Passeggiate romane

I renziani spaccati in vista del Congresso

L’altro giorno era Anna Ascani, oggi è Teresa Bellanova, domani chissà: forse Maria Elena Boschi? O di nuovo il neghittoso Delrio? La verità è che i renziani non hanno idea di chi candidare alla segreteria del Partito democratico, anche se il Congresso si avvicina. Entro novembre saranno costretti a prendere una decisione, anche perché Nicola Zingaretti è sceso in campo ormai da mesi. Nel frattempo, però, i renziani sembrano più propensi a dividersi tra di loro sull’argomento, divisi come sono tra chi, come Lotti, con una punta di realismo vorrebbe che la corrente dell’ex segretario si posizionasse su Zingaretti per evitare una sonora sconfitta. Maria Elena Boschi, però, non la pensa affatto come l’ex ministro dello Sport: “La candidatura di Zingaretti non mi convince”, dice la deputata del Pd. E, almeno finora, Renzi la pensa come lei.

 

Un insperato aiuto ai renziani che sono ancora incerti sul da farsi potrebbe venire dal mondo che gravita attorno all’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e al leader dei metalmeccanici della Cisl Marco Bentivogli. Si tratta di un’area che è preoccupata per quello che potrebbe accadere in caso di scontro dentro il partito tra renziani e sostenitori di Zingaretti. Un’area che ritiene che, sia che vincano gli uni sia che invece abbiano la meglio gli altri, il Pd in questo modo si spaccherà quasi a metà. Ed essendo nelle condizioni in cui è, il rischio è che esploda definitivamente. Per questa ragione si sta pensando di lanciare un appello in extremis a Paolo Gentiloni, che in questo momento appare un po’ defilato. Certo, i rapporti tra ex premier ed ex segretario sono più che deteriorati, ma se Gentiloni scendesse in campo non sarebbe facile per Renzi contrapporgli un candidato suo. Lo stesso dicasi per Nicola Zingaretti.

 

Con l’ex presidente del Consiglio in campo, il governatore del Lazio con tutta probabilità farebbe un passo indietro. La garanzia per tutti (a partire da Gentiloni che non vorrebbe proprio fare il segretario) sarebbe rappresentata dal fatto che l’ex premier incarnerebbe comunque la figura di un segretario di transizione che resta alla guida del partito due anni, cioè il tempo necessario per “risanare” il Pd.

 

Dalle parti della Lega si racconta che Matteo Salvini sia assai preoccupato per i sondaggi che stanno uscendo in questi giorni. La cosa a tutta prima sembrerebbe avere del paradossale visto che il Carroccio è dato in costante ascesa in ogni rilevazione di questi ultimi mesi. Ma il fatto è che Salvini ritiene che la Lega sia sovrastimata ad arte. L’obiettivo? Questo: se alle elezioni europee il Carroccio non prendesse più del 30 per cento si potrebbe dire che in fondo Salvini è andato male. Certo che da quando è andato al governo il leader della Lega vede complotti un po’ dovunque.

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