Il ritorno del Cav. Ecco come Berlusconi può rientrare subito in Parlamento

Redazione

Fosse un film potrebbe intitolarsi “Il ritorno del Cavaliere”. L'ennesimo. Perché Silvio Berlusconi ci ha abituato che nonostante in molti, da anni, provino a scrivere la parola “fine” alla sua storia politica, lui è sempre lì. E così, mentre Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con il suo placet, si accapigliano e si ingegnano per trovare le perfette alchimie in grado di far nascere un governo gialloverde, il leader di Forza Italia potrebbe diventare, ora, ancora più presente. E incomodo. 

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti concesso a Berlusconi la “riabilitazione” cancellando tutti gli effetti della condanna subita nell'agosto 2013 nell'ambito del processo Mediaset. La notizia, anticipata dal Corriere della sera, è stata confermata dall'avvocato dell'ex premier Niccolò Ghedini. Il Foglio aveva spiegato, lo scorso 28 febbraio, quali erano le “buone carte in mano al Cav. per essere riabilitato”. I giudici hanno stabilito che, effettivamente, la richiesta avanzata dai legali di Berlusconi era legittima. E hanno agito di conseguenza.

 

La notizia, ovviamente, ha scatenato l'entusiasmo di Forza Italia. La procura di Milano può comunque decidere di ricorrere in Cassazione. Ma la vera, e più importante novità, è che la decisione è immediatamente esecutiva. Quindi da ora in poi l'ex premier torna ad essere candidabile. La sentenza, infatti, fa decadere anche gli effetti della legge Severino che prevedevano la sua esclusione dalla vita pubblica per almeno 6 anni dalla condanna (quindi non prima del 2019).

 

Che cosa vuol dire questo? Per molti è il segnale che Berlusconi potrebbe mettersi di traverso, impedire la nascita del governo grillinleghista e spingere per tornare prima possibile al voto. In realtà potrebbe non essercene bisogno. Il leader di Forza Italia, infatti, potrebbe già essere eletto (e quindi tornare in Parlamento), nella legislatura che si è appena aperta.  

 

 

La legge elettorale, infatti, prevede una quota di seggi uninominali. Se per qualsiasi motivo uno di questi rimanesse “vacante” la legge prevede che si proceda ad elezioni suppletive. Tradotto: se per caso un candidato eletto nell'uninominale si dimette, si procede ad un nuovo voto. Certo, per dimettersi c'è bisogno che la Camera (o il Senato se lì è stato eletto), accettino le sue dimissioni, ma l'ipotesi è molto più realistica di quanto possa sembrare. 

Insomma, se Silvio Berlusconi volesse, potrebbe già provare a diventare un parlamentare di questa legislatura. Vorrà? Ma soprattutto, Lega e M5s glielo permetteranno?

 

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