Sarà Conte? Il sacrificio di Di Maio non evita il botto nel centrodestra

Redazione

Meloni allude al tradimento di Salvini, Berlusconi prepara una riunione di opposizione: “Votiamo contro la fiducia". La tregua per le amministrative

Roma. Giorgia Meloni lascia Matteo Salvini nella stanza dei gruppi, a Montecitorio, inforca le scale, scende a mensa: è livida. Agli amici racconta da diversi giorni di sentirsi tradita e truffata dal leader della Lega, che l’ha tenuta lontana dal patto generazionale con Luigi Di Maio, che l’ha volutamente sottoposta all’umiliazione dei veti a cinque stelle assieme a Berlusconi, e che le ha chiesto i voti di Fratelli d’Italia in Senato in cambio “di un po’ di noccioline, come se fossimo in vendita. E invece non lo siamo. E’ troppo tardi adesso”. E’ il secondo “tradimento”, questo di Salvini nei confronti di Meloni, forse quello definitivo, dopo le comunali di Roma (quando Salvini la convinse a candidarsi sindaco per poi mollarla). “Non siamo mai stati disponibili, mi dispiace se qualcuno lo ha pensato, a fare da stampella a chicchessia”, dice il capogruppo Fabio Rampelli, che invece forse a entrare in maggioranza ci aveva pensato più di altri, nel partito. Taglia corto Meloni: “Adesso siamo all’opposizione”. Il centrodestra finisce così, di fatto. Per adesso. Tocca a Forza Italia. Martedì mattina si riunisce il direttivo del gruppo parlamentare, poi Silvio Berlusconi probabilmente convocherà a Palazzo Grazioli un ufficio di presidenza, ma solo quando sarà ufficiale la notizia che tutti sanno: Giuseppe Conte, professore di diritto alla Luiss, è il nome fatto da Salvini e Luigi Di Maio al Quirinale, e verosimilmente sarà incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

“Opposizione chiara”, dice Mariastella Gelmini, la capogruppo alla Camera, quando spiega le m osse future ai suoi deputati. Fratelli d’Italia e Forza Italia dunque voteranno contro la fiducia al nuovo governo, “ma le giunte regionali e comunali dove governiamo insieme terranno”. Ed è evidentemente questo, tra Berlusconi e Meloni da una parte, e Salvini dall’altra, un rapporto sospeso, da verificare, che spinge i più spavaldi tra i leghisti a dire che “se le cose stanno così finirà che ci prenderemo anche i voti di tutto il resto del centrodestra”. Chissà. Fino all’ultimo il Cavaliere (ma anche Meloni) aveva detto a Salvini che “se il presidente del Consiglio lo farai tu o un altro leghista va bene. Ma non un cinque stelle, e non un tecnico”, con il sottotesto: sarebbe un tradimento anche nei confronti del nostri elettori. Sarà il professor Conte, a quanto pare. E dunque tutto si rompe, pur senza rompersi.

 

“Il centrodestra è più vivo che mai. E’ granitico”, diceva Salvini, sabato, a Milano durante il rito dei gazebo sul contratto di governo. “L’alleanza regge”, dice adesso Maurizio Gasparri, con poca convinzione. Poi ammette: “Il nostro rapporto con la Lega è sottoposto a una dura verifica”. Per adesso, e per qualche mese, non accadrà nulla nel campo squassato del centrodestra. Si dovrà formare il governo, aspettare il primo giro di nomine a giugno: Rai, Corte costituzionale, Csm… Poi ci saranno le elezioni amministrative, un altro passaggio che induce alla prudenza, alla cautela, ai freni tirati. Poi qualcosa accadrà. Che l’offerta politica del centrodestra debba rinnovarsi è un’esigenza avvertita anche ad Arcore dal Cavaliere, che sempre smania. Si parla di un nuovo gruppo dirigente, di premiare le prime file dei quaranta-cinquantenni. E c’è chi si spinge a immaginare un nuovo partito unico, un ri-Pdl, anche con Giorgia Meloni. Massa critica da contrapporre a Salvini.