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La Lega avverte Di Maio: "Non si può essere moderati per fare la rivoluzione"

Il vicesegretario del Carroccio Lorenzo Fontana parla delle divergenze con il M5s: “Non vogliamo fare un governo a tutti i costi. Dobbiamo fare le cose per cui i nostri elettori ci hanno votato” 

15 Maggio 2018 alle 16:53

La Lega avverte Di Maio: "Non si può essere moderati per fare la rivoluzione"

Lorenzo Fontana. Foto LaPresse

A chi gli fa notare che sembra piuttosto pessimista, Lorenzo Fontana obietta che il suo è semmai "realismo". Il vicesegretario della Lega, del resto, dispensa cautela sin dall'inizio di questa trattativa tra il Carroccio e il M5s. "All'indomani del via libera di Silvio Berlusconi, quando tutti esultavano, io dicevo che ancora era tutto da definire. E così è".

  

Ma il discorso di Matteo Salvini di ieri al Quirinale va letto come un passo indietro, Fontana?

"Va letto per quello che è. Un avviso a tutti: la Lega non fa governi tanto per farli, o per vivacchiare. Per questo Salvini dice di volere le mani libere".

  

E' un messaggio rivolto al Quirinale, che a vostro giudizio vorrebbe limitare la vostra autonomia?

"Dico solo che noi nel nostro programma ci crediamo. E quello che c'è scritto, vogliamo realizzarlo".

 

E le trattative con Luigi Di Maio?

"Vanno avanti, ovviamente, ma non si può negare che su alcuni punti, per noi irrinunciabili, le distanze restano".

  

Quali?

"Sull'immigrazione, ad esempio. Noi vogliamo intervenire sul serio, non con palliativi. E sul rapporto con l'Europa. Va bene mediare, parlare, cercare compromessi: ma alcuni parametri vanno ridiscussi con fermezza. Bisogna pretendere di cambiare questa Europa".

 

In queste stesse settimane, però, proprio sulle politiche comunitarie, Di Maio appare molto più cauto.

"Appunto. Ci hanno detto di voler fare la rivoluzione. E noi quella vogliamo fare: ma perché la si possa realizzare, questa rivoluzione, non ci si può illudere di fare i moderati. Non è per questo che gli elettori leghisti ci hanno votato".

  

E dunque?

"E dunque meglio essere chiari sin dall'inizio. Se vogliamo far partire un governo, diciamo con chiarezza come vogliamo agire su alcuni temi chiave. Sennò lasciamo perdere direttamente".

  

La divergenza è anche sulle grandi opere?

"Certo. Loro lì hanno un approccio ideologico. Ma io non voglio fare un governo a tutti i costi, e poi dovere andare dai miei elettori veneti a dire che la Pedemontana che attendono da vent'anni non la si fa perché siamo diventati tutti ecologisti. Ci inseguirebbero coi forconi".

  

A proposito del vostro popolo: sabato e domenica avete convocato i gazebo. Volete che siano i vostri elettori a fornirvi l'assist per far saltare l'accordo?

"No. Ci sembra solo giusto coinvolgerli in questo momento così importante. Dopodiché, è chiaro che tra oggi e domani dobbiamo maturare una decisione, spiegare ai nostri elettori qual è lo stato attuale della trattativa. Dobbiamo essere chiari nel chiedere ai nostri su cosa votare".

  

Ma le votazioni sono aperte a tutti. Non temere l'assalto delle truppe cammellate mandate da chi vuole sabotare l'accordo?

"Ma no. Qualcuno potrà venire con questo intento, ma saranno perlopiù gli elettori leghisti a dire come la pensano".

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    15 Maggio 2018 - 20:08

    Ma quale rivoluzione! Attualmente, i politici, l’informazione, i toni della comunicazione, hanno perso il vero significato delle parole. Tutto si dipana su parole suggestive, si svolge sul piano dell’emotività della suggestione, dell’impatto immediato. Le caratteristiche proprie del linguaggio degli imbonitori. Se non abbiamo altro modo di interfacciarsi con gli elettori, siamo messi male. Vedi gli sviluppi del “contratto alla tedesca” e del “riscriviamo la storia”.

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  • Giovanni Attinà

    15 Maggio 2018 - 17:05

    La confusione continua e non si capisce in che cosa consista la rivoluzione.

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