Il senso del “governo neutrale” in un sistema istituzionale bloccato

Luciano Capone

Roma. Ci sono precedenti al governo “neutrale” e “di garanzia” che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sta per inaugurare? E visto che al momento non sembra esserci una maggioranza disposta a sostenerlo, sarebbe legittimo un governo che non avesse mai ricevuto un voto di fiducia dal Parlamento? Sull’ultimo quesito non ci sono dubbi: il governo assume le sue funzioni subito dopo la nomina del Capo dello stato (art. 92) e precisamente prestando “giuramento nelle mani del presidente della Repubblica” (art. 93), ma deve entro dieci giorni ottenere la fiducia dalle Camere (art. 94). Se il Parlamento non accorda la fiducia, il governo rimane in carica con poteri ridotti, cioè occupandosi dell’ordinaria amministrazione e di tutto ciò che è indifferibile, esattamente come sta facendo adesso il governo Gentiloni. La situazione è leggermente diversa, nel senso che il governo Gentiloni ha ottenuto la fiducia dal precedente Parlamento mentre il prossimo sarebbe un esecutivo che non ha mai ottenuto una fiducia, ma dal punto di vista giuridico non ci sono differenze sostanziali. Il precedente più vicino di un governo senza fiducia è il Fanfani VI del 1987, che ha una storia rocambolesca e surreale, per certi versi simile alla confusione che regna oggi.

  

Dopo le dimissioni di Bettino Craxi che aveva governato senza aver rispettato il “patto della staffetta” – una formula, insieme al “doppio forno”, evocata in questi giorni – con Ciriaco De Mita, la Dc e il presidente della Repubblica Francesco Cossiga incaricarono Amintore Fanfani di formare un governo che portasse il paese a elezioni anticipate e gestisse la campagna elettorale. La scelta del Quirinale di far nascere un governo che a priori non avrebbe avuto la maggioranza trovò la contrarietà di Craxi che, su suggerimento di Marco Pannella, con un colpo di scena decise di votare la fiducia a Fanfani insieme a radicali e socialdemocratici. La mossa costrinse la Dc, che voleva le elezioni anticipate, a non votare la fiducia al proprio governo preferendo l’astensione. Così chi era contrario al governo Fanfani voto sì, mentre chi l’aveva voluto fece in modo che vincessero i no. Finì che il presidente Cossiga sciolse le Camere e si andò a elezioni anticipate.

 

Il “governo neutrale” di cui si sta facendo promotore Mattarella e il “governo elettorale” Fanfani VI avrebbero in comune solo il fatto essere privi di fiducia parlamentare. Mentre nel 1987 lo scopo della Dc, appoggiato da Cossiga, era esattamente quello di andare alle urne e gestire politicamente la fase pre-elettorale sottraendola al Psi di Craxi, per Mattarella il “governo neutrale” l’obiettivo opposto: evitare di andare alle urne “in piena estate” o “in autunno” o anche oltre (“Laddove si formasse nei prossimi mesi una maggioranza parlamentare, questo governo si dimetterebbe per lasciare campo libero a un governo politico”) ed evitare che a gestire le elezioni ci sia un esecutivo espressione di un partito, un Gentiloni o un Salvini sfiduciato.

  

Questo punto, quello della neutralità, è stato accolto come una innovazione rispetto alla ricca casistica di governi “tecnici”, “del presidente”, “elettorali”, “balneari”, “della non sfiducia” eccetera. In realtà il concetto di governo “neutro” o “neutrale” non è estraneo al costituzionalismo europeo. Il costituzionalista Giovanni Guzzetta dice al Foglio che “un modello simile è presente in Grecia, l’art. 37 della Costituzione dice che in caso di scioglimento del Parlamento il Capo dello stato è tenuto a nominare una figura istituzionale come il presidente della Corte suprema o della Corte dei conti”. Il caso più recente è quello di Vasiliki Thanou-Christofilou, la presidente della Corte suprema diventata nel 2015 premier per un mese dopo le dimissioni di Alexis Tsipras. Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd, va indietro nel tempo e ricorda la Quarta repubblica francese (1946-58): “L’art. 52 diceva che in caso di scioglimento il presidente della Repubblica nomina come presidente del Consiglio il presidente dell’Assemblea nazionale”. “C’è poi – ricorda sempre Ceccanti – il caso del Portogallo del 1979, con il breve governo di Maria de Lourdes Pintasilgo”. La Grecia, la Quarta repubblica francese, il Portogallo post rivoluzionario. A ben guardare i precedenti di “governi neutrali” ci sono, ma nessuno in un sistema politico-istituzionale in buona salute.

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