Caos renziano in vista del congresso del Pd

Salvatore Merlo

[questo articolo è stato modificato mercoledì 5 settembre 2018 alle ore 13.17] Roma. Matteo Renzi ha smentito di aver chiesto ad Anna Ascani, trentenne deputata dell’Umbria, di candidarsi alla segreteria del Pd. Eppure è la stessa Ascani ad aver definito, scrivendo al Foglio in più di una chat whatsapp, non solo probabile, ma “molto possibile” la sua candidatura al congresso contro Nicola Zingaretti. Si deduce che ci sono problemi nel gruppo renziano, e più in generale all'interno del Pd, dove l'asse degli equilibri interni ­ Franceschini, Emiliano… – si sposta in blocco sulla ormai fortissima candidatura di Zingaretti. E c'è allora chi, tra i renziani, ritiene che una candidatura di bandiera come quella della giovane Ascani possa essere utile e chi invece – a quanto pare adesso anche Matteo Renzi – riterrebbe umiliante una sconfitta. Chissà. Efficace in televisione, puntuta sui social, giovane e donna, Ascani corrisponde d'altra parte al profilo che da mesi l’ex presidente del Consiglio disegnava nell’aria quando immaginava un nome che potesse correre per la segreteria del partito. Quando mesi fa Renzi si lasciava andare a confessioni e ragionamenti, spiegando agli amici che “il prossimo segretario dovrà essere una donna”, alcuni avevano pensato a Maria Elena Boschi alimentando sussurri, sollevamenti di sopraccigli e ricostruzioni improbabili, mentre persino i collaboratori più vicini all’ex ministro Boschi spiegavano che “non è un nome spendibile”.

 

Da alcuni giorni anche l’idea interessante che il candidato, in questo non di bandiera, potesse essere Marco Minniti era stata archiviata. E allora sembrava potesse davvero toccare ad Ascani, a quanto pare: liceo classico, laurea in Filosofia, smalto, tacchi alti, pensiero rapido e parola tagliente, capace persino di smentire una notizia di cui è lei stessa la fonte. Figlia di un ex vicesindaco democristiano di Città di Castello, lettiana e poi renziana, abile a districarsi nelle lotte di fazione scegliendo sempre quella vincente, venerdì scorso la deputata si era rivolta così a Nicola Zingaretti, dopo l’apertura del presidente del Lazio al dialogo con i Cinque stelle e le critiche all’antropologia elitaria di Emmanuel Macron: “Tra la copia e l’originale la gente sceglie l’originale. Quindi se il progetto di Zingaretti non è trasformare il Partito democratico in un Movimento cinque stelle sbiadito, è bene che sappia che la polemica élite vs popolo, l’anti macronismo e le teorie neopauperiste sono patrimonio d’altri. Per fortuna”. Quella della giovane Ascani, a questo punto tramontata, sarebbe stata una candidatura capace di funzionare sul piano comunicativo, ma anche una candidatura poco più che di bandiera contro la corazzata del consenso organizzato di Zingaretti. Sarebbe stato un favore di Renzi al probabile prossimo segretario? In parte sì. Una mano tesa. Un accordo di non belligeranza, quasi di cogestione. Ma qualcosa è saltato, in un ambiente che si dibatte tra nervosismo e incertezza.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.