguire con Maurizio Martina fino alle Europee. “Non possiamo fare un congresso che anziché creare un effetto positivo ne crei uno negativo. Quindi ci sono due tipi di congressi che non possiamo permetterci”, dice Ricci al Foglio.

 

“Uno è quello in cui si candidano tutti e dove vengono fuori venti candidati. Sarebbe la disgregazione. L’altro è un congresso fra renziani e anti-renziani. Se conosco bene il nostro elettorato potenziale, alle primarie corriamo il rischio di spaccarci a metà. Così come corriamo il rischio di fare un congresso sul passato piuttosto che sulle cose da fare. E questo non servirebbe a niente, anzi sarebbe dannoso”. Oltretutto, dice Ricci, bisogna tenere conto che “siamo a pochi mesi dalle elezioni europee e dalle amministrative in cui vanno a votare 4 mila comuni su ottomila”.

 

Quindi “è chiaro che noi dobbiamo cercare di fare il congresso prima possibile. Domenica scorsa però la nostra gente in piazza ci ha chiesto unità. Quindi o siamo in grado, come dice Delrio, di trovare un accordo su una candidatura unitaria, autorevole, che interpreti non dico l’unanimità ma comunque una larghissima parte in questa fase nuova, per costruire un’alternativa riformista e di popolo al governo dei populisti in vista delle Europee. Oppure l’alternativa è continuare a dare tutti una mano in maniera leale al segretario Martina, cercando di affrontare le elezioni amministrative ed europee. Le altre soluzioni ci fanno male e mettono in discussione il risultato che possiamo raggiungere in questi due appuntamenti. Sono contento che personalità come Delrio facciano sostanzialmente ragionamenti molto simili a quelli che sto facendo da tempo. Sono settimane che mi sgolo per spiegare che i congressi servono per rafforzarci, non per dividerci sul passato”.

David Allegranti

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.