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Il decretino del governo sul ponte diventa lo spot dell’immobilismo grillino

Regione, comune, Austostrade e Fincantieri lavorano a una soluzione. La confusione di Toninelli complica la mediazione della Lega

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

14 Settembre 2018 alle 20:24

Il decretino del governo sul ponte diventa lo spot dell’immobilismo grillino

Antonio Conte a Genova (foto LaPresse)

Roma. Era una ricorrenza troppo importante per Genova, a un mese esatto dal crollo del ponte Morandi, e il governo che su questa tragedia ha fatto un’importante investimento politico non poteva presentarsi senza nulla in mano. “Tornerò a Genova, ma non a mani a vuote – ha infatti twittato il presidente Giuseppe Conte dopo il Consiglio dei ministri –. Porterò con me il Decreto Emergenze che contiene misure per famiglie e imprese colpite e una soluzione per ricostruire presto il ponte”. Ma il governo si è presentato con una scatola vuota. Il “decretone”, così lo aveva battezzato in Parlamento il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, è in realtà un decretino. Non affronta le risposte fondamentali che la città aspetta e non c’è alcun riferimento preciso su tre importanti questioni che pure erano state annunciate: il nome del commissario straordinario, chi e quando dovrà ricostruire il ponte, il futuro della concessione di Autostrade.

 

E nonostante ci sia poco o nulla, il decreto è stato approvato “salvo intese” con il comune e la regione. Una formula ambigua, perché in genere l’intesa con gli enti locali si trova prima e non dopo, che però cerca di nascondere il vero disaccordo che c’è all’interno del governo. La questione è semplice. Toninelli e il M5s hanno promesso cose incoerenti e irrealizzabili. Il sindaco di Genova Marco Bucci e il presidente della Liguria Giovanni Toti vogliono, con maggiore senso pratico, che la viabilità cittadina venga ripristinata il prima possibile. E in mezzo c’è la Lega, alleata a Roma con gli uni e a Genova con gli altri, che cerca di mediare tra le esigenze politiche del M5s e quelle concrete degli amministratori locali.

 

La linea di Toninelli e del M5s è che la ricostruzione debba essere affidata a una società pubblica come Fincantieri così il ponte “avrà il timbro dello stato”, ma a pagarlo sarà Autostrade che “non metterà neanche una mattonella”. Già questa soluzione, che non è presente in questi termini nel decreto ma è rimandata alle facoltà del commissario che deve ancora essere scelto, ha diversi problemi: il primo è che per contratto, secondo cioè l’art. 3 della convenzione con lo stato, è ad Autostrade che tocca ricostruire l’infrastruttura.

 

Su questo punto poi c’è un altro elemento che ingarbuglia ulteriormente la situazione, contribuendo a non risolvere i problemi. Nel decreto il governo non revoca la concessione ad Autostrade, che quindi resta titolare della ricostruzione, ma dice che la decadenza della concessione è un obiettivo da raggiungere quanto prima. Eppure il giorno precedente il decreto, a “porta a Porta”, davanti al plastico del ponte di Bruno Vespa, Toninelli continuava a fare una confusione incredibile sulla vicenda: da un lato sosteneva che la ricostruzione di Fincantieri avverrà “rimanendo all’interno della convenzione” e dall’altro diceva che il governo avrebbe ottenuto la decadenza “per inadempimento con il procedimento amministrativo che durerà 150 giorni”. Ma si smentiva esattamente 10 secondi dopo, dicendo che la concessione ad Autostrade sarà tolta per via legislativa, proprio per evitare le lungaggini amministrative: “Noi quel contratto lo facciamo decadere per legge, faranno dei ricorsi ma la Corte costituzionale deciderà tra uno o due anni”.

 

Era evidente che la confusione mentale del giorno prima non potesse essere tradotta in un decreto sensato e conforme alle leggi il giorno dopo. E infatti, alla fine, la Lega ha stoppato il testo che Toninelli aveva presentato a scatola chiusa per far approvare una scatola vuota, necessaria per la visita del premier Conte a Genova, ma da riempire nei giorni successivi in accordo con gli amministratori locali.

 

Mentre Toninelli e il M5s cercano di sbrogliare la matassa di annunci e soluzioni improvvisate, c’è chi già è al lavoro per una soluzione tempestiva, conforme dal punto di vista legale e accettabile da quello politico. Esiste e si è già riunito un gruppo di lavoro tra regione, comune, Autostrade e Fincantieri per progettare e realizzare il nuovo ponte magari attraverso un consorzio di cui Autostrade sarà stazione appaltante (in una posizione mediaticamente defilata, chissà). La Lega, che in questa vicenda ha il ruolo di mediatore, avrà il difficile compito di condurre il governo verso questa strada.

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