Ricostruire in fretta il ponte Morandi senza Autostrade non si può

Valerio Valentini

Le promesse di Toninelli rallentano i lavori per ripristinare il viadotto. L’ipotesi del subappalto a Fincantieri

Roma. Non è solo il fastidio per la propaganda. Il problema è che le frasi sconclusionate di Di Maio e Toninelli, sulla vicenda del ponte di Genova, costano tempo e soldi, oltreché la fatica dei tecnici dei ministeri. Quelli del Mit trattengono a stento l’insofferenza: “Per dare anche solo in parte seguito alle promesse improvvide del ministro, tocca a noi cercare soluzioni giuridiche al limite”, sbottano. E così, nel delirio delle ore più drammatiche della tragedia, lo stato maggiore del M5s straparla di nazionalizzazioni e processi sommari. “Autostrade non metterà una pietra per il nuovo ponte”, insiste Di Maio.

 

E qui sta il punto: perché ricostruire in fretta il viadotto Polcevera senza coinvolgere Aspi non si può. Al Mit hanno cercato di spiegarlo a Toninelli, ma lui niente. E allora la soluzione ipotizzata, ora, è quella di ricorrere a un codicillo del Codice degli appalti, che permette all’impresa affidataria di assegnare fino al 30 per cento dei lavori a una ditta in subappalto. “Sarebbe l’unico modo per far entrare in gioco Fincantieri ed evitare contenziosi legali”, dicono dal governo. Solo che fare questa operazione senza la cooperazione di Aspi appare quantomeno proibitivo. “Faremo una modifica normativa”, ribattono i grillini. E sia pure. Seppur tra rischi di pasticci e lungaggini, potrebbe anche starci. Forse. Ma in ogni caso, una volta ricostruito da Fincantieri, il ponte da chi verrebbe gestito o manutenuto? Di certo non dal colosso della cantieristica navale: l’unico a poterlo fare, almeno in un primo momento, è proprio Aspi. Anche Giorgetti ha provato a spiegarlo a Toninelli.

Insomma, Aspi al tavolo della ricostruzione deve sedersi, al di là delle sue responsabilità sul crollo. Gli unici a non averlo capito, sono Di Maio e Toninelli.