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L’incapacità di distinguere la fuffa dalla realtà spiega la fine dell’opinione pubblica

L'elettorato italiano non è in grado di avere una percezione dei problemi del paese basata su dati reali. Una sorta di suicidio collettivo

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

1 Settembre 2018 alle 06:27

L’incapacità a distinguere la fuffa dalla realtà spiega la fine dell’opinione pubblica

Foto Pixabay

Se l’Italia fosse un paese dotato di un’opinione pubblica con la testa sulle spalle, l’incredibile sondaggio pubblicato due giorni fa sulla prima pagina del Financial Times, relativo all’incapacità del nostro elettorato di avere una percezione dei problemi del paese basata su dati reali e non su dati farlocchi, avrebbe dovuto costringere i principali soggetti dell’informazione italiana a guardarsi allo specchio, ad accendere il computer e a rivolgersi ai propri lettori o ai propri telespettatori con un messaggio composto da tre...

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    03 Settembre 2018 - 00:12

    Dice "di questi tempi, meglio non avere un mutuo a tasso variabile". Combinazione ho un mutuo a tasso variabile e posso assicurare che, grazie a Draghi, sta messo piuttosto bene, visto che il tasso reale è tuttora negativo. Il grosso problema c'è stato invece nel 2008 quando, in piena crisi e dopo il fallimento di Lehman Brothers, l'allora governatore della BCE Trichet continuava insensatamente ad alzare i tassi, portando il mio mutuo da un iniziale 3% a più del 6%, e senza nessun pericolo né sovranista né populista. L'unico pericolo è stato quello o di un incompetente o di uno che perseguiva altri interessi (magari francesi, perchè no)

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Settembre 2018 - 13:01

    Al direttore - La cosiddetta opinione pubblica non è altro che un grande insieme, diviso in sottoinsiemi, di brave persone, manipolabili, suggestionabili, condizionate dalla loro eccitata peristalsi intestinale fuori controllo. Per tenerla costantemente attiva, ogni parte ricorre tramite il quarto potere, l’informazione, ad ogni stimolo pensabile. True and Fake, perdono il loro originale significato: diventano intercambiabili secondo convenienze e tattiche contingenti. Si può chiedere al grande insieme di riuscire autonomamente a separare il grano dal loglio? Non credo. In epoca di esaltate peristalsi, solo fattori esterni possono avere, con le buone o con le cattive, la capacità di ricondurle alla loro necessaria, ma quieta, funzione fisiologica. Non è auspicabile soluzione, non sarà un pranzo di gala, ma se il convento non passa altro …

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  • lakejku

    01 Settembre 2018 - 17:05

    Io amo leggere Il Foglio per il tempo che mi fa prendere, per gli scossoni che mi dà e anche per le incazzature che mi fa venire ma non è mai un giornale che mi liscia per il pelo....e invece in tutti i questi anni ho letto, visto, ascoltato giornalisti che hanno parlato allo stomaco e all'ano dei cittadini. Si sono dimenticati testa e cuore.

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  • gianaott

    01 Settembre 2018 - 16:04

    Perfetto Direttore, ma secondo lei quando mai l' opinione pubblica è stata in grado di esprimere una valutazione ponderata sulle vicende politiche e storiche? Il fatto è che, in passato, questa si fidava della guida di esperti e/o di politici di ampio respiro. Oggi, nell' ottica dell' "Uno vale Uno", la maggior parte della popolazione "brancola nel buio" della scarsa cultura e della informazione superficiale eppure, nonostante ciò, ciascuno si sente autorizzato a "pontificare" . Temo che questo nuovo Medio Evo sia solo appena cominciato!

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